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Simone Durante

Nasce a S. Agata di Militello (Me) il 21. 09.
1974.
Diplomato al liceo classico, studia fotografia a Milano presso la civica
scuola "Galileo Galilei" dove segue i corsi di Giovanni Chiaramonte,
diplomandosi fotografo nel 1997, con una tesi su Nadar.
Segue poi un corso
di specializzazione in photoshop. Attualmente è iscritto alla facoltà di
"Scienze dei Beni Culturali" con indirizzo teatrale,
presso l'università Statale di Milano.
Vive e lavora tra Milano e Catania dove si occupa di
ritratto (fra i tanti: Morgan e Andy dei Blu Vertigo, Cheryl Porter, Moni
Ovadia, Antonio Presti, Gianfranco de Bosio, Elio Pecora, Giorgio Albertazzi, Lello
Voce), moda (Ermenegildo Zegna, Donna Karan, Etro, Kallistè, ecc),
back stage
per cinema/ teatro/televisione (Zelig, Radio dj, Festival "Arlecchino d'oro"
di Mantova, Comunale di Bologna, Carcano, Teatro
delle Erbe, Cta, ecc), still life, repotage e
fotografia industriale e di architettura.
Nell'aprile
2003 esce il libro "U gioia, Jaloffra e Filuvespri", pubblicato da Mimesis/Millepiani, che
unisce alle sue fotografie i testi del regista e critico Mauro Aprile Zanetti e i disegni del pittore Piero Roccasalvo.
A gennaio 2004 debutta
come videomaker, lavorando al progetto di Fiumara d'Arte "E'
tempo di poesia per Librino", ha inoltre realizzato video per il teatro,
le case discografiche e le sfilate.
Scrive di fotografia, arte, luoghi e viaggi per
alcune riviste. Si dedica anche all'insegnamento della fotografia, con
particolare attenzione all'aspetto creativo, tenendo corsi in varie scuole.
In
teatro ha acquisito competenze come assistente alla direzione di
palcoscenico, alle prove, alla realizzazione delle scenografie, dei
costumi, delle luci. La sua visione rimane sempre strettamente personale e
in continua mutazione, con una sperimentazione costante di tecniche e
stili diversi. Il risultato delle sue ricerche è stato esposto in
mostre personali e collettive.

MOSTRE/EVENTI:
2004
Collettiva "Per-corsi di strade e identità di
luoghi", curata da
Antonio Presti, gruppo LIBRE di Torino e c. s. a. AURO, CATANIA
2003
Le sue immagini illustrano il libro "U gioia Jaloffra e Filuvespri" a
cura del regista Mauro Aprile Za netti, edito da Mimesis/Millepiani
2001
- Personale "Mineral Skin Bodies" presso la galleria Galatea,
Acireale(Ct)
- Personale "Sguardi" curata da Lanfranco Colombo presso la sala
espositiva Giovenzana, Milano
1999
-Personale "Dettagli, dalla mia isola" presso la sala espositiva
comunale di Torre Archirafi, Riposto(Ct)
-Collettiva "Munchen young photographer", realizzata dalla Fritsch
Hein Collins, Amburgo
-Personale "Fluidi" curata da Andea Netti, presso Exè Gallery, Milano
-Personale "Sposa" presso Graphic Point Laboratorio, Milano
-Personale "Fashion portraits" curata dalla galleria Il Tempo
Ritrovato, Milano
-Collettiva "Fabrica sperimentale" presso ippodromo di S. Siro, Milano
-Collettiva "Quattro sull'altalena" da Luciano Inga Pin, presso
l¹omonima galleria, Milano
La pellicola innanzitutto è pelle:
la percezione fotografica di Simone Durante.
(scritta da Mauro Aprile Zanetti, regista e critico)
Ancora corpo. O più precisamente, un'intensa e meravigliosa corporeità
liquida e gassosa. Sembra di essere tornati a certe poetiche percezioni
pellicolari francesi degli anni trenta (Jean Vigo);o a certe
architettoniche atmosfere della grandiosa cinematografia russa (Dziga
Vertov). Tutto si attraversa e si compenetra nello stesso liquido:il
pensiero, il movimento percettivo, il gesto che fissa e afferra, lo
sviluppo, la stampa.
Acqua eraclitea! La filosofia nomade, da una
parte, pensando il movimento e la vita, e dall'altra facendoli, insiste
giustamente, oramai da qualche millennio, sempre e solo su una corda, al
contempo, dolente e magnifica: "Cosa non può un corpo?" Questa la
potenza e l'eleganza che si sprigiona dai costrutti chimici artigianali
delle immagini di Simone Durante. Semplicità. Spinte, forze, intensità, posture, sguardi, architetture
di muscoli e ossa, volti, sorrisi. Tutto all'insegna di una dominante
universale:l'acqua.

Saremmo tentati di vedere la precipua rivelazione
fotografica di Durante, al di là di ogni possibile figurazione, proprio
nell'acqua. L'elemento per antonomasia del flusso. E il passo nella
memoria e nella percezione è un battito di ciglia. Sacrosanto e
dissacrante, Gilles
Deleuze ammoniva, memore straordinario della grande lezione bergsoniana, che
non si da immagine fissa che non sia già movimento. Ecco l'acqua. Non in
quanto tema strettamente figurativo bensì, come elemento fondante stesso
del processo fotografico. Un elemento essenziale che Durante svela, in tutta
la sua macchinica processualità manuale, e non congela ma, che per
contro, riesce a far scorrere, senza soluzione di continuità, dentro una
difficile e complessa dimora:l'istante!
E l'istante che, per sua stessa
ontologia, ci ossessiona, lo si fissa, lo si brama, lo si afferra - raramente
e con estrema goffaggine umana:l'arte! - si forma e si imprime liquidamente nella percezione.
E con uno scatto, tra paura e
desiderio, resta.
Quale ironia della sorte parlare di congelamento
dell'istante con le immagini di Durante!
Le sue immagini continuano a
vibrare nell'acqua, e di un'acqua vestita di luce speciale. I corpi ora
rosseggiano di vitalità, ricordando la stessa lava siciliana di Durante;ora
verdeggiano come foglie, e intanto si consumano con gli elementi che
toccano, marcendo della loro stessa bellezza;ora si eternano, come faraoni
egiziani, nel brillante sonno dell'ocra. Durante ci conduce lontano e in
profondità abissali:il nostro corpo e la nostra pelle. D'altronde, non aveva
forse ragione il raffinatissimo poeta Paul Valery? "Cosa è più profondo
della nostra pelle?" Così, come nelle più belle e misteriose pagine di Lewis Carroll - in profondità oceaniche, sotto la pelle, al di là dello
specchio - Durante dà inizio al suo gioco di luce. I suoi corpi, i suoi
volti, superbi e meravigliosi, si spogliano con i nostri sensi. Corpi
marini. . . danzano, respirano, sorridono, sonnecchiano,
seducono,
viaggiano restando in posa, scorrono in bilico su un pensiero
folleggiante, poi spiccano un volo fuori dal cadrage.
Eternità ed
epifanie: tutto sott'acqua. E l'immagine, con un nobile passo marino, scansa
per sempre il clichè cancerogeno. Allora la pelle lega ogni evento.
E la
pellicola, per Durante, innanzitutto è sempre pelle. Con buona pace dei tecnofili e dei tecnofobi, qui la tecnica, etimologicamente, ritorna
arte;mentre la grande arte se ne infischia sempre e altamente di ogni
forma di schiavitù della tecnica di voga.
A proposito di Simone Durante
(Scritta dal regista Giacomo Faenza).
Simone Durante non è fotografo per caso. Dietro ogni sua foto c'è una
ricerca che è frutto di feroce curiosità e di immensa pietà. La curiosità
fa la differenza fra l'arte e la casualità. tutti possiamo fare qualcosa di
buono con un pennello o una macchina fotografica. E' ripetersi che è
difficile. Ci si ripete solo quando c'è consapevolezza di ciò che stiamo
facendo, quando c'è ricerca e curiosità, appunto.
Della pietà si sa
poco, probabilmente è un sentimento antico, sicuramente è scomodo e pesa
come un macigno. Simone la conosce e la rispolvera senza esitazione ogni
volta che c'è da fare click, come fa il buon giudice prima di emettere la sentenza. Perchè una foto è una condanna, ti immobilizza per sempre,
sono vertigini di eternità che è bene elargire con parsimonia.
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