|
Nunzio Sciavarrello
Nasce
a Bronte il 23 Maggio 1918 da Biagio e Nunzia Petralia.
E’ il quinto di sette figli. Per l'attitudine
manifestata sin da ragazzo (1928) frequenta la scuola comunale di disegno.
In un primo tempo al seguito di un pittore locale, si occupa di
decorazione murale.
Nel 1934 è a Roma per un breve soggiorno, poi, nel 1936
vi si trasferisce, dove si trova impegnato nelle problematiche della
"Scuola romana" e vive i momenti più fecondi.
Di quel periodo sono testimonianze le piccole incisioni
e alcuni dipinti, fra questi alcuni paesaggi. A Roma frequenta la scuola
libera di via Margutta e nel 1939 anche l'Accademia di belle arti dove
conosce Mino Maccari che diviene il suo maestro, e poi Duilio Cambellotti
e Ferruccio Ferrazzi. Fra i suoi compagni di corso Arnoldo Ciarrocchi e
Dario Cecchi.
Scoppiata la guerra, è con i Granatieri sui Balcani.
Nel 1942, rientrato a Roma, riprende il lavoro ed
elabora le incisioni dedicate alla libertà, alle condizioni sociali e alla
condanna della violenza. La sua opera pittorica colpisce per il senso di
commozione per l'interesse umano armonicamente espresso nell'armonia di
una cromatica la cui pennellata si fa sempre più sciolta, rapida e
spontanea, mentre Anna Maria Damigella nel volume Arte Moderna Italiana,
nelle edizioni "Il Pesce d'oro" di Vanni
Scheiwiller,
scrive: "La Figurazione è di lontana
derivazione post - impressionista, in sintonia con la consapevolezza,
patrimonio indiscusso degli artisti della sua generazione, che la pittura
moderna muove dall’impressionismo; il colore ha la sua ascendenza nel
tonalismo della scuola romana; il punto di riferimento nella realtà non è
mai stato messo in discussione e sono appunto i valori tonali e luminosi a
comporre la forma sulla tela, a suggerire spazi e atmosfere. L'esperienza
del reale è prima di tutto sensibile e visiva, poi mentale; l'mmagine
pittorica è riduttiva, oscillando, in un processo non schematico nè
lineare, tra la semplificazione bidimensionale, mediante larghe zone di
colore, e un naturalismo più morbido e misurato, nell'indicazione di una
verità di ambiente e di forma, e nella ricchezza della scala cromatica,
tenue e smorzata o alta e vivace".
Nel 1945 rientrato a Bronte realizza dipinti e
incisioni. E’ di questo periodo Panico sull'Etna. Nel 1948 si
trasferisce a Catania.
Tra le numerose mostre personali ricordiamo:
-"La vetrina " di Chiurazzi,
Roma, 1950 presentata da Mino Maccari e dove oltre allo
stesso Tanino Chiurazzi incontra Libero De Libero, Ugo Moretti, Romeo
Lucchese, Sandro Penna e alcuni attori e registi di teatro.
-Galleria "Vallerini", Pisa, 1955, presentata da
Stefano Bottari.
-Galleria "La Feluca ",
nota per la presenza di personalità del Corpo Diplomatico, Roma, 1959,
presentata da Libero De Libero,
-"Centro Bronzetti",
presentata da Remo Wolf, 1965.
-Galleria "Il Punto",
Palermo, 1966, presentata da Ottavio Morisam.
-Circolo Unione,
presentata da Santo Luigi Agnello. Siracusa, 1970;
-Galleria Cavallotto,
disegni, presentata da Domenico Danzuso e Ermanno Scuderi, Catania, 1971.
-Teatro Greco di Taormina,
1972, nel contesto del festival del cinema, presentata
da Giancarlo Vigorelli.
-"New Gallery",
presentata da Vito Librando, Catania, 1975.
-Palazzo Serbelloni,
Milano, 1976, in una manifestazione di garande sicilianità presentata da
Vito Librando e Giancarlo Vigorelli.
-Galleria Cavallotto, I
dipinti di Sciavarrello, presentati da Santi Bonaccorsi. Catania, 1978.
-Municipio di Pedara,
Dipinti, disegni e opere grafiche, 1979.
-Galleria Arte Club, "Un
chiari stadella Scuola romana", presentato da Giorgio Di Genova, Catania,
1980, che nella monografia edita per questa mostra della medesima galleria
scrive: "Nella pittura di Nunzio Sciavarrello
si avverte sin dal primo contatto una ricerca colta, innervata sulle
esperienze della Scuola Romnana, il cui tonalismo viene talvolta corretto
(soprattutto nei paesaggi) con il pennelleggiare costruttivo della
tradizione cezanniana, oltre che da qualche "omaggio" a Morandi.
Sciavarrello respira l'aria della Roma anni trenta,
quella, per intenderci dei Mafai, Pirandello e Bartolini; e se ciò si
avverte soprattutto nelle incisioni in genere, dove la lezione del suo
maestro Mino Maccari si fa più evidente, nelle puntesecche del ‘43-'44 si
avverte un'adesione ad un clima d'espressionismo tipicaniente romano, di
quella Roma che freme nel chiuso degli studi contro l'oppressione
nazifascista, tanto che certe sue miniaturistiche puntesecche di quel
periodo vibrano dello stesso segno di condanne del Gott mit Uns di Gattuso
e della concitazione grottesca delle Fantasie di Mafai."
-Cripta dei Gesuiti,
L'ambiente, i fiori le colombe, con un profilo di Paolo Giansiracusa,
Siracusa, 1985.
-Ex convento francescano,
Tres-Assonanze", con una nota di Francesco Gallo, Trecastagni, 1992.
-Galleria dell'Accademia di Belle Arti,
Sciavarrello dalla Scuola romana ai nostri giorni,
opere dal 1934 al 1993, con scritti di Paolo Giansiracusa e Piero Guccione,
Catania, 1993.

Ha partecipato tra l'altro alle seguenti mostre.
-XXV e XXVI Biennale di
Venezia.
-VI, VII, VIII, IX Quadriennale d'Arte di Roma,
-Premio Suzzara dal 1950 al 1967
-III e IV Mostra nazionale dell'incisione e del disegno
di Reggio Emilia.
-Premio di pittura
Michetti, Francavilla a Mare 1952 e 1960.
-Mostra d'Oltremare, Napoli, 1952.
-II Biennale di San Paolo
del Brasile, 1953
-Mostra d'arte italiana a Lisbona, Atene, Oporto,
Istanbul, Tel Aviv, 1953. A Colonia, Monaco di Baviera, Boston, 1954.
-Mostra dell'incisione italiana a Tolosa e Stoccolma,
1955.
-Biennale dell'incisione italiana a Venezia, dal 1955
al 1963 e 1967.
-Mostra d'arte italiana a
Lima, 1956.
-Biennale di Lubiana, 1957.
-Mostra della grafica italiana a Nancy,
S.J. Costarica, Guatemala, Panama, San
Salvador, Messico, Cuba, New York, Lima, Santiago del Cile, Bogotà,
Conception, Valparaiso, La Paz, Buenos Aires, Montevideo, Varsavia,
Cracovia, Poznam, Dublino, Bydgoszen, 1959-60.
-Giappone, Guadalajara, 1960.
-Mostra del disegno Fondazione Garzanti, Forlì, 1961,
-Artisti italiani a Nìjmegen, 1965.
-Mostra del XX premio a Suzzara a Scandicci, 1968.
-Biennale dell'incisione, Cittadella, 1969.
-Biennale di Bolzano, 1969;
-La Luna e l'arte, Catania, 1969;
-Mostra internazionale di grafica, Firenze, 1972.
-Nel 1970 consegue il "Premio Verga"; "Cinquanta
artistì italiani" a Torino e "Internazionale dell'arte" a Muggia, Trieste.
-III Mostra Internazionale di grafica 1940-1960 di
Firenze
-"Artisti brontesi di ieri e di oggi", Bronte, 1973.
-A Sulmona consegue il primo premio "Campo di Marte"
per la pittura, seguono mostre personali a Noto e alla Casa Museo di
Palazzolo Acreide.
- Dal 1973 al 1983 fa parte del consiglio di
amministrazione della triennale d'arte di Milano con Remo Brindisi e G.
Fabris presidenti.
-Nel 1974 consegue il "Trofeo città di Lecce ".
-alla New Gallery ha luogo la mostra "Proposta per una
verifica dell'opera di Nunzio Sciavarrello, 1940-1975", Catania, 1975.
-Consegue il "Premio XXIV Casali per la pittura ",
Bronte, 1976.
-Al Centro Culturale Cavallotto presentazione della
monografia di Anna Maria Damigella "Il segno libero di Sciavarrello".
Presenta Vanni Scheiwiller, Sebastiano Addamo e Domenico Danzuso, 1976.
Nel 1985, all'Accademia di belle arti di Catania
presenta un'ampia raccolta d'arte italiana quale donazione personale e
della sua famiglia alla città per costituire il patrimonio iniziale di una
galleria d'arte moderna e contemporanea.
Nel 1990 consegue la "Tavolozza d'argento" di
Tremestieri Etneo.
Nel 1991 promuove l'istituzione di un Museo di scultura
all'aperto nei giardini del Castello di Nelson di Bronte e partecipa alla
mostra "Il disegno-artisti di 25 nazioni" presso l’ICA di Catania.
Nel 1992 espone alla mostra "12 incisori siciliani"
presso la Villa Zito del Banco di Sicilia, Palermo.
Alla IX Mostra internazionale di grafica "Canada-Italia",
ICA, Catania, 1993.
Alla mostra "Il sentimento delle cose - un percorso
della grafica italiana contemporanea" Verolanuova, 1993.
Dopo aver dato vita a Catania all'Istituto d'arte
(1950) e al Liceo artistico (1964), nel 1967 fonda l'Accademia di Belle
Arti della quale è il direttore sino al 1988.
Il 2 ottobre 1958, col notaio Gaetano Musumeci, Mario
Giusti, Turi Ferro, Michele Abruzzo, Umberto Spadaro, Nino Succi, Piero
Corigliano e Pietro Platania è tra i primi fondatori dell'Ente Teatro
Sicilia (poi Teatro Stabile di Catania).
Nel 1975 gli viene conferito il riconoscimento di prima
classe con medaglia d'oro della Presidenza della Repubblica quale
benemerito della cultura e dell'arte.
Ha realizzato scene e costumi per opere teatrali e
balletti programmati al Teatro Massimo Bellini di Catania. fra cui: Il
cavaliere della Rosa di Richard Strauss; Follie Viennesi di Johann
Strauss; Persefone di P Ferro, Cavalleria Rusticana di
Pietro Mascagni.
Nel Volume "Segno e colore nell'arte di Sciavarrello
", di Anna Maria Damigella, in Arte Italiana Moderna n. 106, edizione
"Il Pesce d'oro", dei 1993, a cura di Vanni Scheiwiller è
pubblicata un'ampia antologia critica con scritti di:
Michele Biancale, Santi Bonaccorso, Stefano Bottari,
Bianca Cordaro, Mauro Corradini, Domenico Danzuso, Raffaele De Grada,
Libero De Libero, Giorgio Di Genova, Giuseppe Finocchiaro D' Inessa,
Giuseppe Frazzetto, Francesco Gallo, Paolo Giansiracusa, Vito Librando,
Mino Maccari, Luciano Marziano,Ottavio Morisani, Marcello Passeri, Vanni
Scheiwiller, Ermanno Scuderi, Fiore Torrisi, Antonino Uccello, Remo Wolf.

UN CHIARISTA DELLA
SCUOLA ROMANA
di Giorgio di Genova
Nella pittura di Nunzio Sciavarrello si avverte sin dal
primo contatto una ricerca colta, innervata sulle esperienze della Scuola
Romana, il cui tonalismo viene talvolta corretto (soprattutto nei
paesaggi) con il pennelleggiare costruttivo della tradizione cezanniana,
oltre che da qualche "omaggio" a Morandi. Sciavarrello ha respirato l'aria
della Roma anni trenta, quella. per intenderci dei Mafai, Maccari,
Pirandello e Bartolini; e se ciò si avverte soprattutto nelle incisioni in
generale, dove la lezione del suo maestro Mino Maccari si fa più evidente,
nelle splendide puntesecche del '43 -'44 si avverte un'adesione ad un
clima d'espressionismo tipicamente romano, di quella Roma che fremeva nel
chiuso degli studi contro l'oppressione nazifascista, tanto che certe sue
miniaturistiche puntesecche di quel periodo vibrano dello stesso segno di
condanne del Gott mit Uns di Guttuso e della concitazione grottesca
delle Fantasie di Mafai; ma con soluzioni personali che suonano
come risposte sia a Guttuso, al quale Sciavarrello con Panico sull'Etna
del '46 ha risposto anche sul piano della pittura (lo si confronti con
Fuga dell'Etna che il pittore di Bagheria aveva dipinto nel '38), e
sia a Mafai, per un fare più intimista, più delicatamente lirico, talvolta
tendente al bozzettismo delle scene quasi da
Strapaese.
Giustamente De Grada nel 1976 ha definito alcune
acqueforti del '43 -'44 di Sciavarrello come "incunaboli dell'arte della
Resistenza"; tuttavia va sottolineato che proprio per la sua sensibilità
di uomo mite l'artista di Bronte ha reso lirici anche i drammi di quel
tempo tragico, come in seguito (forse sulla scia di altre lezioni d'epoca)
ha stemperato costruttivamente le accensioni cromatiche della Scuola
Romana, riassorbendole in tonalità chiare e terse che l'hanno fatto
divenire una sorta di chiarista nell'ambito di detta Scuola in opere (e
penso a certi voli di colombe sul fondo di persiane o di cielo, che a mio
avviso sono le cose migliori da lui dipinte), dove è il bianco a esprimere
un amore per la luce mattinale, pulita, quasi pia.
Come nelle incisioni, anche nei dipinti Sciavarrello,
che è artista più di affetti che di effetti, dà il meglio di sé nel
racconto dell'attimo fuggente. E in questi casi, a mio avviso, che quel
quid d'affettuosità nei confronti dell'uomo, della natura e della vita
s'esplica con delicatezza sensibile e convincente, essendo il lirismo una
componente genuina del suo spirito. Infatti, Sciavarrello è più
intenso quando è più liricamente diretto e quando "fantasmizza" l'immagine
abolendo il disegno, cioè crea figure dall'interno della pittura stessa
con le sole pennellate e le variazioni di tono graduali.
Alieno da forti tensioni psicologiche, Sciavarrello,
guarda la realtà e il mondo con occhio da ottimista, che sa rendere
gioiosa e atmosferica anche la concitazione dei movimenti (vedi i dipinti
con le colombe) e saporose le scene più crude, tipo la Fucilazione,
puntasecca del 1944. Le morbidezze, determinate dalle barbe della
puntasecca e il cromatismo delicato, quasi gessoso, delle acquetinte,
sono, infatti, espressioni d'una stessa temperie psicologica, che tende a
ingentilire la vita e la realtà.
Per questo uno dei suoi temi preferiti negli ultimi
anni è quello del circo, che oltre a permettergli certe libertà inventive
e certe briosità di immagine e forma, gli dà la possibilità di costruire
allegorie. Il clown diviene così l'emblema della vita che rappresenta,
giocosamente sorridendo, i propri dolori, i propri sentimenti e le
impossibilità quotidiane. A metà strada tra triste Pierrot e uomo
combattivo, il clown di Sciavarrello è la dichiarazione di una filosofia
personale che parla della vita ben al di là del soggetto rappresentato ,
che proprio per questo si fa dichiarativamente autorappresentazione
simbolica. rendendolo una sorta di gemello immaginario del suo stesso
autore.
Si sa, ogni artista non fa che parlare sempre e
comunque di se stesso. Sciavarrello lo fa con l’affetto che lo
contraddistingue, dicendo anche le insidie del vivere sociale, espresse
nel groviglio di linee, che, come le relazioni interpersonali,
condizionano il personaggio, il cui truccarsi è un aspetto del suo essere
vero. La maschera, infatti, in Sciavarrello, anziché nascondere
l'identità, anziché essere un belletto della ipocrisia, è un momento della
verità esistenziale, di quella verità la quale rende vivo l'uomo, che sa
adeguarsi al principio di realtà e quindi sa sperare e giostrare tra le
infinite difficoltà della vita, come ogni individuo creativo e attivamente
partecipe. E in quanto è l'immagine dell'autore, il clown di Sciavarrello
e uno di noi, che combattiamo ogni giorno le battaglie della vita,
ricominciando dopo ogni sconfitta, per andare avanti, perché vivere
significa appunto andare avanti.
|