La vita 
                                                 Catania, 1801 








 


3 novembre
Il Musicista nasce 
in una casa sita nel Palazzo Gravina-Cruylas,
ancor oggi sede del Museo Belliniano.




1804
La tradizione vuole che il piccolo Musicista abbia preteso ed ottenuto di sostituire il nonno nella direzione di un concerto



1810/15 ca.
A questo periodo risalgono alcune delle composizioni di Musica Sacra.



1818
Il Decurionato catanese concede un’"annua prestazione" di 36 onze affinchè il giovane Bellini continui i suoi studi musicali a Napoli.



Napoli, giugno 1819    









1821
Studente al Conservatorio di S. Sebastiano, Bellini aderisce alla Carboneria e partecipa ai moti anti borbonici del 1820/21




1822
Scrive la
Sinfonia in Mi b M
il cui tema sarà poi ripreso per le Ouvertures di Adelson e Salvini e del Pirata, e la raccolta di Tantum Ergo



1824
L’ascolto della Semiramide di G. Rossini imprime in Bellini i caratteri del primo stile, molto vicino agli schemi del Musicista pesarese. Dando seguito a quest’ispirazione, scrive le prime romanze



1825
Va in scena
Adelson e Salvini, ( ) prima opera lirica completa del Catanese. Si trattava in realtà del saggio finale che coronava gli studi di Conservatorio. L’opera suscitò il plauso di Gaetano Donizetti, che aveva assistito alla rappresentazione. 



1826
Sempre a Napoli, al Teatro San Carlo, si rappresenta
Bianca e Gernando.(

Ancora Gaetano Donizetti descrive così il successo che ottiene l’opera: "l’opera ebbe felicissimo incontro, ed il pubblico in folla accorreva tutte le sere al teatro per udire la seconda produzione di questo giovine allievo del Collegio, e giudicare del suo avvenire."
                

 

 


Milano, aprile 1827 










Bellini giunge a Milano. Subito accolto nei circoli culturali della città, vede nascere il sodalizio con il Poeta e Librettista Felice Romani. Dalla collaborazione tra i due nasce
Il Pirata ( ) melodramma che segna l’inizio del vero e proprio autonomo stile belliniano, caratterizzato dalla semplicità melodica, contrapposta alla complessità della struttura di matrice rossiniana, e dallo sviluppo del recitativo come parte integrante del discorso musicale, e non più come sterile trait d’union.


1828
A Genova si rappresenta

Bianca e Fernando
, () nuova versione della precedente Bianca e Gernando (così intitolata in quanto era stato ritenuto sconveniente associare un nome borbonico di stirpe reale, Fernando, ad un’opera teatrale). Si tratta però di un’opera sostanzialmente nuova, in cui la partitura originaria viene riletta da Bellini alla luce di una maggiore maturità artistica, che tiene conto dell’evoluzione stilistica del Pirata.





1828/29
La Straniera ()riscuote un memorabile successo alla Scala. Si fa sempre più strada l’attenzione per l’ambiente naturale, punto fondamentale di tutta la poetica romantica, e che in Bellini troverà massima espressione nella Sonnambula.



1829
Al Ducale di Parma va in scena
Zaira, () bell’opera che tuttavia si risolve in un clamoroso fiasco, si ritiene, architettato da una parte della cittadinanza in segno di plateale protesta contro quello che era stato interpretato come altezzoso disinteressamento del Compositore catanese, che effettivamente ritardò a lungo la consegna della partitura. L’opera è stata seriamente rivalutata solo in questo secolo.



1830
Dopo un periodo di pausa e di riflessione artistica, Bellini trionfa alla Fenice di Venezia con
I Capuleti e i Montecchi, () opera che segna l’inizio della breve e folgorante stagione dei suoi più grandi capolavori. La partitura evidenzia inoltre l’inizio di una nuova stagione della musica belliniana e della stessa Storia del melodramma romantico in Italia. Anche se l’impianto generale rievoca ancora le tradizionali partizioni dell’opera lirica, si fa sempre più crescente, oltre la continua ricerca della purezza del canto, la cura della parte strumentale. Nello stesso anno, Bellini inizia a scrivere la musica per l’ Ernani, ma il progetto viene abbandonato probabilmente a causa della pericolosità politica del soggetto trattato. Si acuisce la gravità delle condizioni di salute del Compositore, che comincia a risentire pericolosamente dell’enorme mole di lavoro degli ultimi tempi.



1831
Anno straordinariamente prolifico, in cui vedono la luce a distanza di pochi mesi La Sonnambula e Norma. 
La Sonnambula, () rappresentata al Teatro Carcano di Milano nel marzo, è opera connotata da forte simbolismo, pregna dei temi più cari al primo romanticismo (la follia, la natura, la tradizione popolare, mirabilmente rievocata nella barcarola iniziale), il tutto in un atmosfera serena e bucolica, in cui operano e vivono persone semplici. L’aria "ah, non credea mirarti", costituisce una delle più alte vette di cristallina purezza di tutto il lirismo belliniano. 

Norma, () l’opera forse in assoluto più complessa, insieme ai Puritani, della produzione belliniana, esordisce alla Scala la sera del 26 dicembre. Paradossalmente, il capolavoro massimo andò incontro ad un clamoroso insuccesso. A nulla valsero la possente sinfonia, l’eterea "Casta diva", il travolgente finale del primo atto, la commovente introduzione del secondo, i cristallini duetti, il sanguigno coro di guerra, la suprema catarsi del grandioso finale, che suscitò l’omaggio artistico di Wagner (molto è stato scritto sulle profonde analogie tra il finale di Norma ed il finale di Tristan und Isolde): "fiasco!!!fiasco!!!solenne fiasco!!!" ebbe a scriverne Bellini all’amico Francesco Florimo. Si sostenne che in realtà l’insuccesso dell’opera fosse stato pilotato, tramite l’antico costume della "claque", dai circoli culturali milanesi vicini al concittadino rivale Giovanni Pacini, ormai oscurato dall’astro belliniano. Opera troppo precorritrice dei tempi, per essere immediatamente compresa dal pubblico, Norma ottenne il vero grande successo sin dalla seconda rappresentazione, e da lì con le successive trentaquattro repliche che ne decretarono il definitivo trionfo.



1832
Bellini ritorna in patria per una breve visita. Dapprima giunge a Napoli, dove viene ricevuto dalla Regina Madre, Isabella di Spagna, e quindi, il 26 febbraio, approda a Messina; dopo tre giorni di viaggio, finalmente arriva a Catania. Narra un aneddoto che il Compositore, osservando l’Etna in eruzione, ne traesse infausto presagio, tanto da fargli esclamare "Anche tu, o Etna, vuoi darmi l’ultimo addio?". Partirà un mese dopo, e non farà mai più ritorno in vita nella Città natale.



1833
Rientrato a Milano, inizia a lavorare all’ultima opera composta su libretto di Felice Romani,
Beatrice di Tenda, ( che andrà in scena alla Fenice di Venezia il 16 marzo. Il soggetto notevolmente tetro, la grande fretta per la consegna della partitura entro i termini, i dissidi con Romani, che in realtà era la vera causa del ritardo dei lavori, ed infine le aperte accuse da parte del pubblico di aver copiato della parti di Norma, decretarono il totale insuccesso dell’opera. Si chiude la collaborazione con il Librettista.




Parigi              






 

 


1834
Dopo un periodo di permanenza a Londra, Bellini si stabilisce a Parigi, ove immediatamente viene accolto nei più illustri circoli culturali della Capitale. Conosce, tra gli altri, Hugo, Heine, George Sand, Liszt e Chopin, e stringe i rapporti con Gioacchino Rossini. Conosce anche il fuoriuscito conte bolognese Carlo Pepoli, che scriverà per lui il libretto dei Puritani.






A maggio si trasferisce dal Boulevard des Italiens e si stabilisce a Puteaux in casa dell’oscuro Samuel Levys, sedicente banchiere ebreo, e della
di lui convivente. Nel mese di giugno si aggravano improvvisamente le condizioni di salute del Musicista. Lo raggiunge la notizia della morte di Maddalena Fumaroli, suo primo e mai dimenticato amore del periodo di Napoli.





1835
Il 25 gennaio va in scena al Theatre Italien di Parigi
i Puritani, () che realizza l’ennesimo (ma anche l’ultimo) grande trionfo del Catanese. Luigi Filippo, Re di Francia, lo insignisce della Legion d’Onore, e oramai per Lui stanno per schiudersi le porte del Grand-Opèra. Stranamente, come in virtù di un angoscioso presentimento, si fanno sempre più numerose le sue lettere rivolte agli amici più cari affinchè lo raggiungano al più presto a Parigi. Sembra che si moltiplichino anche i segni del destino: in quel periodo si sparge la voce che Bellini sia stato ucciso in duello.



1835, settembre
"Una legiera indisposizione mi ha impedito di venire a Parigi", si legge in una lettera del Musicista, in preda fralaltro alla preoccupazione per le continue contraffazioni della partitura dei Puritani. E’ l’inizio dell’ultima crisi del fulminante male di natura intestinale (forse colera) che in meno di venti giorni lo ucciderà. Annulla tutti gli impegni, diserta la vita di società, è oggetto di uno strano eccesso di cure da parte dei Levys (o Lewis), i quali non permettono a nessuno di avvicinarglisi. Il 23 settembre 1835, abbandonato a sé stesso, alla sola presenza di un giardiniere, in preda all’ultima tremenda convulsione, Vincenzo Bellini si spegne a 34 anni. 
Rimangono molti misteri sulla sua fine, tra cui il dubbio avanzato da Rossini, secondo cui il Catanese sia rimasto vittima di un avvelenamento intenzionale. 
La salma del Cigno, tumulata al Pere-Lachaise, verrà traslata a Catania nel 1876, per essere riposta nel monumentale sepolcro, oggi visibile all’interno del Duomo della Città.