L'arrivo del cinema a Catania
di Franco La Magna

 

Per la prima volta il “Cinematografo”, “strabiliante meraviglia” accompagnata dal “Grafofon”, giunse nella città etnea nel dicembre 1896 per merito dell’imprenditore Giuseppe Lentini, attraverso “il miracoloso apparecchio Edison” (forse confuso con uno di fabbricazione europea) e poi, poco più di un anno dopo, ancora con “il nuovissimo Cinematografo Reale Lumière”. Così Nino Martoglio dalle colonne del suo settimanale “D’Artagnan” annuncia la “straordinaria scoperta”, invitando i catanesi ad accorrere nel gran salone del palazzo comunale e nei locali di via Etnea n. 139 “dopo il palazzo dei Tribunali”, ingresso “appena 50 cent”.



 

“Non c’è che dire! Siamo proprio nel secolo delle più strabilianti meraviglie, anzi si potrebbe dire delle stregonerie addirittura! Da alcuni giorni è visitabile a Catania il Cinematografo, il miracoloso apparecchio di Edison, che, diremmo quasi, ricostituisce la vita e il movimento. Le più grandiose scene, con tutti i movimenti normali e naturali, con la più perfetta illusione, si riproducono a volontà, lasciando lo spettatore incantato e sbalordito. E’ davvero il caso di vedere per credere! Ed è tale interessante e indimenticabile spettacolo che val proprio la pena di vedersi, massime che si tratta di spendere appena 50 cent. Uno di questi apparecchi è nel grand salone del palazzo comunale, ed un altro al numero 139 di via Etnea, dopo il palazzo dei Tribunali. In quest’ultimo locale, anzi, vi è un altro meraviglioso apparecchio Edison, il Grafofon, che riproduce appunto i suoni, cioè musica, canto, parole ecc…col timbro e la forza naturali, e che qualsiasi numero di persone può al tempo stesso ascoltare. Dei due locali parleremo meglio al prossimo numero”.

 

Così in quel lontano 6 dicembre 1896 - nel n. 49 anno V, del domenicale “D’artagnan” settimanale serio-umoristico-illustrato fondata nel 1889 - Nino Martoglio, che ne è anche direttore e proprietario, annuncia ai catanesi, probabilmente per primo, l’arrivo del cinema nella città etnea. A circa un anno dalla prima proiezione pubblica a pagamento parigina, Martoglio s’imbatte in un “miracoloso apparecchio Edison”, sembrando indicare indirettamente il “Vitascope”, ossia la macchina derivata dal “Kinetoscopio continuo” ideato dal geniale multinventore statunitense, uno strumento valido per la sola visione individuale e brevettato nel 1891. Il “Vitascope” - in realtà approntato dai connazionali Thomas Armat e Francis Jenkins e battezzato “Fantascopio”, il cui brevetto viene acquistato dalla “Kinetoscope Company” di Edison nel 1894 - nasce invece per la visione collettiva ed è il primo meccanismo del genere a portare il nome di “Edison”. Del “Kinetoscopio”, del quale secondo gli archivi sarebbero stati costruiti meno di mille esemplari, Thomas Alva Edison (che mostra di credere poco alle possibilità future della nuova invenzione) non si cura neppure di proteggere il brevetto al di fuori degli Stati Uniti, mentre viceversa “il Vitascope entra ufficialmente in funzione il 20 aprile 1896 e punta apertamente a contendere il mercato al cinematografo Lumière sbarcato nel frattempo anche nel territorio americano”.

 

Dunque, come gli agguerritissimi fratelli Lumière in breve approdano in America, con un’organizzazione fatta di operatori che per oltre un anno si diffonde a macchia di leopardo nel mondo intero, parimenti Edison sarebbe potuto giungere in Sicilia. Del resto appare difficile (se non del tutto improbabile) ipotizzare che Martoglio abbia confuso il “Cinematografo” con un dispositivo dal nome misterioso, appunto il “Kinefotografo”, che contestualmente (insieme ad altre iniziative) agisce in Sicilia tra il 1896-97, spesso impropriamente abbinato al nome di Edison, ma in realtà costruito dall’inglese William Robert Paul e presentato a Palermo e Messina, forse con riprese sue o dell’ex socio Birt Acres, “dato che Edison vendeva le pellicole solo ai concessionari che avevano preso in affitto le sue macchine”. Paul a differenza di Edison costruisce le macchine per venderle (anche il celeberrimo Georges Méliès ne acquista una all’inizio del 1896). Facile, dunque, dedurre che la macchina di Paul presente a Palermo e Messina fosse stata acquistata. Tuttavia una circostanza appare abbastanza singolare. Quest’oscuro “Kinefotografo”, uno dei termini pittoreschi con i quali si battezzavano le apparecchiature delle origini, lavora a Palermo dalla metà di settembre 1896 alla fine di novembre dello stesso anno. Lo stesso si sposta poi a Messina dal 12 febbraio al 27 marzo 1897. E’ quantomeno curioso che quest’impresa non sia passata per Catania, una piazza più che appetibile, proprio nel momento in cui Martoglio annuncia il “Cinematografo” e che questo sia rimasto nel capoluogo etneo inequivocabilmente (come vedremo) dai primi giorni di dicembre 1896 all’incirca fino al 10 febbraio 1897, vale a dire proprio nel lasso di tempo lasciato “vuoto” dallo spostamento del “Kinefotografo” da Palermo a Messina. Ma questo “mistero”, su cui torneremo oltre, ha forse una soluzione.

 

Il successo catanese di Giuseppe Lentini


Intanto è ancora il “D’Artagnan” (n. 51, Anno V, 20 dicembre 1896) ad annunciare l’imminente commiato da Catania del “Cinematografo”, data poi rivelatasi inesatta per via del ben più prolungato protrarsi della permanenza, dovuta evidentemente all’inaspettato e crescente successo di pubblico: “Siamo agli ultimi giorni in cui il Cinematografo, questa interessante e straordinaria meraviglia del nostro secolo, rimarrà esposta al pubblico. Chiunque non ha visto i miracolosi risultati di questo incantevole apparecchio, non può farsene neanche una lontana idea. Per esso si assiste come dal vero alle più grandiose e movimentate scene, e le figure riprodotte sembrano, sono vive. Anche davanti alla realtà sembra si sia preda ad un magico sogno.

Incantevole è la danza serpentina, in cui una deliziosissima ballerina fa volteggiare in mille contorcimenti la sua ampia tunica, che prende più vivi e magnifici riflessi. Stupendo è il passaggio di due grandi piroscafi, né da meno la piazza dell’Opéra di Parigi o parecchi altri quadri che, meglio, si possono chiamare lembi di vita strappati all’universo e riprodotti a piacere! E’ incredibile! E nessuno vorrà perdere così magnifica occasione di ammirare la meravigliosa e straordinaria scoperta. Nello stesso locale, cioè in via Etnea, N. 139, è pure il Grafofon, altra grande scoperta di Edison, apparecchio che riproduce al naturale i suoni, così che si assiste a veri concerti. Se i nostri lettori andranno a vedere il miracoloso spettacolo ci saran veramente grati del consiglio”.

 

A quanto risulta, il partecipato appello di Martoglio (ovviamente aggiunto allo sbalordimento del sempre più attonito pubblico etneo) coglie nel segno, se una settimana dopo sempre dalle colonne del suo settimanale (“D’Artagnan”, n. 52, Anno V, 27 dicembre 1896) lo stesso incalza e incita i concittadini ad accorrere: “ Chi non è ancora andato a vedere quella straordinaria meraviglia che è il Cinematografo, di cui abbiamo un modello in via Etnea N. 139, si affretti ad andare, se non vuole avere dei rimorsi. Certi impressionanti spettacoli, che quasi condensano l’eccezionalità del nostro secolo, bisogna vederli anche per formarci un concetto dei favolosi progressi della scienza. Ricordiamo che nello stesso locale trovasi quell’altra meraviglia che è il Grafofon. E’ proprio lo straordinario!”.

 

L’esibito entusiasmo dello scrittore di Belpasso per il cinema ne conferma l’immediata attenzione e la fatale attrazione, provata fin dalle prime tremolanti apparizioni. Da lì a pochi anni, come è noto, Martoglio (padre del teatro siciliano e creatore di compagnie teatrali) fonda a Catania una casa di produzione cinematografica, la “Morgana Films”, con la quale però non riesce a girare un solo metro di pellicola. Infaticabile e per nulla scoraggiato dai locali insuccessi, il versatile “moschettiere” trasferitosi definitivamente a Roma dopo il matrimonio con Elvira Schiavazzi (1905) e “… fondata nella capitale una nuova Morgana Films, coraggiosamente dà vita ad una produzione di matrice naturalistica e verista rispondendo ad una naturale vocazione culturale e…a più immediati bisogni di ordine materiale, programmando più modesti budget di spesa”.

 L’importanza che Martoglio, morto prematuramente precipitando nella tromba dell’ascensore del costruendo ospedale Vittorio Emanuele (1920), ha da tempo assunto per il cinema italiano, nonostante le delusioni e le amarezze ricavate da queste esperienze, è unanimemente acclarata e lo scrittore etneo è ormai considerato con i film da lui diretti (in particolare con il mitico Sperduti nel buio, 1914) l’antesignano del realismo cinematografico e perfino del montaggio parallelo.

 

Ma torniamo a quella lontana fine d’anno del 1896, quando anche nel capoluogo siciliano, al pari di Catania, sopraggiunge un analogo “Cinematografo”, non un “Kinefotografo” (già peraltro da poco smontato). Il programma presenta qualche coincidenza con il precedente e coincidenze si verificano (come vedremo) anche con le proiezioni già in corso a Catania, tra cui un Arrivo dell’imperatore di Russia a Parigi e la Danza serpentina, quest’ultima tra le brevi e brevissime proiezioni una delle più “audaci” ed apprezzate.

Ora mentre ragionevoli dubbi permangono sul tipo di proiettore utilizzato per questi ultimi spettacoli del “Cinematografo” a Palermo, Catania, Messina e forse altri importanti centri isolani, nessun dubbio grava sull’impresa per così dire appaltatrice di questo cinema delle origini. A Catania con certezza l’impresa è quella di tale sig. Giuseppe Lentini (come rivela ancora Martoglio, segnalandolo sul “D’Artagnan” del 13 febbraio 1898), un siciliano (?) di cui si posseggono solo notizie frammentarie che, verosimilmente proprietario o concessionario-operatore di più proiettori, potrebbe aver agito contestualmente (tra dicembre 1896 e marzo 1897 e forse con proiettori di diversa fabbricazione) sia nel capoluogo isolano che in quello etneo e quindi nella città peloritana, come tra breve vedremo in particolare.


 

Il “Cinematografo” a Palermo, Catania e Messina


Qualsiasi proiettore (o proiettori) abbia usato, l’imprenditore Giuseppe Lentini ottiene con il suo “Cinematografo” un successo clamoroso (come, peraltro, sta accadendo a Palermo dove gli spettacoli iniziano soltanto l’1 gennaio 1897 e vanno avanti fino al 12 marzo), sicché la “ditta” decide di restare a Catania addirittura fino a febbraio 1897, mentre Martoglio, “lusingato” ed estasiato, puntualmente continua a darne contezza, tampinandone amorevolmente la presenza: “La fama di quella mirabile e miracolosa invenzione che è il Cinematografo si è andata sempre più allargando, e sebbene questa fantastica meraviglia sia ormai esposta da alcune settimane al nostro pubblico - via Etnea, 139, dopo il palazzo dei Tribunali - pure il locale è sempre affollatissimo, la qual cosa è anche una lusinghiera espressione della cultura catanese. E moltissimi son coloro che ritornano più volte ad ammirare il sorprendente e meraviglioso spettacolo, massime che mancano sempre i movimentati quadri. In quest’ultima serie vi è il passaggio di uno squadrone di cavalleria francese che proprio lascia sbalorditi del come si possa giungere a riprodurre così meravigliosamente il moto e la vita. Il Grafofono, che, come i lettori sanno, si ammira nello stesso locale, non è lieve attrattiva. Edison è proprio il gran mago del nostro secolo!” (“D’Artagnan”, Anno VI, n. 54, 10 gennaio 1897).

 

Sempre più rapito ed ammaliato ma privo, anche se comprensibilmente, di qualsiasi osservazione critica (laddove a Palermo la quasi contestuale presenza del “Kinefotografo” consente già un primo raffronto), il “belpassese”, insiste con Edison ed ora scosso dalla visione di “mostruosi topi”, riprende la notizia nel numero successivo del settimanale, con la “giustificata” foga di sempre : “Ormai si può dire con piena coscienza che il Cinematografo - via Etnea, dopo i Tribunali, N. 139 - continua a furoreggiare, sempre affollato e ammirato. E’ proprio il più mirabile, il più straordinario spettacolo fin de siècle! Altre scene sono giunte, e sempre nuove ne arrivano. Notevole, nella serie presente, l’arrivo dell’imperatore di Russia a Parigi, con lo svolgimento di gran parte del corteo, e una comicissima scena di un povero diavolo perseguitato, nel letto, da mostruosi topi, con i quali impegna una vera formidabile battaglia, usando tutti i possibili mezzi di difesa e di offesa! Viviamo in pieno miracolo!” (“D’Artagnan”, Anno VI, n. 2, 17 gennaio 1897).

 

Di fronte a tale meraviglia il salace e sapido Martoglio non perde occasione per far manifestare anche ai suoi amati “civitoti” tutto il colorito sbigottimento della Catania popolare per la nuova invenzione, pubblicando ancora sul “D’Artagnan” (Anno VI, n. 4, 24 gennaio 1897) il breve e divertente dialogo, in vernacolo strettissimo, “Li civitoti a lu Cinematografu”, in cui i folcloristici personaggi inventati dallo scrittore etneo (“Mara ‘a schucchiusa”, “Sara ‘a vucitara”, “Don Cocimu Binanti”, “Messer Rapa”) schiamazzano in sala esterrefatti: Allura arti abbolica c’è!

Il penultimo breve annuncio, ad un anno esatto dell’arrivo a Catania del più avanzato “Cinematografo Lumière”, il “D’Artagnan” lo diffonde il 7 febbraio 1897: “Sono giunti altri due splendidi quadri a colori, cioè un ballo ed il bagno di una parigina, qualche cosa di veramente bello e meraviglioso. Il Cinematografo sarà visibile ancora per pochissimi giorni”. Quel “pochissimi” autorizza a formulare l’ipotesi che la stessa macchina del Lentini sia stata in fretta trasferita da Catania a Messina, dove un “Cinematografo” s’appronta dal 14 febbraio al 27 marzo 1897, mentre l’impresa del “Kinefotografo” proveniente da Palermo s’era già insediata due giorni prima e vi resterà fino al 16 aprile7, in pratica finché a Palermo non arriva il Lumieré inaugurato il 18 aprile. Dunque sembra possibile, stante così le cose, che l’impresa del “Kinefotografo” abbia rinunciato al passaggio su Catania (scegliendo magari un centro minore) paventando la temibile concorrenza del “Cinematografo”, che invece smontato a Catania dal Lentini (forte del “perfezionamento dei nuovi apparecchi”9) si sia recato a Messina, dopo un fulmineo passaggio da Acireale, proprio nell’intento di concorrere con il più antiquato “Kinefotografo”.

 

Se le cose sono andate così, il rebus sarebbe risolto: le macchine possedute dall’impresa ambulante Lentini, presumibilmente presente simultaneamente a Palermo e Catania (siamo ancora lontani dall’esercizio stabile), sarebbero state almeno due. Inoltre, sempre se l’ipotesi è valida (impossibile enunciare certezze per la scarsa quantità di fonti), questo spiegherebbe un ulteriore rentrée a Catania del Lentini e del suo “Cinematografo”, dove il successo avrebbe giustificato forse un periodo di maggiore permanenza, com’era già accaduto a Palermo. Ancora il 23 maggio 1897 si legge infatti: “Il Cinematografo questo meraviglioso strumento, questo magico prodotto della scienza e della meccanica, che tanto successo ottenne da noi quando fu presentato la prima volta, venne nuovamente impiantato, e nell’istesso locale, al N. 139 di via Etnea, sotto il palazzo dei Tribunali. Anzi le riproduzioni sono ora più grandi e belle. E’ uno degli spettacoli più straordinari di questa fantastica fine secolo, e non a torto il pubblico accorre in folla. Una vera stregoneria!” (“D’Artagnan”, Anno VI, n. 22, 23 maggio 1897). E’ questa l’ultima volta in cui il “Cinematografo” lavora a Catania: a Palermo, infatti, proprio in quei giorni ha fatto ingresso il “Lumiére” che, forte d’una indubbia superiorità tecnica, in breve riesce a sbaragliare tutti gli altri rivali.

 

L’annuncio del “D’Artagnan” è preceduto, stavolta tempestivamente, da quello del “Corriere di Catania” dell’8 maggio 1897: “Cinematografo.Grandezza naturale - appar. perfezionato programma attraentissimo. Sabato 8 maggio, alle ore 19, prima rappresentazione via Stesicoro n. 139”. L’ingresso costa gli abituali 50 cent, ridotto per ragazzi e militari a 25. Evidentemente errando, il “Corriere” dà una indicazione toponomastica diversa rispetto al “D’Artagnan”: via Stesicoro invece di Stesicorea, prolungandone inoltre anche l’estensione (la via Stesicorea, chiamata anche “Strada Atenea-Stesicorea”, oggi via Etnea, aveva fine più a sud; quindi proseguendo verso nord prendeva il nome di via Etnea).

 

Catania, prodiga di attenzioni per questa “meraviglia”, è la città nella quale dopo non molti anni, durante il triennio 1914-16, agiscono contemporaneamente ben quattro case di produzione locali con ambizioni nazionali, massime l’Etna Film del “magnate dello zolfo” Alfredo Alonzo, economicamente la più dotata, che dopo aver costruito a Cibali imponenti studi cinematografici, tutt’ora esistenti sebbene adibiti ad altre destinazioni, dà la stura ad una intensa e fervida attività chiamando a raccolta registi e attori di fama nazionale.



E finalmente ecco il “Lumière”

 

“Il signor Giuseppe Lentini, quello stesso che ha esposto in Catania, con quanto successo tutti ricordiamo il Cinematografo, è tornato fra noi e questa sera stessa, in una grandiosa sala, elegantemente addobbata accanto la Fiera-festival, darà principio ai suoi spettacoli, con un nuovissimo Cinematografo Reale Lumière, l’ultimo perfezionato cinematografo che è quello stesso che fu richiesto a Monza dalle L.L. M.M. il Re e la Regina.

Questa volta grande novità: il signor Lentini si propone di dare dei soggetti catanesi, appositamente scelti.

E’ inutile avvertire che, con questo nuovissimo sistema Lumière, il cinematografo non subisce quel tremolio che stancava la vista, ed i quadri - noi li abbiamo già ammirati - si presentano d’una chiarezza addirittura sorprendente. Tutti, dunque, alla Sala del bravo Lentini, ad ammirare gli effetti brillanti di quest’ultimo grandioso ritrovato della scienza”.

 

Questo l'annuncio che Nino Martoglio dà dalle colonne del suo “D’Artagnan” il 13 febbraio 1898 ai lettori del suo settimanale, in tal modo individuando con millimetrica precisione temporale non soltanto l’arrivo a Catania dell’ormai lanciatissimo “Cinématografhe Lumière”, ma anche il nome del primo “cinematografista” del Lumière. Gli “effetti brillanti” e la “chiarezza addirittura sorprendente” non lasciano dubbi sulla migliore qualità del “Lumière”. Con alle spalle la prima e storica proiezione pubblica - avvenuta oltre due anni addietro, il 28 dicembre 1895 (data ufficiale della nascita del cinema), nel “Salon Indien” del “Gran Café”, al n. 14 del Boulevard des Capucines a Parigi, alla presenza d’uno sparuto gruppo di 33 curiosi accorsi al richiamo del programma in 12 tableaux “d’une durée de 10 a 15 minutes” - i Lumière sono passati a spron battuto (dopo i dubbi iniziali sulla possibilità dello sfruttamento commerciale) alla conquista del mercato mondiale.

 

Superate brillantemente le maggiori difficoltà tecniche dovute al movimento dell’otturatore e al trascinamento delle pellicola (quindi rendendo più chiare e più stabili le immagini) ma anche unendo nello stesso apparecchio le due funzioni di ripresa e proiezione, oltre a modificare la velocità di scorrimento (15/16 fotogrammi al secondo), i due fratelli di Lione ormai pienamente consapevoli della superiorità tecnica del loro “cinématographe”, affinano e razionalizzano più volte la struttura dell’organizzazione. Equipes appositamente addestrate vengono dapprincipio sguinzagliate nell’intera Francia e poi, via via, nel resto dell’Europa e del mondo.

 

Nei primi mesi del 1897 le concessioni arrivano in Italia dove “probabilmente sono Calcina e Filippi a organizzare una prima dimostrazione per i sovrani alla Villa Reale di Monza il 10 settembre, seguita poi da un’altra il 19 novembre…”. Ecco perché Martoglio rende “Reale” il “Cinematografo Lumière”. E tuttavia di fronte all’endemica diffusione mondiale di film e proiettori e all’incontrollabile ingresso nel mercato della concorrenza, ben presto i Lumière sono costretti a smantellare frettolosamente la capillare organizzazione creata in pochi mesi, finché nel maggio 1897 la vendita degli apparecchi viene liberalizzata.

 

Ma come mai, ipotizzando cum grano salis che anche il “Lumière” di Palermo sia appartenuto a Giuseppe Lentini, tra le proiezioni nel capoluogo siciliano, avvenute dal 18 aprile al giugno 1897 e quelle catanesi iniziate soltanto il 13 febbraio dell’anno successivo trascorrono circa sei mesi? Lo iato temporale è spiegabile con i molteplici e frenetici impegni già assunti, per cui rientrata a Napoli la macchina vi sarebbe rimasta per mesi, per passare (forse) successivamente in altra città e quindi approdare finalmente a Catania. Ciò attesterebbe la presenza di Lentini anche a Napoli. A margine un’altra notizia su uno strano apparecchio il “Kalloscop” tedesco, “un caleidoscopio automatico, nel quale si ammirano stupende vedute…” che si può apprezzare al prezzo di un soldo in via Stesicorea, palazzo Spitaleri (dove sorge l’attuale “Rinascente”), riporta “come gradito passatempo” il “D’Artagnan” del 28 luglio 1898.

 

Per chiudere questa sciarada sulle origini del cinema a Catania - dovuta all’estrema scarsità, frammentarietà e (a volte) inesattezza delle fonti, che in passato ha indotto in errori e inesattezze ricerche locali - si può ritenere assai probabile che la “ditta” ambulante Giuseppe Lentini, vero e proprio pioniere italiano dell’imprenditoria cinematografica, colui dunque che per primo impianta a Catania il “miracoloso apparecchio” e quindi il “Lumière”, abbia dapprincipio agito o come concessionario-affittuario-operatore per Edison o come proprietario di altra macchina “Cinematografo” europea, in diverse località isolane (Palermo, Catania, Messina ed altre città). Infine, che proprio a seguito della liberalizzazione, acquistato uno o più apparecchi “Lumière” e ormai lanciato in una cospicua attività imprenditoriale, egli quasi certamente seguiti negli anni successivi (fino all’affermazione dell’esercizio stabile) ad installare la sua “vela incantata” in città, paesi e sobborghi d’Italia, è una eventualità del tutto consequenziale agli eventi appena esposti. Con un uso più o meno prolungato del “Cinématografhe Lumière” che, in Italia soprattutto, continua a resistere anche dopo l’introduzione di più raffinate tecniche di ripresa e di proiezione, Giuseppe Lentini resta in ogni caso uno dei precursori dell’imprenditoria cinematografica delle origini, che molto ha contribuito alla fulminante e irresistibile diffusione del cinema.