Un libro di Aldo Bernardini sulle case cinematografiche del muto
di Franco La Magna


Un lungo e tormentato iter editoriale nel quale, in qualità di finanziatore, è stato coinvolto il mecenate svizzero Reto Kromer, prestatosi generosamente a realizzare l’operazione (sintomo inequivocabile dello stato comatoso della cultura in Italia e del sommo grado d'indifferenza raggiunto dal potere politico) conclusasi finalmente con la pubblicazione di un primo volume.

Con la collaborazione del Museo del Cinema di Torino e della Cineteca di Bologna, “mallevadori” dell'operazione insieme ad un “coraggioso editore torinese”, ha visto finalmente la luce nei mesi scorsi l'ultima, monumentale, fatica di Aldo Bernardini: “Cinema muto italiano. Le imprese di produzione. Il Centro-Sud” (Edizioni Kaplan, Torino, 2012, pp. 350, € 25,00). Bernardini, imprescindibile riferimento per lo studio del cinema muto italiano, è stato capo redattore di enciclopedie internazionali (“Schedario Cinematografico” e “Filmlexicon degli Autori e delle Opere”), autore di monografie di attori e registi (Tognazzi, Manfredi, Antonioni, Dreyer, Bergman, Huston), di molti saggi storici monografici (Francesca Bertini, Roberto Roberti, il cinema ambulante, i c.d. film “dal vero” ovvero il documentarismo) e della filmografia sistematica del muto in 21 volumi firmata con Vittorio Martinelli.

 

Organizzatore e direttore dell'Archivio Informatico del Cinema Italiano dell'ANICA, (database che cataloga tutti i film di produzione italiana dal 1905 al 2000), critico, storico e saggista, conosciuto nel mondo intero (ha curato rassegne e mostre in molte città d’ Italia, al Centro Pompidou Parigi, alla Filmoteca Portoguesa di Lisbona, al Museum of Modern Art di New York, alla Filmoteca Argentina di Buenos Aires...), lo studioso veneto chiude idealmente con questa trilogia - altri due volumi dovrebbero presto completare l'opera - “l'ultimo risultato di una ricerca che - ricorda lo stesso autore nelle note introduttive - iniziata nell'ormai lontano 1975, ha portato alla pubblicazione tra il 1980 e il 1982, di tre volumi editi da Laterza sulla nascita e l'evoluzione del cinema italiano nel periodo anteriore alla scoppio della Prima guerra mondiale...” fino agli altri fondamentali lavori, senza i quali il cinema muto italiano si troverebbe, ancor oggi, desolatamente sperduto nel buio.

 

Partendo da Roma e il Lazio, passando quindi per Napoli e la Campania, Firenze e la Toscana, un particolare approfondimento Bernardini dedica alla Sicilia, come è noto una delle regioni più <<cinematografiche>>, soprattutto negli anni ’10 del secolo scorso, nel corso della fase del cosiddetto “policentrismo produttivo” (ossia della produzione sparsa a macchia di leopardo su tutto i territorio nazionale). Oltre all' “Etna Film” di Catania fondata dall’industriale catanese Alfredo Alonzo il 31 dicembre 1913 (la più rilevante e dotata industria cinematografica isolana, durata purtroppo l’espace d’un matin, solo il biennio 1914-15), l’autore si sofferma (sempre con dovizia di riferimenti) sulle altre imprese di produzione isolana: la “Sicula Film”, Raffaello Lucarelli e le Industrie Cinematografiche Siciliane (tutte di Palermo); la “Trinacria Film”, la “Sicula Films”, la “Katana Film” e la “Jonio Film” di Catania e la piccola “Cephaledia Film” di Cefalù, fornendo di tutte un quadro soddisfacentemente completo. In particolare della “Etna Film” se ne ricorda la costituzione, la sede e le strutture a Cibali (un quartiere di Catania), il personale, le caratteristiche della produzione, le vicende e le attività fino all’improvvisa chiusura avvenuta già nei primi mesi del 1916. Altre regioni del Centro-Sud trattate sono l’Abruzzo, l’Umbria, le Marche e la Puglia. Il volume è completato da un’appendice contenente tabelle statistiche e bilanci riferiti alle più importanti imprese italiane, una bibliografia essenziale un indice dei nomi e uno della imprese di produzione (utilissimo alla rapida consultazione). Gli altri due volumi, necessari a completare un’opera unica nel panorama della letteratura cinematografica italiana, dovrebbero (il condizionale è d’obbligo, purtroppo) trovare analogo sbocco editoriale entro il 2014, per quanto paradossalmente e scandalosamente anche stavolta la trafila editoriale appare tutt’altro che lineare e i pubblici poteri appaiono sempre più come lontane finestre del Principe.