Festival dello Stretto: nuovo sguardo sul cinema italiano
 di Franco La Magna



 

  Uno dei pregi maggiori della moltiplicazione dei Festival cinematografici in Italia  è dato, incontrovertibilmente, dalla possibilità di diffusione del “cinema invisibile”, ossia di quella produzione underground, a volte indipendente altre volte realizzata con fondi pubblici, che non riesce (soprattutto per motivi di distribuzione) a trovare adeguato spazio nelle sale, restando quindi pressoché sconosciuta, confinata nel limbo degli addetti ai lavori da dove dopo qualche anno sprofonda nell’oblìo. La nuova legge sul cinema (ma ci chiede cosa succederà adesso, a seguito della crisi) dovrebbe quantomeno porre un argine ad antichi mali e si può (?) sperare che questo accada in tempi ragionevoli.

 

 Il “Festival dello Stretto” di Messina, giunto alla seconda edizione (22-26 gennaio) ha scelto di privilegiare maggiormente, con un vero e proprio concorso lungometraggi, la strada della valorizzazione di questa produzione, aprendo con la sezione “Nuovo sguardo sul cinema italiano” a quei film (spesso di qualità) che la miope politica distributiva nazionale relega tra i prodotti d’essai, destinati “ab origine”, secondo una perversa logica d’emarginazione, ad un mercato di nicchia, perpetuando in tal mondo l’altrettanto scellerata interazione pubblico-prodotto. Opere come Chiamami Salomé di Claudio Sestieri, elegante rivisitazione e reinterpretazione in chiave moderna dell’atto unico di Oscar Wilde o Il punto rosso di Marco Carlucci, coraggiosamente autodistribuito (profetica anticipazione della “rivolta” popolare contro la casta politica, con al centro la figura di un comico-cabarettista) o ancora Nazareno di Varo Venturi (infermiere di giorno, picchiatore di notte, in crisi religiosa), insieme ad Anita di Aurelio Grimaldi (episodi poco noti della leggendaria compagna dio Garibaldi, questo in realtà  circuitato nelle scuole, vero target di riferimento) hanno così potuto trovare ospitalità nelle sale dell’UCI Cinemas di Messina, aggiungendo altre uscite alle poche faticosamente raggiunte. Che poi la Palma del vincitore sia andata al tragico Io, l’altro di Mohsen Melliti, già passato nelle sale e accolto favorevolmente dalla critica, resta semmai un problema in parte della Giuria (presieduta da Florestano Vancini) in parte dell’organizzazione. La prima trovandosi a giudicare su una rosa di titoli dai quali nessuno poteva essere escluso pregiudizialmente, la seconda a fare i conti (forse) con una problema di visibilità del Festival e di “partecipazione” al concorso in termini meramente quantitativi.

 

Sicché l’attore palermitano Giovanni Martorana, protagonista con Raul Bova del film vincitore, ha ritirato nella serata finale un doppio premio: quello della sezione lungometraggi e quello assegnato dagli studenti di Scienze e Tecniche delle arti figurative, della musica e dello spettacolo (facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina). Menzione speciale al film “Nazareno”, regia di Varo Venturi, artista impegnato in campi espressivi diversi, dalle canzoni per Nada alla pittura e al cinema come attore-regista. Per la sezione “CortOscar”, dedicata ai cortometraggi che hanno vinto in altri festival nazionali, il primo premio e il Gran premio è andato ad Immagini di repertorio. Storia di Mircea Spiridon, sul tema delle morti sul lavoro, regia di Sebiano Chillemi; mentre  per la sezione “Cortando” al primo posto si è piazzato il corto Fionda la nana, regia di Alessio Muzi. Per “Ricostruzioni” vince invece Appunti per una ricostruzione del messinese Alessandro Turchi e nell’ “Horror-Fantasy”  L’insediamento di Pino di Mirko De Bernardi ha battuto gli altri partecipanti. Infine per “Corto Scuola” su tutti ha prevalso Corto Rosso (5 minuti nella boccia) del liceo scientifico “E. Boggio Lera” di Catania; menzione speciale ai I treni sulla testa, corto dell’Istituto “Minutoli” di Messina. La giuria dei corti è stata presieduta dal regista siciliano Aurelio Grimaldi. Nella serata finale del Festival, condotta dall’attrice Antonella Salvucci, la prima edizione del Premio “Adolfo Celi” - dedicato all’attore e regista nato a Messina, presenti i figli Alessandra e Leonardo - è stata assegnata all’attrice catanese Tiziana Lodato (lanciata da Tornatore ne “L’uomo delle stelle”), come interprete emergente. Premio alla carriera al regista Damiano Damiani (protagonista del Festival con una retrospettiva), ritirato dal figlio.

 

Presentati anche il corto autobiografico “Benigno”, diretto dall’attore palermitano Francesco Benigno (“Mery per sempre”) e il cortometraggio  “Ballerina” di Rosario Errico, onusto d’un cast ricco di stelle (Giancarlo Giannini, Martina Stella, Lina Sastri, Alessandro Haber, Andrei Konchalovsky, Antonella Ponziani  e il premio Oscar F. Murray Abraham, che ha registrato un saluto per il Festival dello Stretto, proiettato sullo schermo; musica di Nicola Piovani; direttore della fotografia Blasco Giurato. Tra i protagonisti e ospiti della serata finale (buona parte dei qual, premiati) - oltre al cineasta Aurelio Grimaldi (presente con il film “Anita”), all’attore Giovanni Martorana e all’attrice Tiziana Lodato - il messinese Lorenzo Crespi, Antonella Ponziani (attrice de “L’intervista” di Fellini, di “Verso Sud” di Pozzessere e di “Un’altra vita” di Mazzacurati), Blasco Giurato, Rosario Errico, l’attore Angelo Infanti (da “Il Gattopardo” a “Borotalco” e a “La scorta”, premio alla carriera), qui misterioso antagonista del protagonista nel film “Il punto rosso” di Marco Carlucci, altro ospite del festival e regista rivelazione con un’opera prima che sarà presentata a Los Angeles per la rassegna Capri-Hollywood; Gilberto Idonea e il regista Franco Diaferia, attore e regista del film in anteprima “In nome di Maria”; il regista Stefano Calvagna e l’attrice esordiente Brunella De Nardo del film Il peso dell’aria (dedicato al difficile tema dell’usura); i produttori del film “Anita” Solvi Stubing (giornalista, attrice e personaggio del mondo del cinema) e Raffaele Mallucci; il protagonista del film (menzione speciale) “Nazareno”, Nazareno Bomba; il produttore e distributore del cinema di qualità Angelo Stella; il regista Claudio Sestieri, autore di Chiamami Salomé, metafora, di seducente impatto visivo, della veemente e liberatoria avanzata della forza femminile, vista all’insegna dell’insanabile contrasto tra potere maschile e femminile (forza e seduzione) che Sestieri risolve (riscrivendo in particolare la fine del celebre atto unico di Oscar Wilde) a favore di quest’ultimo