Un "Torino Film Festival" di respiro internazionale

di Franco La Magna

Duecentocinquanta (ed oltre) tra lungo, medio e cortometraggi, ma complessivamente ne sono pervenuti ben 3500 (immaginarsi l’immane fatica dei selezionatori). E’ questo il numero d’oro della 27a edizione del Torino Film Festival (Torino 13-22 novembre), l’imponente kermesse cinematografica del capoluogo piemontese considerata ormai una delle più rilevanti (e attese) d’Europa, quest’anno diretta dal calabrese Gianni Amelio, che tra conservazione e rinnovamento, succede a Nanni Moretti al quale – ha dichiarato nel corso delle conferenze stampa di presentazione (Roma e Torino) lo scorso 4 novembre – cercherà “di non essere da meno” anche se, ha aggiunto, di non avere “certo la sua visibilità”. A conferma del crescente successo e dell’ormai solido e prestigioso spazio conquistatosi nel corso dei suoi ventisette anni di vita, il numero dei partecipanti continua visibilmente ad ingrossare di anno in anno, al pari di quello del pubblico e dei giornalisti accreditati, mentre paradossalmente restano fermi o addirittura calano i finanziamenti.


E provando a scomporre questo numero, si scopre che a circa 150 opere ammontano le sole anteprime (tra internazionali ed europee), di cui la metà italiane, mentre con una troika ed un tandem di film il paese dello zio Tom e l’Italia risultano essere i più rappresentati nell’atteso “Concorso Internazionale Lungometraggi”, principale sezione competitiva (€ 25.000 miglior film ed € 10.000 “Gran Premio della Giuria”), riservato ad autori di prima, seconda o terza opera, portatori d’innovative tendenze del cinema indipendente internazionale. Una “vocazione” alla scoperta di nuovi talenti che è sempre stato uno dei punti di forza d’un festival molto poco festivaliero, “premiettaro” e divistico, teso piuttosto a riaffermare la “funzione originaria”, quella di far conoscere un cinema che poco o zero spazio trova nel circuito commerciale.


Solo cinque i giurati chiamati a giudicare le 16 opere in competizione (di cui ben 9 opere prime), tra cui Maya Sansa, mentre tra gli ospiti si attende Francis Ford Coppola con il suo mélo “Tetro”, Mendoza con l’horror “Kinatay”, Francois Ozon con “Le refuge” ed altri. Molti i lungometraggi documentari italiani inediti in concorso (pellicola o video) per la sezione “Italiana.Doc” (€ 10.000 miglior documentario e 5.000 dalla Giuria), anche questo uno dei fiori all’occhiello del Festival torinese che molto ha fatto per far conoscere autori spesso del tutto emarginati sia dalla distribuzione che dai palinsesti televisivi. Altrettanto nutrite le altre sezioni: “Italiana corti”, cortometraggi inediti italiani, anch’essi linguisticamente innovativi (€ 10.000 miglior cortometraggio e 5.000 in pellicola donata dalla Kodak); “Onde”, lo spazio più “rivoluzionario” riservato a corti, cortissimi e lungometraggi di giovani filmmaker impegnati nelle “sperimentazioni più estreme”; “Spazio Torino” (€ 6.500 in servizi), l’affollata area nella quale si cimentano i cineasti nati o residenti in Piemonte, intelligentemente creata per fidelizzare il pubblico locale. Infine “Figli e amanti”, sei registi italiani a cui è affidata la scelta di un film determinante per la loro formazione artistica che, dopo la proiezione, raccontano al pubblico il momento della scoperta.


Un “Premio Cult. Il cinema della realtà” verrà assegnato al miglior documentario internazionale (€ 20.000), poi (con ogni probabilità) messo in onda dal canale “Cult”. “Festa mobile” è invece un “panorama delle opere più innovative e significative dell’anno, inedite in Italia, che per motivi diversi (notorietà dell’autore, presentazione in concorso in uno dei maggiori festival stranieri, mancanza di requisiti tecnici, ecc…) non possono essere ammesse al concorso “Torino 27”. Infine “Rapporto confidenziale” (fiction, documentari, lungometraggi medio e cortometraggi, televisione) che farà il “punto su un fenomeno emergente nel cinema internazionale; “Cinema e Cinemi “, eventi del cinema passato e presente (proiezioni di film di Rivette, Truffaut, Godard, Rohmer, Monicelli, Faccini-Piperno…) e incontri. Due le retrospettive complete: una dedicata a Nagisa Oshima, il regista di Kyoto, autore del celeberrimo film scandalo “Ecco l’impero dei sensi” (1976) e de “La cerimonia” (1971), costretto per una grave malattia al ritiro forzato negli anni settanta; l’altra all’eclettico enfant prodige Nicholas Ray (tra i molti film da lui firmati gl’indimenticabili “I bassifondi di San Francisco”, “Jonny Guitar”, “Gioventù bruciata”, “I re dei re”, “55 giorni a Pechino”) uno degli autori che più ha contribuito alla rinascita del cinema americano nei tormentati anni ’50, caratterizzati dalla fine dello “studio system” e dei generi classici.


In conclusione un Festival di grande respiro per cinefili e pubblico generalista, la cui straripante offerta può anche confondere a meno che, riprendendo le parole del neo direttore artistico Gianni Amelio, non ci si affidi al “rigore delle passione”. Per concludere, tra le altre chicche del ghiotto programma l’edizione integrale (6 ore) di “Underground” di Kusturica (neopremio Gran Premio Speciale del TFF), incontri con Paolo Sorrentino, Mario Monicelli, Francis Ford Coppola (Gran Premio Speciale del TFF), Emir Kusturica, Gianni Zanasi, Marco Bellocchio. Inauguarazione al “Teatro Regio” con “Nowhere boy” di Sam Taylor Wood (13 novembre), 11 le multisale interessate (Cinema “Massimo”, Cinema “Greenwich”, Cinema “Ambrosio”, Cinema “Nazionale”, tutte più o meno dislocate in centro). Due le tavole rotonde: il cinema di Nagisa Oshima e Nicolas Ray. More solito nella sala 1 del cinema “Ambrosio” la premiazione (alle ore 20,00 di sabato 21 novembre) e consegna del Gran Premio Speciale a Kusturica. Infine domenica 22 replica dei film, lungometraggi, documentari e corti vincitori, che consente un riassunto “doc” a chi vuole vedere soltanto i trionfatori.