Leo Gullotta è nato a Catania il 09/01/1946 .La sua carriera sembra ricalcare le tappe dei grandi attori di un tempo i quali sapevano adattarsi con successo a generi e ruoli molto diversi tra di loro.

Questa sua poliedricità lo ha portato ad un successo notevole sia in campo televisivo che in campo cinematografico. Il suo quartiere è il Fortino e in via Calanna l’attore vive la sua prima infanzia. In quei luoghi, racconta, non esisteva nulla tranne l’immaginazione, che lo aiutava notevolmente a farlo sorridere perché una cosa è certa: i quartieri popolari insegnano a convivere, a smitizzare il dramma. Da ragazzino è sta sempre in Piazza Crocifisso Maiorana. 

Divenuto adulto muove i primi passi come attore presso il Teatro Stabile, avendo l’opportunità di apprendere l’arte della recitazione da maestri quali Turi Ferro e Salvo Randone. Dieci anni passati sotto la scuola di questi due grandi maestri incidono profondamente sulla sua carriera recitativa. Passata questa breve ma proficua esperienza, l’attore va via da Catania soprattutto per studiare, vedere, viaggiare, confrontarsi e crescere. Il suo cuore le sue radici sono ben salde in questa città.

Negli anni 80, diventa uno dei protagonisti più popolari del varietà televisivo, un personaggio amato dal pubblico soprattutto per le sue caricature e i suoi travestimenti, come quello della "Signora Leonida", per citarne uno, e per le imitazioni di vari personaggi politici che lo rendono celebre e bene accetto alla platea. Partecipa a trasmissioni come "Sotto le stelle", "Biberon", "Creme caramel", "Bucce di banana".

L’incontro con Nanni Loy, grande regista del cinema Italiano, segna profondamente la sua carriera soprattutto per la futura attività cinematografica. Loy lo dirige affidandogli dei ruoli primari in "Cafe Express" (1979), "Mi manda Picone"(1983) e "Scugnizzi" (1989) e in quest’ultimo l’attore ricopre un ruolo primario drammatico.

Ma è con Giuseppe Tornatore che l’attore ha l’opportunità di dimostrare la sua completezza con il film "Il Camorrista" (1986), affrontando il tema del crimine e dei servizi segreti. Tocca vette di grande poesia in "Nuovo Cinema Paradiso"(1988), dove Tornatore gli fa interpretare un ruolo a lui molto congeniale, date le esperienze teatrali, capace anche di commuovere.

Loy e Tornatore mettono in evidenza le sue doti drammatiche: affronta la parte del cattivo con la "Scorta" di Ricky Tognazzi, nei panni di una talpa

 siciliana che ostacola il corso della giustizia, e poi in "Un uomo per bene" (1999) di M. Zaccaro dove interpreta la parte del pentito Panico, l’uomo che ha avuto tanto peso nella lunga odissea giudiziaria di Enzo Tortora, ruolo affrontato con grande professionalità.

In televisione ha impersonato con successo: "Cuore" dove si è cimentato con successo nel ruolo dell’arcigno Direttore Didattico. 

 

Tra gli altri lavori che ne hanno esaltato le qualità ricordiamo "La Tragedia del Vajont" di Pingitore e la "Cena delle beffe", film scritto da Pingitore, dove Leo Gullotta impersona il ruolo di Benicasa, con Albertazzi nel ruolo di Casanova, in una sorta di Decamerone dove gli ospiti di una villa raccontano a turno vicende vere o inventate. Nell’ultimo lavoro presentato a Catania "Oltremare", l’attore si sofferma sulla vita di ogni giorno, le speranze, il mondo. A cinquantatre anni compiuti non ha limiti mentali. Vede sempre la vita con grande positività, stimolo e disponibilità. Il varietà, dice lui, bisogna saperlo fare, scrivere. L’improvvisazione è una chiave che non esiste proprio. Leo è per lo studio, per la preparazione. Egli ama definirsi un "operaio dello spettacolo", che ha contrastato tenacemente le insidie di un’industria cinematografica per lungo tempo incline a proporlo come comico, che gli ha chiesto di indossare i panni caricaturali tipici del teatro. Per il cinema, Leo invece ha voluto riservare la sua vera natura di attore. E’ un vanto enorme per la città di Catania avere un conterraneo di siffatto spessore artistico.

 

 

Raffaello Brullo

Foto tratte da Akkuaria.com