da "La Repubblica" del 25 marzo 2002
La gioia di Pietro Scalia
unico vincitore italiano

Ha conquistato l'Oscar per il montaggio di "Black Hawk Down"

di SILVIA BIZIO

LOS ANGELES - "Questo è incredibile, è uno dei rari momenti in cui possiamo dividere la luce con registi e star. Viva l'Italia!". Sul palcoscenico del Kodak Theatre Pietro Scalia conclude così il suo discorso di ringraziamento dopo aver ricevuto l'Oscar per il miglior montaggio di "Black Hawk Down". L'unico italiano premiato sfoga poco dopo, in sala stampa, tutta la sua gioia. "Volevo dire che sono onorato di essere italiano e di far parte della storia del cinema italiano e qui a Hollywood. Volevo esprimere il mio orgoglio nazionale, sentendomi allo stesso tempo fortunato di star lavorando qui".

Quanto è stato difficile montare questo film?
"Probabilmente è stato il film più difficile che io abbia mai dovuto fare. E' stato molto, molto difficile e insolito rispetto ai tradizionali film hollywoodiani. Il modo migliore in cui lo posso descrivere è come fare a lotta con un orso polare, prendendolo a pugni. Non mollavo mai, a volte cadevo ma mi rialzavo in piedi. E' stato doloroso, ma allo stesso tempo non gli ho permesso di sconfiggermi. Ho dovuto lottare con quello e non posso crederci. Credo che questo Oscar sia un riconoscimento per la sofferenza che ho dovuto superare".

Ha dovuto combattere con Ridley Scott?

"No. ma gli ho detto, puoi prendere altri venti montatori per fare questo film. Ti ridarebbero tutto il materiale senza toccarlo, non riuscirebbero a metterlo insieme. Ma Ridley, da gentiluomo, veniva da me e mi diceva, qual è il problema? E' bellissimo. Lui non se ne preoccupava affatto. Ma al di là di tutti gli aspetti tecnici, sapere chi sei e dov'è l'azione. Il mio punto era quello di elevare questa storia di guerra, per permettere allo spettatore di sperimentare quali sono le conseguenze della guerra. E uno dei temi del film era che, non importa quanto sei potente, sei sempre vulnerabile. E poi, dopo la tragedia dell'11 settembre, è diventato ancora più evidente".

Davvero non pensava di vincere?
"Amo tutti i film che erano candidati.Io avevo i miei favoriti, Memento e Mouline Rouge, quindi pensavo che uno di quei due sarebbe stato il vincitore. Sono davvero scioccato, non me lo aspettavo. E' incredibile scoprire il potere del montaggio, quello che puoi fare con le immagini e il sonoro e la recitazione. E' una riscrittura finale ed è vero quello che ha detto David Mamet, che alla fine è nella sala di montaggio che si fa un film".

Programmi prossimi?
"Ho passato tre lunghi anni con Ridley Scott, che sta programmando un altro film per l'autunno. Per ora ho intenzione di prendermi una lunga vacanza, passeremo l'estate in Italia".


da "TGCom" del 23/3/2001

L'ITALIANO HA GIA' VINTO UN OSCAR PER JFK DI STONE
PIETRO SCALIA, TECNICO AL SERVIZIO DEL GLADIATORE


Ennio Morricone non è l'unico italiano candidato all'Oscar. Pietro Scalia è infatti in corsa alla mitica statuetta per il montaggio de Il gladiatore di Ridley Scott. "Vado agli Oscar a rappresentare l'Italia". ha detto Scalia. 
Nato a Catania il tecnico vive da molti anni a Los Angeles ma, è rimasto cittadino italiano. "I miei genitori, Mauro e Silvia, vivono a Gallipoli. Sono molto orgogliosi della mia attività". Ha raccontato Scalia. "Ma dicono sempre che lavoro troppo, che dovrei rilassarmi di più. Hanno ragione. Ma non è facile rifiutare certe opportunità. Ho avuto la fortuna di lavorare con bravissimi registi".Scalia è alla terza candidatura all'Oscar. Ha già vinto una statuetta col magistrale montaggio di JFK di Oliver Stone. E' stato poi candidato per Good Will Hunting, Genio Ribelle. Dopo l'Oscar è entrato nell'olimpo dei "maghi dell'editing". Ha lavorato con Bernardo Bertolucci (Il Piccolo Budda, Ballo da sola), Sam Raimi, Gus Van Sant, Ridley Scott (dopo Gladiator ed Hannibal è adesso in Marocco per il montaggio di Black Hawk Down).Scalia ha avuto una parte molto importante nella realizzazione del film di Scott. 

"Con Gladiator abbiamo tentato di riscoprire un genere che sembrava morto da tanti anni, dandogli un linguaggio moderno. All'inizio delle riprese non c'era ancora una sceneggiatura completa. Avevamo solo la battaglia in Germania, il film è stato scritto mentre giravamo", ricorda Scalia. Molti critici hanno paragonato la battaglia al famoso inizio di Salvate il soldato Ryan. "E' un paragone che mi onora" afferma Scalia "Anche Scott sapeva che dopo Ryan il livello di qualità si era alzato. Della battaglia voleva dare non solo le immagini, ma anche il suono, i primi piani, la terra e il fango, calando lo spettatore dentro i combattimenti".