Le eruzioni

L'Eruzione del 1981


 

A partire dal 15 marzo 1981, una crisi sismica (centinaia di terremoti di bassa Magnitudo), interessò l'intero versante settentrionale dell'Etna determinando lo sviluppo di un sistema di fratture eruttive tra i 2625 e i 2526 m. s.l.m. lungo il fianco nord del vulcano. Tali fratture andarono estendendosi verso valle sino a circa 1400 m. s.l.m. nella zona di C.da Ponticelli nelle ore e nei giorni seguenti. Lungo tale rete di fratture si aprirono diverse bocche eruttive caratterizzate da esplosioni particolarmente violente, su cui si impostarono alcuni hornitos, caratterizzati, durante le prime ore, da un'intensa attività di degassazione.
Nei pressi della Grotta del gelo, a quota 2000 m. s.l.m., i fenomeni esplosivi furono così intensi da produrre una notevole coltre di materiale piroclastico che ricoprendo le lave dei dammusi, contribuì ad alterare il quadro meteo-climatico della cavità ipogea. Fontane di lave, esplosioni freatiche e freato-magmatiche nonché emissione di copiosi flussi lavici, diedero inizio nel pomeriggio del 17 marzo 1981 ad un'eruzione laterale veloce che, pur concludendosi soltanto sei giorni dopo, il 23 marzo 1981, avrebbe emesso un volume di lave stimato in 30 milioni di metri cubi di cui oltre il 70% eruttato soltanto nelle prime 24 ore.
Caratterizzata da un elevatissimo tasso di emissione medio (compreso tra i 32 e i 55 mc/sec), verso la sera del 17 marzo la lava emessa dalla parte inferiore delle fratture eruttive a circa 1800 m. s.l.m., tagliò la ferrovia circumetnea (nella notte dello stesso giorno) distante 5 km.; interruppe la strada statale e si diresse verso il letto del fiume Alcàntara distruggendo sul suo cammino numerosi casolari e terreni coltivati. Le lave emesse da quest'eruzione, ricoprirono un'area di oltre 7 Kmq fermandosi a metà strada degli abitati di Randazzo e Montelaguardia, precedentemente evacuato. Il 18 marzo interruppe anche la ferrovia dello Stato.
Le esplosioni continuarono sempre più deboli nella parte inferiore delle fratture eruttive sino alla sera del 23 marzo 1981, quando l'eruzione si concluse. Un evento simile, di maggiore durata, avrebbe sicuramente arrecato notevoli danni al patrimonio storico-monumentale di uno dei più bei paesi dell'Etna.
Probabilmente adesso, alla luce delle notevoli esperienze e conoscenze scientifiche e grazie alla tecnologia e ad un robusto apparato di Protezione Civile, si sarebbero tentati interventi di contenimento e/o di deviazione del flusso lavico anche se, onestà intellettuale vuole che davanti ad eruzioni laterali veloci ad altissimo tasso di emissione medio c'è ben poco da fare.