L'eruzione 1991-93 presenta numeri da record, basti pensare che
durante i 473 giorni di attività eruttivo-effusiva, sono stati
emessi oltre 300 milioni di metri cubi di lave e ricoperti 7,6
Kmq di superficie, con un tasso di emissione medio che durante i
primi giorni superò i 30 mc/sec.
All'alba del 14 dicembre 1991, l'attività stromboliana che da circa
tre mesi caratterizzava il Cratere Centrale giunse al suo culmine; uno
sciame di scosse sismiche annunciò l'apertura di un sistema di fratture
eruttive estese principalmente dalla base orientale del Cratere S.T.
di Sud-Est in direzione SSE e subordinatamente in direzione nord. Da tali
fenditure scaturirono spettacolari fontane di lava alte oltre 300 m. che
ricoprirono di lapilli l'area prossima alla Torre del Filosofo (2900 m.
s.l.m.).
La notte tra il 14 e il 15 dicembre 1991 le fratture iniziarono a
propagarsi attraverso il Belvedere e la Cisternazza sino alla
parete occidentale della Valle del Bove raggiungendo quota 2200 m.
s.l.m. Qui, con una forte attività stromboliana s'impiantarono le bocche
effusive principali dalle quali fuoriuscì un'enorme quantità di lava
che, espandendosi verso Est, raggiunse rapidamente il fondovalle. Nel giro
di 24 ore, la lava attraversò Piano del Trifoglietto e giunse all'altezza
di Poggio Canfareddi.
Giorno 20 dicembre 1991, con un fronte ampio 200 m. ed alto oltre 5
m. la lava arrivò sotto M. Zoccolaro e il 27 iniziò a riversarsi in Val
Calanna con un fronte ampio circa 500 m. che avanzava alla velocità di
alcune decine di metri al giorno.
Per cercare di rallentare l'avanzamento, i tecnici della P.C. progettarono un piano d'intervento che prevedeva l'ostruzione ad alta quota del tubo lavico che alimentava i fronti più avanzati con lava così calda e fluida da sembrare appena spillata dalle viscere della Terra. A tale scopo alcuni grossi blocchi di cemento armato furono trasportati da elicotteri per essere scaraventati all'interno dell'ingrottamento attraverso un'apertura situata a quota 2000 m. s.l.m. sulla parete occidentale della Valle del Bove. I Blocchi di cemento, legati con catene a pali d'acciaio e blocchi lavici, avrebbero ostruito la galleria costringendo la lava a riversarsi all'esterno ove si sarebbe raffreddata senza causare danni. In tal modo il fronte non sarebbe più stato alimentato dal magma.
I primi tentativi ostruirono parzialmente il tunnel, l'esperimento fu
ripetuto con successo tra il 27 ed il 29 maggio, quando con 7
tonnellate di esplosivo si fece saltare un diaframma di roccia
spesso 3 m. causando la fuoriuscita di gran parte del flusso lavico che
si riversò in un canale artificiale. Il resto della lava fu poi
deviato ostruendo completamente il tunnel con 200 mc di blocchi lavici.
L'attività effusiva si trasferì così all'interno del campo di lave del fondovalle, che cominciò non solo ad aumentare di volume ma anche ad espandersi lateralmente a causa del continuo aprirsi ed esaurirsi di bocche effimere da cui scaturivano colate laviche che si sovrapponevano l'una all'altra. Questa situazione continuò sino al 30 marzo 1993, quando anche l'ultima delle bocche effimere si prosciugò.
|