Le eruzioni

L'Eruzione 2001


  12 luglio - 9 agosto

 

 

 

 

 

 

 

 

Appare problematico cercare di inquadrare le complesse e variabili fenomenologie fisico-chimiche che hanno creato le condizioni per la riproposizione di emissione di colate laviche, anche perché siamo ancora lontani da una visione unitaria sulle straordinarie macchine termodinamiche naturali che sono i vulcani e l'Etna in particolare. Tuttavia cercherò di fare una attenta considerazione sugli avvenimenti, consentendo ai lettori di acquisire un'idea più complessa e profonda rispetto a quella radicatasi nell'immaginario collettivo.

Premessa

Dopo l'ultima grande eruzione laterale iniziata il 14 dicembre del 1991 e conclusasi il 31 marzo del 1993, l'Etna è stata in uno stato di "tranquillità" per quasi due anni. La prima segnalazione di una ripresa dell'attività al Cratere Centrale e alla Bocca Nuova si è avuta nel gennaio del 1995; da quel momento ha avuto inizio un'attività ai Crateri sommitali (CSE, CNE, CC e VO) che non ha precedenti negli ultimi duecento anni di storia recente dell'Etna. 

 

Violenti episodi parossistici con lancio di scorie e ceneri vulcaniche accompagnate da fortissimi boati udibili distintamente sino a Catania, emissioni di materiale iuvenile e intensi fenomeni di degassamento, attività stromboliana con trabocchi lavici e fontane di lave, crolli e cedimenti delle pareti interne dei condotti craterici hanno interessato sia il Nord-Est che il Centrale e la Voragine Ovest. Questi ultimi, il 23 dicembre del 1995 e il 22 luglio del 1998, sono stati interessati da due eventi parossistici.

 

A partire dal 4 febbraio 1999 con l'apertura di una grossa frattura alla base sudorientale del cono del Cratere subterminale di Sud-Est, ha avuto inizio un'attività che in nove mesi ha emesso oltre 50 milioni di metri cubi di lave e materiale piroclastico che per quantità non aveva precedenti conosciuti per un'eruzione terminale.

 Il 4 settembre 1999 dalla Voragine Ovest si è avuto un episodio violentemente esplosivo con fontane di lave che hanno raggiunto i 1500 metri di altezza ed ha dato luogo ad un'attività che il 17 ottobre 1999 ha prodotto una copiosa colata lavica di trabocco, ricordata per l'interruzione della pista altomontana della forestale nel versante occidentale.

Dal 26 gennaio al 14 giugno 2000 il cratere subterminale di Sud-Est (CSE) è stato interessato da 63 episodi parossistici che hanno emesso decine di milioni di metri cubi di materiale piroclastico attraverso l'espulsione di dense nubi di ceneri, sabbie e scorie seguite spesso da straordinarie attività di fontanazione di lave. 


Episodi parossistici come quelli occorsi in questi ultimi anni ai crateri sommitali dell'Etna, mi consentono di fare una piccola digressione sulla loro genesi e conseguentemente di meglio inquadrare la complessa fenomenologia che ha dato origine agli eventi determinatisi nel luglio-agosto 2001.

Attività violentemente esplosive si verificano senza preavviso, l'unico elemento di interpretazione è l'aumento della frequenza del tremore. La sismologia si occupa in genere dello studio dei terremoti legati prevalentemente ai meccanismi di fratturazione delle rocce. Nell'area etnea questi si esplicano attraverso l'attività dei principali lineamenti strutturali, che hanno significato sia tettonico che vulcano-tettonico. 

Le strutture tettoniche riflettono fedelmente la distribuzione azimutale delle principali discontinuità regionali che attraversano il basamento etneo, mentre le strutture vulcano-tettoniche, rappresentano la risposta rigida della copertura vulcanica, alle sollecitazioni indotte dal campo di stress regionale. 
In aree sede di vulcanismo attivo, i segnali sismici possono essere generati anche per effetto di processi fluidodinamici che hanno sede all'interno del sistema magmatico fuso, generati in conseguenza della liberazione nell'atmosfera delle fasi volatili originariamente disciolte, allo stato molecolare.

Tali fenomeni si traducono, dal punto di vista meccanico e dinamico, nella produzione di onde elastiche di compressione e di dilatazione (per molti aspetti simili alle onde acustiche) che attraversando il fuso magmatico contenuto nei condotti vulcanici o in intrusioni laterali del vulcano, interagiscono con le pareti solide di questi ultimi e si trasmettono, per rifrazione, nel mezzo circostante (apparato vulcanico), producendo una vibrazione continua di bassa energia del suolo che è nota con il termine di "tremore vulcanico"; nell'area etnea è un segnale sismico piuttosto complesso caratterizzato da basse frequenze (generalmente inferiori ai 6 Hz) e da ampiezze variabili in relazione allo stato di turbolenza dinamica dei gas all'interno dei condotti vulcanici. 

Da quanto detto emerge, pertanto, che lo studio del tremore vulcanico è un utile indicatore sismologico dello stato di agitazione magmatica all'interno delle porzioni sommitali del vulcano e, in tal senso, può essere validamente applicato per la previsione a breve termine di parossismi eruttivi sia di tipo sommitale (eruzioni esplosive ai crateri terminali, attività stromboliana e fontane di lava), che di tipo laterale (infiltrazioni periferiche di dicchi magmatici con produzione di colate laviche lungo i fianchi dell'edificio vulcanico). 


I risultati di prove di laboratorio, o, applicati alla ricerca vulcanologica e sismologica, hanno evidenziato come durante le fasi di quieto degassamento dai crateri sommitali, regime che tipicamente caratterizza l'Etna durante gli stadi più consueti dell'attività persistente, si registra un tremore sismico di bassa intensità determinato dall'azione meccanica delle bolle di gas che si liberano in corrispondenza della sommità della colonna magmatica.

 Per effetto dell'incremento del contenuto energetico delle fasi gassose, si determina all'interno della colonna magmatica la formazione di bolle di gas di grandi dimensioni (noti con il termine inglese di "slug"), il cui diametro tende ad occupare l'intera sezione del condotto vulcanico. 
La liberazione in superficie di questi "slug" genera dei momentanei e successivi incrementi nell'ampiezza del tremore, con conseguente comparsa di fenomeni transienti della durata di qualche secondo. 
In queste condizioni si parla di tremore "intermittente"
Per ulteriore innalzamento dello stato di turbolenza dei gas, il regime fluidodinamico della colonna magmatica è completamente governato dalla presenza, generalizzata lungo tutto l'asse del condotto di "slug" di dimensioni sempre maggiori che, in superficie danno origine ad attività stromboliana di crescente intensità, frequentemente accompagnata dall'emissione di fontane di lava, che possono raggiungere diverse centinaia di metri in altezza, e dal lancio di materiali solidi (bombe vulcaniche)

Se la colonna magmatica si abbassa improvvisamente, provocando l'ostruzione parziale o totale del condotto, la tensione di vapore dei gas può raggiungere valori elevatissimi, tanto da espellere il "tappo" con grande impeto ed il parossismo esplosivo che ne segue può essere estremamente violento. 


Talvolta a causa della violenza delle esplosioni, si determinano delle modificazioni strutturali all'interno del condotto vulcanico interessato alla fenomenologia - in taluni casi sull'Etna si verificano profonde fratture che permettono alle acque freatiche che impregnano le rocce o a quelle dovute allo scioglimento delle nevi di venire in contatto con il magma determinando violente esplosioni per l'improvvisa vaporizzazione delle acque (esplosioni freatiche e freatomagmatiche). 
Dal punto di vista sismico, questo tipo di attività ha riscontro nella registrazione di un tremore "continuo" ma caratterizzato da livelli in ampiezza, e quindi in energia, crescenti.

Foto  Salvo Caffo e Salvo Garbato