Le eruzioni

L'eruzione 2002

Considerazioni sull'eruzione 2002
 
L'Etna sta diventando un vulcano di natura esplosiva? Ecco perché non è così...

 

Richard P. Feynman, premio nobel per la fisica nel 1965, durante una delle tre conferenze tenute nell'aprile del 1963 presso l'università di Washington -nel quadro delle John Danz lectures series-, ebbe tra l'altro a dire: "... la libertà di dubitare é fondamentale nella scienza e, credo in altri campi. C'é voluta una lotta di secoli per conquistarci il diritto al dubbio, all'incertezza... come scienziato sento la responsabilità di proclamare il valore di questa libertà, e di insegnare che il dubbio non deve essere temuto, ma accolto volentieri in quanto possibilità di nuove potenzialità per gli esseri umani... nella scienza, il dubbio é chiaramente un valore... il dubbio non deve incontrare timore, ma dev'essere accolto come una preziosa opportunità...l'unica speranza per un progresso dell'umanità in una direzione che non ci porti in un vicolo cieco -come già tante volte é successo in passato- risiede nell'ammissione dell'ignoranza e dell'incertezza... già é successo che il cammino dell'uomo si sia arrestato perché le sue idee vennero soffocate; l'umanità é rimasta incastrata per lunghi periodi e non possiamo tollerarlo. Spero che le generazioni future vivranno nella libertà: libertà di dubitare, di sviluppare nuove idee, di continuare nell'avventura di scoprire nuovi modi di fare le cose, di risolvere problemi..."

Pur essendo un tenace sostenitore del dubbio, l’anno scorso chiudevo il mio articolo pubblicato nello speciale Eruzione 2001 del bollettino trimestrale dell’Ente Parco dell’Etna n. 4 del settembre-2001 con una certezza: "… Gli eventi determinatisi nel luglio-agosto 2001 pur nella loro eccezionalità devono essere inquadrati nella storia geodinamica dell’Etna. Statisticamente appare probabile la riproposizione di eventi similari che, ritengo potranno presentarsi anche a breve termine…" spiegherò di seguito quali fossero le ragioni che mi inducevano a ritenere altamente probabile la ripresa di un nuovo evento eruttivo-effusivo.

Le complesse e variabili fenomenologie geodinamiche e fisico-chimiche che hanno determinato le condizioni per la riproposizione di eventi simici ed eruttivo-effusivi su entrambi i versanti: settentrionale e meridionale dell’Etna, non possono in alcun modo essere disgiunta da quanto è avvenuto l’anno scorso e negli anni precedenti, con intensa e variabile attività terminale e subterminale, pena l’interpretazione fenomenologica in chiave sensazionalistica, poco rispondente alla realtà geologica dell’Etna.

In questo mio articolo non prenderò in considerazione la successione e la tipologia dei fenomeni eruttivo-esplosivo-effusivi occorsi a partire dall’inizio della crisi sismica iniziata intorno alle ore 22.25 (ora locale) di giovedì 22 ottobre 2002, cercherò solamente di esprimere i miei dubbi e perplessità circa la tesi secondo cui l’Etna starebbe diventando un Vulcano di natura esplosiva.
Pur nella brevità di spazio cercherò di spiegare perché non ritengo che sia occorso o che stia occorrendo nulla di nuovo che l’Etna non abbia già conosciuto nella sua storia eruttiva ciclicamente prodottasi nello spazio e nel tempo.

 

 

L’Etna, ha una lunga e travagliata storia eruttiva come abbiamo potuto apprendere dalla lettura dei testi di Diodoro siculo, Tucidide, Eschilo,… voler estrapolare un singolo, per quanto violento, episodio eruttivo-effusivo, dall’attività complessiva, rappresenta non soltanto un’opera vacua ma anche particolarmente perniciosa. Senza voler andare troppo indietro nei secoli passati, basterà ricordare che con la violenta e tristemente nota eruzione del 1669, l’Etna ha dato inizio ad una nuova attività che perdura ancora oggi. Al fine di evitare fraintendimenti, sarà bene ribadire che quando si parla di Geologia, il tempo acquista una dimensione difficilmente confrontabile con l’idea che noi uomini comuni possediamo; per cui termini come recente o attuale possono nella scala temporale umana rappresentare centinaia di anni!

Il professore, G. Imbo, fu uno dei primi vulcanologi a studiare ed interpretare la natura ciclica dell’eruzioni dell’Etna verificatesi a partire appunto dal 1669 sino al 1928 (eruzione che determinò la distruzione di Mascali). Pur con le debite correzioni, alla luce dell’enorme messe di dati mineralogici, petrografici, sismologici, geologico-strutturali, geomorfologici, vulcanologici, … che sono stati raccolti ed interpretati negli ultimi cinquant’anni di ricerche sull’Etna, possiamo ragionevolmente interpretare gli ultimi eventi occorsi sull’Etna (2001 e 2002), come delle tipiche, seppur "insolite", eruzioni laterali dell’Etna, appartenenti allo stesso ciclo eruttivo iniziato il 12 luglio 2001 e tutt’ora in corso. Inoltre, nonostante la spettacolarità delle eruzioni, non vi sono, a mio avviso, motivi che facciano ritenere queste attività più esplosive di altre avvenute in passato, anche perché, un’attenta lettura dei dati relativi a numerosi cicli eruttivi verificatisi sull’Etna negli ultimi secoli, ci porterebbero addirittura a ritenere che l’Etna ha avuto attività violentemente esplosive molto più frequenti in passato rispetto ai giorni nostri!

 

 

Durante una tipica eruzione laterale, la lava, fuoriesce dalla parte inferiore della frattura eruttiva mentre attività esplosive più o meno violente, danno origine a rilievi di scorie di notevoli dimensioni nella parte superiore della fessura eruttiva, accompagnati spesso dalla formazione di Hornitos allineati lungo la frattura eruttiva. Al susseguirsi delle eruzioni, la lava viene emessa da punti sempre più alti della frattura eruttiva finché questa non viene ostruita per tutta la sua lunghezza. L’andamento ciclico consiste appunto nell’apertura della/e frattura/e eruttiva/e e nella successiva fuoriuscita di lava da punti progressivamente più elevati.
Occasionalmente è possibile osservare delle eccezioni alla regola generale, ovvero il punto di emissione delle colate può trovarsi alla sommità della fessura eruttiva per poi migrare verso il basso. Ma, cosa ancor più importante, l’attività terminale e subterminale che precede solitamente un’eruzione laterale può persistere per molti mesi o anni prima che abbia luogo l’eruzione laterale.
Infine, é bene sottolineare che la chiusura e l’apertura di nuovi cicli eruttivi è generalmente preceduta e/o seguita da crisi sismiche con terremoti di Magnitudo media. Anche in questo caso sono possibili eccezioni alla regola generale, ovvero si sono verificate imponenti eruzioni laterali in assenza di terremoti.

 

 

Normalmente l’intervallo di tempo che intercorre tra un’eruzione che conclude un ciclo e quella che ne inizia uno nuovo, è più lungo dell’intervallo che separa due eruzioni appartenenti allo stesso ciclo. Tra l’eruzione laterale iniziata Il 14 dicembre 1991 e terminata il 31 marzo 1993, che concluse un ciclo eruttivo che durava da molti anni e quella iniziata il 12 luglio 2001 e conclusasi il 9 agosto dello stesso anno, sono intercorsi circa 8 anni, mentre soltanto 14 mesi sono passati tra l’eruzione dell’anno scorso e quella iniziata il 27 ottobre 2002, perché entrambe appartengono allo stesso ciclo eruttivo. Tutta l’enorme serie di eventi (ampiamente trattati nello speciale Eruzione 2001 del bollettino trimestrale dell’Ente Parco dell’Etna n. 4 del settembre-2001), che hanno caratterizzato l’attività persistente di tipo terminale e subterminale dell’Etna a partire dal gennaio 1995 sino agli inizi del 2001, hanno rappresentato gli eventi prodromici dell’inizio di un nuovo ciclo eruttivo iniziato il 12 luglio del 2001.

Adesso, attraverso la descrizione di quanto avvenuto nel 1971 cercherò altresì di spiegare che gli eventi del 2001 e del 2002 non rappresentano una condizione eccezionale per l’Etna bensì la norma con le debite variazioni sul tema.

 

Nel gennaio 1967, ebbe inizio un’attività persistente nel Cratere S.T. di Nordest accompagnata da violente esplosioni che lanciavano brandelli di lava a molte centinaia di metri di altezza. Come nel corso della violenta attività terminale del 1964, anche in questo caso, furono frequenti le colate di lava subterminali alimentate dal Cratere di Nordest. Quest’attività si protrasse sino al 1969 allorquando fu rilevata una colata subterminale che presentava un tasso di emissione medio (rate) eccezionalmente elevato per colate di questo tipo (10-12 mc/sec). Inoltre in un ampio "sfiatatoio" apertosi sul fianco occidentale del cono del Cratere Centrale, venne misurata una temperatura prossima ai 1000 ° C ed una velocità dei gas vulcanici emessi, che superava i 215 Km/h (H. Tazieff, 1969).
Questa serie di eventi sommitali unitamente ad esplosioni ed emissioni di enormi boli di scorie Juvenili, si protrasse sino all’inizio dell’eruzione laterale del 6 aprile 1971, allorquando quattro fratture eruttive radiali subterminali si aprirono alla base meridionale ed orientale del Cratere Centrale. La lava, accompagnata da una violentissima attività esplosiva si riversò da queste fessure e fluì lungo il versante meridionale dell’Etna, distruggendo sul suo cammino, il vecchio Osservatorio Vulcanologico. In breve tempo si aprirono ben sette "bocche" eruttive a quote sempre più basse nel versante orientale allineate alle fratture eruttive del 1928 e in parte all’eruzione del 1950-51. La colata di lava più estesa che derivò dalla frattura più bassa, ad una quota di circa 1800 m. s.l.m. a circa mezzo chilometro dal rift del 1928, ebbe inizio a metà del mese di marzo e rimase attiva sino alla fine dell’eruzione avvenuta a metà giugno 1971.
Il fronte principale di questa eruzione si fermò a ridosso dell’abitato di Fornazzo, i cui abitanti patirono il dramma di una prossima evacuazione del paese. L’attività esplosiva e di degassazione ebbe luogo in un Cratere non esistente in precedenza,  formatosi per collasso della parte orientale del Cratere Centrale; era nato il Cratere S.T. di Sudest. Lo schema seguito fu quello tipico delle eruzioni laterali sebbene l’attività preliminare al Cratere Centrale si fosse protratta per un periodo inconsuetamente lungo (analogamente all’attività terminale e subterminale verificatasi dal gennaio 1995 agli inizi del 2001 e che ha preceduto il nuovo ciclo eruttivo iniziato il 12 luglio 2001 e tutt’ora in corso).

 

In conclusione, nella speranza che da queste immense manifestazioni della Natura, tutti noi si impari qualcosa di positivo che possa tornarci utile in futuro, sarà bene tenere a mente che le regole del "gioco" le stabilisce l’Etna!

 

 

Foto F.Randone, S.Garbato