| Le
eruzioni |
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| 1999 – 2009
dieci anni di eruzioni etnee |
PREMESSA
La prima segnalazione di una ripresa dell'attività, dopo l'ultima grande
eruzione laterale iniziata il 14 dicembre del 1991 e conclusasi il 31
marzo del 1993, è stata al C.C. e alla V.O. nel Gennaio del 1995; da
quel momento ha avuto inizio un'attività ai Crateri sommitali (CSE, CNE,
CC e VO) che non ha precedenti negli ultimi duecento anni di storia
recente dell'Etna. Violenti episodi parossistici con lancio di scorie e
ceneri vulcaniche accompagnate da fortissimi boati udibili distintamente
sino a Catania, emissioni di materiale iuvenile e intensi fenomeni di
degassamento, attività stromboliana con trabocchi lavici e fontane di
lave, crolli e cedimenti delle pareti interne dei condotti craterici
hanno interessato sia il Nord-Est che il Centrale e la Voragine Ovest.
Ai primi di ottobre di quell’anno, una crisi sismica precedeva
l’attività stromboliana al C.C. e al C.N.E. l’8/11/1995 al C.N.E. e
il19/11 e il 26/11/1995, alla V.O. e ancora il 23/12/1995 al C.C.,
violenti episodi parossistici con ricaduta di grandi quantità di
materiale piroclastico a notevole distanza dalle bocche chiudevano
l’anno!
Il 7 giugno 1996 C.N.E., V.O. e C.C. davano vita ad una spettacolare
attività stromboliana che, a partire dal mese di novembre, si sposterà,
prima al C.S.E e poi Il 10 dicembre interesserà anche la V.O. A partire
da Natale del 1997 e sino a dopo l’epifania del 1998, sciami sismici
interesseranno il versante occidentale con oltre 170 scosse di terremoto
con epicentro, Monte Palestra. I rilievi geodedici mostrano i segnali di
notevoli deformazioni; l’Etna si sta “gonfiando”. La mattina del 27
Marzo 1998 il C.N.E., presenta una notevole attività parossistica con
esplosioni che proiettano sabbie e ghiaie a migliaia di metri dalla
“bocca” e fontane di lave che raggiungono i 300 m di altezza rispetto
all’orlo craterico. Ques’attività si concluderà all’1,00 del mattino
successivo. La mattina del 28 Marzo 1998, allinterno del C.N.E. si
poteva osservare uno spettacolare lago di lava. Mercoledì 22 luglio 1998
alle ore 18.00 (L.T.), dal C.C. si alzava una colonna di sabbia
accompagnata da altissime fontane di lava. Il versante sud-orientale,
veniva investito da una “pioggia” di scorie di dimensioni centimetriche
e la città di Catania, veniva ricoperta da una coltre di sabbia
finissima. I due apparati formatisi nei mesi precedenti
all’interno della V.O. del C.C., sono stati disintegrati e adesso al
loro posto è possibile osservare un piccolo laghetto di lava viscosa che
tracimando dall’orlo, dava luogo ad una breve e tozza colata viscosa.
Il 16 agosto 1998 a causa dell’attività parossistica della V.O. e del
C.C., fortissimi boati udibili distintamente in tutta l’area etnea sino
a Catania e Taormina facevano “piovere” sabbia vulcanica sulla città e
sulla fascia ionica. All’interno del C.C., adesso, erano presenti ben 5
bocche attive.
Il 15 settembre 1998 a partire delle ore 02.05, il C.S.E. era
interessato da una violentissima attività stromboliana che durerà 9 ore,
sino alle 11.05. Nei successivi 26 giorni, altri 6 episodi parossistici,
interesseranno il C.S.E. con relativa ricaduta di ejecta nell’area etnea
e che causeranno notevolissimi problemi all’aeroporto di Catania.
A partire dal 4 febbraio 1999 con
l'apertura di una grossa frattura alla base sudorientale dell’apparato
del C.S.E., aveva inizio un'attività che in 9 mesi avrebbe emesso oltre
50 milioni di mc di lave e materiale piroclastico che per quantità non
aveva precedenti conosciuti per un'eruzione terminale. Il 4 settembre
1999 dalla V.O. un episodio violentemente esplosivo con fontane di lave
che raggiunsero i 1500 metri di altezza, diede luogo ad un'attività che
il 17 ottobre 1999 produsse una copiosa colata lavica di trabocco, che
interruppe la pista altomontana forestale nel versante occidentale in
prossimità della Grotta delle Vanette. Dal 26 Gennaio al 14 Giugno del
2000 il C.S.E. è stato interessato da ben 63 episodi parossistici che
hanno emesso decine di milioni di mc di materiale piroclastico
attraverso l'espulsione di dense nubi di sabbie e scorie seguite spesso
da straordinarie attività di fontanazione di lave. Ancora una volta,
l’aeroporto di Catania subiva notevolissimi disagi!
Episodi parossistici come quelli occorsi in quegli anni ai crateri
sommitali, ci consentono di fare una piccola digressione sulla loro
genesi e conseguentemente di meglio inquadrare la complessa
fenomenologia che ha dato origine agli eventi determinatisi a partire
dal luglio-agosto 2001 e sino ai giorni odierni! Attività violentemente
esplosive si verificano senza preavviso, l'unico elemento di
interpretazione è l'aumento della frequenza del tremore. La sismologia
si occupa in genere dello studio dei terremoti legati prevalentemente ai
meccanismi di fratturazione delle rocce. Nell'area etnea questi si
esplicano attraverso l'attività dei principali lineamenti strutturali,
che hanno significato sia tettonico che vulcano-tettonico. Le strutture
tettoniche riflettono fedelmente la distribuzione azimutale delle
principali discontinuità regionali che attraversano il basamento etneo,
mentre le strutture vulcano-tettoniche, rappresentano la risposta rigida
della copertura vulcanica, alle sollecitazioni indotte dal campo di
stress regionale. In aree sede di vulcanismo attivo, i segnali sismici
possono essere generati anche per effetto di processi fluidodinamici che
hanno sede all'interno del sistema magmatico fuso, generati in
conseguenza della liberazione nell'atmosfera delle fasi volatili
originariamente disciolte, allo stato molecolare. Tali fenomeni si
traducono, dal punto di vista meccanico e dinamico, nella produzione di
onde elastiche di compressione e di dilatazione (per molti aspetti
simili alle onde acustiche) che attraversando il fuso magmatico
contenuto nei condotti vulcanici o in intrusioni laterali del vulcano,
interagiscono con le pareti solide di questi ultimi e si trasmettono,
per rifrazione, nel mezzo circostante (apparato vulcanico), producendo
una vibrazione continua di bassa energia del suolo che è nota con il
termine di "tremore vulcanico"; nell'area etnea è un segnale sismico
piuttosto complesso caratterizzato da basse frequenze (generalmente
inferiori ai 6 Hz) e da ampiezze variabili in relazione allo stato di
turbolenza dinamica dei gas all'interno dei condotti vulcanici. Da
quanto detto emerge, pertanto, che lo studio del tremore vulcanico è un
utile indicatore sismologico dello stato di agitazione magmatica
all'interno delle porzioni sommitali del vulcano e, in tal senso, può
essere validamente applicato per la previsione a breve termine di
parossismi eruttivi sia di tipo sommitale (eruzioni esplosive ai crateri
terminali, attività stromboliana e fontane di lava), che di tipo
laterale (infiltrazioni periferiche di dicchi magmatici con produzione
di colate laviche lungo i fianchi dell'edificio vulcanico). I risultati
di prove di laboratorio, o, applicati alla ricerca vulcanologica e
sismologica, hanno evidenziato come durante le fasi di quieto
degassamento dai crateri sommitali, regime che tipicamente caratterizza
l'Etna durante gli stadi più consueti dell'attività persistente, si
registra un tremore sismico di bassa intensità determinato dall'azione
meccanica delle bolle di gas che si liberano in corrispondenza della
sommità della colonna magmatica. Per effetto dell'incremento del
contenuto energetico delle fasi gassose, si determina all'interno della
colonna magmatica la formazione di bolle di gas di grandi dimensioni
(noti con il termine inglese di "slug"), il cui diametro tende ad
occupare l'intera sezione del condotto vulcanico. La liberazione in
superficie di questi "slug" genera dei momentanei e successivi
incrementi nell'ampiezza del tremore, con conseguente comparsa di
fenomeni transienti della durata di qualche secondo. In queste
condizioni si parla di tremore "intermittente". Per ulteriore
innalzamento dello stato di turbolenza dei gas, il regime fluidodinamico
della colonna magmatica è completamente governato dalla presenza,
generalizzata lungo tutto l'asse del condotto di "slug" di dimensioni
sempre maggiori che, in superficie danno origine ad attività
stromboliana di crescente intensità, frequentemente accompagnata
dall'emissione di fontane di lava, che possono raggiungere diverse
centinaia di metri in altezza, e dal lancio di materiali solidi (bombe
vulcaniche). Se la colonna magmatica si abbassa improvvisamente,
provocando l'ostruzione parziale o totale del condotto, la tensione di
vapore dei gas può raggiungere valori elevatissimi, tanto da espellere
il "tappo" con grande impeto ed il parossismo esplosivo che ne segue può
essere estremamente violento. Talvolta a causa della violenza delle
esplosioni, si determinano delle modificazioni strutturali all'interno
del condotto vulcanico interessato alla fenomenologia - in taluni casi
sull'Etna si verificano profonde fratture che permettono alle
acque freatiche che impregnano le rocce o a quelle dovute allo
scioglimento delle nevi di venire in contatto con il magma determinando
violente esplosioni per l'improvvisa vaporizzazione delle acque
(esplosioni freatiche e freatomagmatiche). Dal punto di vista sismico,
questo tipo di attività ha riscontro nella registrazione di un tremore
"continuo" ma caratterizzato da livelli in ampiezza, e quindi in
energia, crescenti. Alle ore 23:45 del 12 luglio 2001 con un'imponente
crisi sismica durante la quale erano stati registrati oltre 2500 eventi
talvolta avvertiti distintamente dalle popolazioni dei comuni
pedemontani e della città di Catania, con intensità variabile compresa
tra M: 1.0 e 3.0 della scala Rickter e con punte pari a 3.9, localizzati
nell’area centrale, occidentale ed orientale del vulcano a profondità
ipocentrali di ~ 1 km aveva inizio l'attività del 2001.
Caratterizzata da:
1) Estesi campi di fratture;
2) Significativi spostamenti dei capisaldi geodetici (12-20 cm);
3) Consistenti aumenti nell'ampiezza delle frequenze del tremore
vulcanico;
4) Intensa attività stromboliana accompagnata da emissioni di sabbie dal
C.S.E., dalla V.O. e dal C.C.;
5) Aumenti significativi delle temperature alle fumarole poste a ~ 2700
m s.l.m nei pressi del "Belvedere" con oltre 45° C in più rispe tto ai
valori del 2000.
La “Bocca meridionale” impostata su
una lunga frattura eruttiva a ~ 2100 m. s.l.m. in località M. Calcarazzi,
inizialmente caratterizzata da fenomeni esplosivi di debole entità (spattering),
evolveva verso attività freato-magmatica e stromboliana con fontane di
lave di oltre 100 m. di altezza e boati udibili a decine di chilometri
di distanza. A partire dalle ore 03.00 del 20/7/2001 la “Bocca” ubicata
sulla parte settentrionale della frattura eruttiva, in località "Pian
del Lago" a ~ 2055 m. s.l.m. emetteva grossi boli carichi di sabbie,
ghiaie
e blocchi di notevole dimensioni. L'interazione del magma con le
falde acquifere presenti in profondità nell'area, producevano violente
esplosioni freatomagmatiche accompagnate da intensi boati avvertiti
distintamente sino a Catania. Nei giorni successivi si avevano delle
colate laviche che si riversavano tanto nell’alta V.d.B. che nel
versante meridionale e dall’imponente cono di scorie che si era formato
attorno alla bocca, si produceva il 31 luglio, un’intensissima attività
esplosiva con formazione di una colonna sostenuta alta ~ 2 Km. Il 9
agosto 2001, in soli 27 giorni, un durissimo colpo era stato assestato
alle strutture turistico-ricettive in prossimità del Rifugio Sapienza
nonchè alla strada provinciale SP 92.
Alle 22.25 (L.T.) del 26/10/2002, le stazioni della rete sismica dell’I.N.G.V.
sezione di Catania, registrano in successione, 25 scosse di terremoto di
M >1.1<2.5 Rickter. Alle ore 03.10 del 27/10/2002, alte fontane di lava
si levano da due bocche apertesi a ~ 2700 m. s.l.m. sul versante
meridionale tra il C.S.E. e la Montagnola mentre sul versante
settentrionale, una fessura eruttiva si apriva tra i 2500 e i 2350 m.
s.l.m. lungo una precedente frattura dell’eruzione del 1809. Una copiosa
emissione di lave, sigillava sotto un’enorme coltre di scorie, l’area di
Piano Provenzana -già segnata da un violento terremoto che aveva raso al
suolo gli alberghi presenti nell’area turistica- mentre profonde
fratture deformavano il manto stradale e i guard-rail, interrompendo la
strada ”mareneve” in prossimità del Clan dei Ragazzi. Quest’eruzione che
si concluderà il 29 gennaio 2003, sarà a lungo ricordata per i
numerosissimi danni inferti alle infrastrutture turistico-ricettive e
alla rete viaria ma anche e soprattutto perché, la pianificazione del
territorio non può prescindere dalla molteplicità delle attiviotà
eruttive dell’Etna!
Alle ore 13.15 (L.T.) del 7/9/2004, nei pressi degli hornitos formatisi
durante l’attività eruttiva del 1999, alla base orientale del C.S.E., a
~ 2930 m. s.l.m., si apriva una frattura eruttiva estesa per ~ 300 metri
ed orientata ~ N. 110÷120° E., su cui si impostavano quattro "bocche"
effusive. Il tasso di emissione medio molto basso e la pendenza del
terreno su cui si era “costruito” il nuovo teatro eruttivo, consentivano
alle lave, di dividersi in due bracci, che in serata si riunivano a
formare un unico ramo sviluppato ~ 800 metri lineari coprendo un
dislivello di ~ 300 metri (le propaggini più avanzate della colata si
fermavano all'interno dell'alta Valle Bove). Ed è all’interno di questa
straordinaria Valle incantata, che si spostava di spostare il
palcoscenico, forse per evitare che qualche spettatore ansioso di vedere
da vicino lo spettacolo, potesse farsi male! Un campo di fratture, si
propagava all’interno della V.d.B. e nei giorni successivi, due “bocche”
la prima nei pressi di Serra Giannicola Piccola (~ 2620 m. s.l.m.), e
l’altra a ~ 2340 m. s.l.m. emettevano dei flussi lavici che
sovrapponendosi, davano luogo a piccole tracimazioni laterali, causate
da parziali ostruzioni, formando piccoli ingrottamenti e in prossimità
dell’area dei dicchi, davano vita ad una cascata di lava che lasciava
ammirati i pochissimi spettatori! Esplosioni freatiche per interazione
lava-acqua si verificano allorquando i “nevai”, protetti dalla coltre di
materiale piroclastico, venivano a contatto con i gas e la lava ad
altissima temperatura. Il 13/9/2004, a ~ 2820 m. s.l.m. si formava un
cratere-pozzo di sfiatamento dal quale si levavano potenti emissioni di
gas vulcanici. L’attività effusiva, aveva termine l’8 marzo del 2005.
Alle ore 23.30 del 14/7/2006, sul fianco orientale del C.S.E. con
l’apertura di una nuova frattura eruttiva (3000-3050 m. s.l.m.) iniziava
un’attività terminale e subterminale, caratterizzata da numerosi episodi
parossistici con lancio di scorie e sabbie anche fini, (che tanti
problemi hanno determinato al trasporto aereo ed alle attività
antropiche), attività stromboliane con lancio di blocchi, bombe ed
attività di fontane di lave ed emissioni di colate laviche dalle diverse
“bocche” ubicate su fratture eruttive che si sono generate nell’area
circostante il C.S.E e la V.O. Nel corso di sei mesi di attività
eruttiva, si è assistito ad un vero e proprio “trattato” di
fenomenologie vulcaniche teminali, subterminali e di fianco. L’Etna,
ancora una volta, dimostrava che l’appellativo di vulcano “laboratorio”
è ampiamente meritato e che il suo studio è condizione imprescindibile
per chi voglia seguire la professione di vulcanologo.
Il 2007 è stato un anno di parossismi e fontane di lava che hanno
lasciato ammirati per la veemenza delle esplosioni e dell’altezza
raggiunta dai brandelli di lave. Già a partire dal mese di Marzo 2007
con picchi l’11 aprile, il 29 aprile, il 7 maggio e ancora il 4
settembre con l’eccezionale colonna di fuoco durata 12 ore consecutive e
infine il 23 novembre con l’epilogo di una serie di eventi esplosivi ed
effusivi degni di un trattato di vulcanologia. Dopo molti mesi di stasi,
il 10 maggio del 2008, una serie di fontane di lava e conseguenti colate
di trabocco si ripresentano sul proscenio del C.S.E., quindi uno sciame
sismico con oltre 230 scosse, anticipò una nuova frattura eruttiva che
si snodava sino ai 2620 m. s.l.m. il 13/5/2008 sul fianco Sud-orientale
del C.S.E. che proseguirono stancamente sino alla fine di giugno per poi
riprendere con grande veemenza a partire dal mese di luglio per arrivare
sino al 5/7/2009, quando i fenomeni vulcanici cessano definitivamente
per poi riprendere, dopo appena tre mesi dal termine di una lunga
attività eruttiva, Il 6/11/2009, con l’apertura di una nuova “bocca”
alla base sudorientale del C.S.E. a ~ 3110 m. s.l.m., caratterizzata nei
primi giorni da imponenti attività stromboliane per poi proseguire
attraverso un’attività di degassazione pulsante sino ai giorni attuali
rendendosi visibile soltanto all’approssimarsi del buio per ragioni
ottiche!
CONCLUSIONI
L’Etna, ha una lunga e travagliata storia eruttiva come abbiamo potuto
apprendere dalla lettura dei testi di Diodoro siculo, Tucidide, Eschilo
e tanti altri, voler estrapolare un singolo, per quanto violento,
episodio eruttivo, dall’attività vulcanica complessiva dell’Etna,
rappresenta non soltanto un’opera vacua ma anche particolarmente
perniciosa. Senza voler andare troppo indietro nei secoli passati,
basterà ricordare che con la violenta e tristemente nota eruzione del
1669, l’Etna ha dato inizio ad un nuovo ciclo eruttivo che si è concluso
con l’eruzione del 1991-93. Al fine di evitare fraintendimenti, sarà
bene ribadire che quando si parla di Geologia, il tempo acquista una
dimensione difficilmente confrontabile con l’idea che noi uomini comuni
possediamo; per cui termini come recente o attuale possono nella scala
temporale umana rappresentare centinaia di anni!
Il professore, G. Imbo, fu uno dei primi vulcanologi a studiare ed
interpretare la natura ciclica dell’eruzioni dell’Etna verificatesi a
partire appunto dal 1669 sino al 1928 (eruzione che determinò la
distruzione di Mascali). Pur con le debite correzioni, alla luce
dell’enorme messe di dati mineralogici, petrografici, sismologici,
geologico-strutturali, geomorfologici, vulcanologici, che sono stati
raccolti ed interpretati negli ultimi ottant’anni di ricerche sull’Etna,
possiamo ragionevolmente interpretare gli eventi occorsi sull’Etna a
partire dal Luglio 2001 e tutt’ora in corso come un nuovo ciclo eruttivo
dell’Etna.
In conclusione, nella speranza che da
queste immense manifestazioni della Natura, tutti noi si impari qualcosa
di positivo che possa tornarci utile in futuro, sarà bene tenere a mente
che le regole del “gioco” le stabilisce l’Etna! Ma cosa vorrà ancora
dirci l’Etna…. forse vuole solamente rivolgerci un invito…<<imparate ad
osservare la Natura con gli occhi ammirati dei bambini e soprattutto
scevri da condizionamenti che vi impedirebbero di godere sino in fondo
questi luoghi magici, imparate a porvi le domande e poi animati dal
dubbio cercate le risposte>>.
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