Geologia

Valle dell'Alcàntara

 

 

Il fiume Alcàntara prima di gettarsi nel mare Jonio si snoda per 52 Km, avendo scaturigine a circa 1250 m. s.l.m. in località Saliciazzo (presso sierra di Flascio), nel territorio dei monti Nebrodi.
Il nome "Al Qantarah" di questo fiume ha sicure radici arabe e sta a significare "il ponte". Giulio Antonio Filoteo degli Omodei, castiglionese, nel 1566 scriveva "... camminando circa un miglio (da Naxos, n.d.a.) trovasi il fiume della Càntara, così chiamato per un ponte romano che sopra vi sta che gli diede il nome..." Tale ponte é quello che lo scienziato catanese Mario Gemmellaro disegnò, nel 1824, nella sua carta dell’Etna e che fu distrutto dai tedeschi durante la ritirata del 1943.

 

La valle dell'Alcàntara presenta, in più tratti, aspetti di particolare bellezza: in località "Acqua fredda" e "Salto del Gatto" a sud di Randazzo o al limite tra Motta Camastra e Castiglione di Sicilia e Gaggi. Lave appartenenti ad emissioni di un primitivo vulcano a scudo? Fortemente dislocate ed alterate ridotte a spuntoni isolati o in blocchi di varia grandezza, si rinvengono lungo l'alveo di questo fiume e spesso, sono ricoperte da una potente coltre di depositi alluvionali.

 

E’ ormai noto ai più che molti secoli addietro (circa 2800 anni fa secondo quanto riferitoci da Antonio Alibrandi (1988) "Lungo il litorale da Mascali all’Alcàntara, tratto dal volume: dal "Simeto all’Alcantara coste del catanese", Tringale ed.), un'eruzione eccentrica produsse un'enorme colata lavica che giunse sino al mare formando Capo Schisò. Scaturita dal più periferico cono avventizio etneo: monte Mojo, le lave coprirono l'antico letto che il fiume aveva scavato, nel corso dei secoli, fra le arenarie.

Qui il basalto nel suo lento processo di cristallizzazione, ha dato vita a particolari fessurazioni ("sinclasi") dovute alla contrazione della massa magmatica nel suo processo di solidificazione.
I "prismi" basaltici ora incurvati ora leggermente ondulati (per lo più di forma pseudoesagonale, i più perfetti, o pentagonali o quadrangolari) sono il prodotto di questa fessurazione della parte interna della colata.
Il fiume, con la sua erosione selettiva ha fatto il resto, mettendo a nudo nuovi "strati".

 Le splendide "gole dell’Alcàntara", lunghe 460 metri e profonde in alcuni tratti oltre cinquanta metri e larghe appena cinque, sono quanto di più originale l’intera area del Mediterraneo può riservare per quanto concerne la morfologia di pareti laviche incise da un fiume. L'aspetto suggestivo ed irripetibile è dato anche dalla presenza di laghetti, cascate e piccole spiagge.
 

In Sicilia altri esempi, anche se non così spettacolari, si trovano lungo le sponde del fiume Simeto (sono osservabili dal ponte Maccarrone). A livello europeo esempi geologici, paragonabili a quello delle "gole dell’Alcàntara" li ritroviamo solamente nelle grotte di Fingal nelle isole Ebridi nella Scozia nord occidentale e ad Antrim nell’Irlanda nord orientale.

 

Quando il raffreddamento di una massa magmatica fusa avviene in maniera relativamente tranquilla (e ciò significa anche molte centinaia di anni), si possono formare delle fessurazioni colonnari, che più propriamente si osservano in masse sub-vulcaniche (ad esempio i basalti colonnari costituenti i mitici faraglioni di Acitrezza quelli osservabili a S. Maria la Scala o a S. Caterina frazioni di Acireale).

 

 

Foto Salvo Vazzana