Alfred Rittmann
 


        Vulcanologo

Nato a Basilea il 23 marzo 1893 da una famiglia dell’alta borghesia svizzera: il padre era un medico dentista.
Sin da bambino, grazie anche al nonno paterno, manifestò la sua passione per la natura delle rocce e dei minerali. Dopo la maturità scientifica si iscrisse all’Università di Basilea e successivamente si trasferì a quella di Ginevra dove conseguì la laurea in scienze chimiche e naturali nel 1921.
Visitò numerose
scuole Mineralogiche e Petrografiche e compì ricerche in molte aree vulcaniche del pianeta. Pubblicò molti lavori che per la loro originalità gli consentirono, nel 1926, di essere chiamato come ricercatore all’Istituto Vulcanologico Immanuel Friedlander di Napoli dove rimase sino al 1934, anno della chiusura del’istituto. Le numerose pubblicazioni scientifiche di questo periodo rappresentano ancor oggi una pietra miliare nella conoscenza della geologia dell’area flegrea, dell’isola d’Ischia, del Somma-Vesuvio e dello Stromboli.

Chiamato dalla Facoltà di Scienze dell’Università degli Studi di Catania su proposta del prof. Bruno Accordi, ordinario di Geologia, nel 1957, nel 1958 ebbe l’incarico di Direttore dell’Istituto di Vulcanologia dell’ateneo allora retto dal prof. Cesare Sanfilippo.


Sin dai primi anni, attraverso un’intensa attività didattica e di ricerca nonché attraverso molte iniziative e grazie alla sua carica di Presidente dell’Associazione Internazionale di Vulcanologia (1954-1960), riuscì a dare lustro alla vulcanologia locale proiettandola a livelli internazionali.
Nel 1960 ad Helsinki durante i lavori dell’Associazione Internazionale di Vulcanologia pose le basi per la creazione a Catania di un istituto internazionale per le ricerche vulcanologiche: fondato nel 1967 dallo sforzo congiunto del CNR e dell'UNESCO di questa sua creatura non poté essere mai il direttore perché non era cittadino italiano.
Nel 1960 completò la seconda edizione del volume "I Vulcani e la loro attività". In questo straordinario testo, scritto in tedesco e tradotto in inglese, francese, russo, italiano, rumeno e giapponese, travasò tutte le sue conoscenze sull’evoluzione del pianeta e fece compiere alla vulcanologia un balzo enorme nel campo delle scienze della Terra.
Nel 1961 organizzò a Catania un Simposio Internazionale di Vulcanologia riunendo i maggiori scienziati del mondo. Con una visione moderna, consentì a studenti stranieri di poter svolgere le proprie tesi di laurea e di dottorato sull’Etna e sugli Iblei vivacizzando l’ambiente di ricerca catanese.
 

Durante il suo soggiorno catanese abitò all’Hotel Excelsior in piazza G. Verga e poi in un appartamento sito in via Canfora.
 

Affascinato dall’Etna seguiva sempre da vicino le fasi parossistiche dell’attività eruttiva di questa straordinaria macchina termodinamica naturale e fu appunto in occasione dell’eruzione terminale del 1964 che, per una brutta caduta tra le lave, riportò la frattura di entrambe le gambe. Guarito, volle sempre avvicinarsi, per quanto gli era possibile –da quell’incidente dovette usare il bastone- ai vari teatri eruttivi successivi.

 

Il prof. Alfred Rittmann (ci teneva a firmarsi Alfredo), era un uomo estremamente disponibile e cordiale dotato di profondo spirito critico, passava intere giornate a seguire con grande pazienza i suoi studenti a cui con semplicità, chiarezza e passione trasferiva tutte le conoscenze scientifiche di cui avevano bisogno.

Possedeva una signorilità ed affabilità e soprattutto modestia che affascinava quanti avevano la fortuna di conoscerlo. Parlava correntemente diverse lingue e ciò gli consentiva di intrattenere contemporaneamente discussioni scientifiche con vari interlocutori stranieri.

 

Lucidissimo sino agli ultimi istanti di vita si spense il 19 settembre 1980 a casa della figlia Loredana, a Piazza Armerina.

 


 

P.S. Il 12 settembre 1979 un’esplosione alla "Bocca Nuova" causò la morte di ben 12 turisti. Il prof Alfred Rittmann, non si schierò, non fece polemiche da cortile, non lanciò accuse sibilline, anzi, dall’alto dei suoi 86 anni spiegò all’opinione pubblica i termini del problema. Replicando ad Haroun Tazieff, suo vecchio amico, che in quel delicato momento sparò a zero contro i vulcanologi catanesi, affermò con la chiarezza di sempre che quello occorso alla "Voragine Ovest" era stato un fatto ordinario per l’Etna, uno "sputo" difficile da prevedere.
Allo stesso modo, senza polemiche inutili, intervenì con la sua autorevolezza per eliminare sul nascere ogni possibile speculazione su una questione inutilmente attizzata da un organo di stampa circa l’utilizzabilità dell’Etna dal punto di vista energetico.
"…non esistono le condizioni per installare alcun impianto che sia economicamente conveniente… ciò è supportato da un dettagliato studio nel quale é stata lungamente approfondita la questione… "