| La
Sismologia Vulcanica |
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Introduzione |

La sismologia si occupa in genere dello studio dei terremoti legati
prevalentemente ai meccanismi di fratturazione delle rocce.
Nell'area
etnea questi si esplicano attraverso l'attività dei principali
lineamenti strutturali, che hanno significato sia tettonico che
vulcano-tettonico.
Le
strutture tettoniche riflettono fedelmente la distribuzione azimutale
delle principali discontinuità regionali che attraversano il basamento
etneo, mentre le strutture vulcano-tettoniche, rappresentano la risposta
rigida della copertura vulcanica, alle sollecitazioni indotte dal campo
di stress regionale.

In aree sede di vulcanismo attivo, i segnali sismici possono
essere generati anche per effetto di processi fluidodinamici che
hanno sede all'interno del sistema magmatico fuso, generati in
conseguenza della liberazione nell'atmosfera delle fasi volatili
originariamente disciolte, allo stato molecolare. Tali fenomeni si
traducono, dal punto di vista meccanico e dinamico, nella produzione
di onde elastiche di compressione e di dilatazione (per molti
aspetti simili alle onde acustiche) che attraversando il fuso magmatico
contenuto nei condotti vulcanici o in intrusioni laterali del vulcano,
interagiscono con le pareti solide di questi ultimi e si trasmettono,
per rifrazione, nel mezzo circostante (apparato vulcanico), producendo
una vibrazione continua di bassa energia del suolo che è nota con
il termine di "tremore vulcanico". Di tutto ciò si
occupa la "sismologia vulcanica".

Il tremore vulcanico in area etnea è un segnale sismico piuttosto
complesso caratterizzato da basse frequenze (generalmente inferiori
ai 6 Hz) e da ampiezze variabili in relazione allo stato di turbolenza
dinamica dei gas all'interno dei condotti vulcanici. Da quanto detto
emerge, pertanto, che lo studio del tremore vulcanico è un utile
indicatore sismologico dello stato di agitazione magmatica
all'interno delle porzioni sommitali del vulcano e, in tal senso,
può essere validamente applicato per la previsione a breve termine
di parossismi eruttivi sia di tipo sommitale (eruzioni esplosive ai
crateri terminali, attività stromboliana e fontane di lava), che di
tipo laterale (infiltrazioni periferiche di dicchi magmatici con
produzione di colate laviche lungo i fianchi dell'edificio vulcanico).
Questi tipi di studi, sono largamente diffusi in molti altri vulcani del
mondo (Giappone, Hawaii, Indonesia, Alaska, Nuova Zelanda), dove la
ricerca applicata per la prevenzione e la previsione delle catastrofi
naturali dovute all'attività vulcanica è in stato di notevole
avanzamento. Studi di tal tipo sono costantemente svolti da studiosi
dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.) di
Catania e dal Dipartimento di Scienze Geologiche dell'Università
degli studi di Catania nonché da istituti di ricerca di tutto il
mondo.
I risultati di prove di laboratorio, o, applicati alla ricerca
vulcanologica e sismologica, hanno
evidenziato come durante le fasi di quieto degassamento dai crateri
sommitali, regime che tipicamente caratterizza l'Etna durante gli stadi
più consueti dell'attività persistente, si registra un tremore sismico
di bassa intensità determinato dall'azione meccanica delle bolle di gas
che si liberano in corrispondenza della sommità della colonna
magmatica. Per effetto dell'incremento del contenuto energetico delle
fasi gassose, si determina all'interno della colonna magmatica la formazione
di bolle di gas di grandi dimensioni (noti con il termine inglese di
"slug"), il cui diametro tende ad occupare l'intera sezione
del condotto vulcanico. La liberazione in superficie di questi "slug"
genera dei momentanei e successivi incrementi nell'ampiezza del
tremore, con conseguente comparsa di fenomeni transienti della
durata di qualche secondo. In queste condizioni si parla di tremore
"intermittente". Per ulteriore innalzamento dello stato di
turbolenza dei gas, il regime fluidodinamico della colonna magmatica è
completamente governato dalla presenza, generalizzata lungo tutto l'asse
del condotto di "slug" di dimensioni sempre maggiori che, in
superficie danno origine ad attività stromboliana di crescente
intensità, frequentemente accompagnata dall'emissione di fontane di
lava, che possono raggiungere diverse centinaia di metri in altezza, e
dal lancio di materiali solidi (bombe vulcaniche). Se la colonna
magmatica si abbassa improvvisamente, provocando l'ostruzione
parziale o totale del condotto, la tensione di vapore dei gas può
raggiungere valori elevatissimi, tanto da espellere il
"tappo" con grande impeto ed il parossismo esplosivo che
ne segue può essere estremamente violento.
Talvolta a causa della violenza delle esplosioni, si determinano delle
modificazioni strutturali all'interno del condotto vulcanico interessato
alla fenomenologia - in taluni casi sull'Etna si verificano profonde
fratture che permettono alle acque freatiche che impregnano le rocce o a
quelle dovute allo scioglimento delle nevi di venire in contatto con il
magma determinando violente esplosioni per l'improvvisa vaporizzazione
delle acque: (esplosioni freatiche e freatomagmatiche).
Dal punto di vista sismico, questo tipo di attività ha riscontro nella
registrazione di un tremore "continuo" ma caratterizzato da
livelli in ampiezza, e quindi in energia, crescenti.
Il riconoscimento attraverso l'uso delle registrazioni
sismografiche, di elementi che suggeriscono l'imminente verificarsi di
una rapida transizione del regime fluidinamico dei gas verso fasi a
turbolenza crescente, e quindi di pericolosità crescente, unitamente
alle osservazioni sul terreno da parte dei vulcanologi, rappresentano i
soli strumenti di immediata e risolutiva applicazione per sconsigliare
l'accesso nelle aree prossime ai crateri sommitali.
Dr.
Salvatore Caffo
Vulcanologo
Dirigente dell'Ente Parco dell'Etna
salvocaffo@parcoetna.it
Foto
Salvo Garbato, Salvo Caffo e Luciano Signorello
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