L'Etna

Introduzione

 

Con un diametro basale superiore ai 40 km
 e i suoi 3346 metri d’altezza, l’Etna rappresenta il più grande vulcano attivo d’Europa e uno dei maggiori della Terra.

La genesi dell'Etna s’integra con l’evoluzione geodinamica del bacino del Mediterraneo.

 

 Oltre 60 milioni d’anni fa, ebbe inizio la collisione tra la placca litosferica africana a Sud e quell’eurasiatica a Nord, ciò ha portato alla frammentazione della Crosta terrestre, creando un mosaico di microplacche, più o meno stabili.  A seguito di tal evento geologico si è determinato il vulcanismo essenzialmente esplosivo delle isole Eolie a Nord, e quello prevalentemente effusivo a Sud.

L’Etna é una struttura complessa (vulcano multiplo),   originatasi in seguito alla sovrapposizione di prodotti eruttivi emessi da differenti sistemi di risalita magmatica (assi eruttivi) e da Centri vulcanici succedutisi nello spazio e nel tempo.

La storia di questo Vulcano, iniziata con le prime manifestazioni subacquee avvenute circa 570.000 anni fa (Pleistocene inferiore medio), è per buona parte scritta negli strati rocciosi della Valle del Bove. Questa, si apre nel versante orientale dell’edificio vulcanico, come un enorme anfiteatro di oltre 36 kmq, delimitata a sud dalla Serra del Salifizio e a nord dalla Serra delle Concazze. Tale depressione vulcano-tettonica, presenta al suo interno pareti scoscese incise da Canaloni, alte sino a 1.000 metri, dove affiorano le testate di antichi banchi lavici, costoni rocciosi noti come Serre costituiti da Dicchi.

L’area etnea è stata interessata migliaia di anni fa, sia da attività vulcanica violentemente esplosiva dai crateri sommitali con produzione di nubi ardenti e colate di fango bollente, sia effusiva attraverso manifestazioni dalle bocche laterali. Di esse si hanno diverse testimonianze storicamente tramandateci sin dal periodo classico. Diodoro siculo, Pindaro, Tucidide, Empedocle, Virgilio, Lucrezio, Ovidio ci hanno narrato di antichissime eruzioni alle quali sono legati numerosi miti e leggende. Ricordiamo quella occorsa nel 475 a.C., alla quale s’ispirò Eschilo nel suo Prometeo incatenato, o quella avvenuta nel 396 a.C. che arrestò l’avanzata dell’esercito cartaginese.

In tempi più recenti, attraverso gli scritti di viaggiatori, scienziati e artisti, ci sono pervenute splendide descrizioni di oltre 200 eruzioni e colate laviche di epoca moderna. Basterà ricordare la lunga eruzione, di durata decennale, (dal 1614 al 1624), che diede origine ad uno dei più suggestivi paesaggi etnei, la Sciara del Follone o Passo dei Dammusi e la bellissima Grotta del Gelo, che contiene al suo interno un ghiacciaio perenne, unico esempio di tal genere a queste latitudini; quella del 1669, che portò alla formazione degli enormi Monti Rossi, distruggendo sul suo cammino ben quindici paesi e ricoprendo parzialmente la città di Catania e spostando la linea di costa di oltre due chilometri; o ancora, la grand’eruzione iniziata il 14 dicembre del 1991 e conclusasi il 31 marzo del 1993: durata 473 giorni durante i quali furono emessi oltre 250 milioni di metri cubi di lave.

Il Mongibello recente, è un vulcano a condotti craterici aperti: il Centrale, formatosi nella notte dei tempi, il Nord-est formatosi per collasso del centrale nel 1911, la Bocca Nuova o Voragine Ovest del 1968 e il Sud-est originatosi nel 1971. Esso presenta un’attività persistente con emissione di vapori, lancio di scorie, ceneri e sabbie nonché da attività stromboliana talora evolvente verso manifestazioni parossistiche, come quelle occorse il 12 settembre 1979, il 24 settembre del 1986, il 17 aprile del 1987, il 23 dicembre 1995, il 22 luglio del 1998, il 4 febbraio 1999 e il 4 settembre 1999. Alla tipicità del paesaggio geologico etneo concorre la presenza di coni vulcanici secondari, di colate laviche e di gallerie di scorrimento lavico.

Centinaia di coni di ceneri, lapilli, scorie e bombe, talora dalle dimensioni imponenti, isolati o allineati lungo fratture, rappresentano i punti di emissione di prodotti piroclastici generati durante un’intensa attività esplosiva delle bocche periferiche o avventizie.

Le colate presentano generalmente superfici aspre e tormentate, costituite da lave a blocchi e frammenti di aspetto scoriaceo (lave a-a), più raramente a superfici regolari (lave pahoehoe). In altri casi le colate sono ricoperte da lastroni variamente disarticolati ed accatastati, che danno origine a rilievi tumuliformi o creste. Molto belli sono i Dammusi, lastroni piani più o meno regolari creati dall’immediato raffreddamento di lave fluide sollevate all’improvviso dall’azione di grandi bolle di gas. Devono il loro nome al fatto che, come i tetti arabi a dammuso, presentano estesi ripiani cavi che risuonano al passo.

Tra le più note grotte dell’Etna ricordiamo quella degli Archi, delle Palombe, dei Tre Livelli e la già citata Grotta del Gelo. Questi tubi di scorrimento o svuotamento lavico, rappresentano l’esempio più noto di queste cavità, tuttavia non mancano le grotte in fratture eruttive o quelle derivanti da attività esplosiva o di espansione dei gas. Delle oltre 200 censite e descritte dagli speleologi, alcune costituiscono ambienti genetici di minerali rari e costituiscono ecosistemi unici per la presenza di particolari forme vegetali e animali.

Nella "Montagna per eccellenza" degli arabi, in funzione del tipo e della struttura delle rocce, delle condizioni climatiche e degli organismi vegetali ed animali che interagiscono con il substrato, si sono determinate le storie evolutive delle comunità viventi (piante, animali e uomini). Il paesaggio vegetale è il risultato di diversi fattori geologici, biogeografici e antropici la cui azione, nel corso dei secoli, ha modellato l’aspetto fisico e biologico delle pendici etnee fino all’attuale assetto.

L'insieme delle specie vegetali presenti sull'Etna, costituisce un patrimonio floristico che annovera oltre 1400 entità tassonomiche, tra le quali le piante superiori sono quelle maggiormente rappresentate (oltre 900 entità). Numerose risultano anche le specie fungine, le Pteridofite, le Briofite e i Licheni. Alla variegata ricchezza vegetale ha contribuito la particolare posizione geografica dell’Etna che ha determinato numerosi flussi di specie provenienti dall’Europa, dal nord Africa e dal Medioriente con conseguente notevole arricchimento della flora. Tra le specie di particolare valenza biogeografica spiccano le endemiche, che assumono una notevole incidenza nelle aree sommitali e altomontane del vulcano, ove più dura risulta la forza selettiva operata dalle condizioni ambientali. Tra le più caratteristiche assumono un ruolo pioniero i piccoli praticelli formati dalla Camomilla dell’Etna (Anthemis aetnensis), dall’Erba di S.Pietro dell’Etna (Senecio aetnensis) e dal Romice dell’Etna (Rumex aetnensis) e, più in basso, la vegetazione a cuscini (pulvini) formati dallo Spino santo (Astragalus siculus) e dalla Saponaria siciliana (Saponaria sicula).

Questi aspetti vegetali risultano in contiguità con le formazioni boschive etnee di quota, costituite dal Pino laricio (Pinus laricio), dalla Betulla dell’Etna (Betula aetnensis), dal Cerro (Quercus cerris) e dal Faggio (Fagus sylvatica) che qui raggiunge il limite meridionale del suo areale di distribuzione.

Al di sotto dei 1700 metri il paesaggio vegetale comincia a risentire dell’opera plurisecolare dell’Uomo mostrando, insieme a formazioni naturali (boschi di Roverella, Leccio, ampi ginestreti), aspetti più strettamente legati allo sfruttamento antropico (castagneti, ma anche frutteti e vigneti). Queste aree coltivate divengono sempre più diffuse procedendo lungo le pendici etnee e si presentano associate a tipiche strutture in pietrame lavico che caratterizzano il paesaggio rurale (case, terrazzamenti, muretti a secco, pozzi, cisterne, ecc.)

Giunti alla fascia formata dai centri abitati pedemontani (600-800 m. slm) si osserva un continuo alternarsi di aree coltivate e lembi di vegetazione arborea naturale interrotti da colate laviche del tutto nude o appena ricoperte da specie pioniere.

L’incessante attività di questa formidabile macchina geologica, ha accompagnato con il divenire dei propri paesaggi il cammino delle popolazioni che si sono avvicendate sulle sue pendici. L’ingegno e la perizia di abili mani hanno trasformato i materiali eruttati in strumenti, suppellettili, piccoli capolavori di tutti i giorni,…opere d’arte, attraverso le quali è possibile ripercorrere nel tempo il cammino che l’uomo ha seguito nel suo vivere alle pendici dell’Etna.