Con
un diametro basale superiore ai 40 km La
genesi dell'Etna s’integra con l’evoluzione geodinamica del bacino
del Mediterraneo.
Oltre
60
milioni d’anni fa, ebbe inizio la collisione tra la placca litosferica
africana a Sud L’Etna é una struttura
complessa (vulcano multiplo), originatasi in seguito alla
sovrapposizione di prodotti eruttivi emessi da differenti sistemi di
risalita magmatica (assi eruttivi) e da Centri vulcanici
succedutisi nello spazio e nel tempo. La storia di questo Vulcano, iniziata con le prime manifestazioni subacquee avvenute circa 570.000 anni fa (Pleistocene inferiore medio), è per buona parte scritta negli strati rocciosi della Valle del Bove. Questa, si apre nel versante orientale dell’edificio vulcanico, come un enorme anfiteatro di oltre 36 kmq, delimitata a sud dalla Serra del Salifizio e a nord dalla Serra delle Concazze. Tale depressione vulcano-tettonica, presenta al suo interno pareti scoscese incise da Canaloni, alte sino a 1.000 metri, dove affiorano le testate di antichi banchi lavici, costoni rocciosi noti come Serre costituiti da Dicchi. L’area etnea è
sta In tempi più recenti, attraverso gli
scritti di viaggiatori, scienziati e artisti, ci sono pervenute
splendide descrizioni di oltre 200 eruzioni e colate laviche di epoca
moderna. Basterà ricordare la lunga eruzione, di durata decennale, (dal
1614 al 1624), che diede origine ad uno dei più suggestivi paesaggi
etnei, la Sciara del Follone o Passo dei Dammusi e la
bellissima Grotta del Gelo, che contiene al suo interno un
ghiacciaio perenne, unico esempio di tal genere a queste latitudini;
quella del 1669, che portò alla formazione degli enormi Monti Rossi,
distruggendo sul suo cammino ben quindici paesi e ricoprendo
parzialmente la città di Catania e spostando la linea di costa di oltre
due chilometri; o ancora, la grand’eruzione iniziata il 14 dicembre
del 1991 e conclusasi il 31 marzo del 1993: durata 473 giorni durante i
quali furono emessi oltre 250 milioni di metri cubi di lave. Il Mongibello
recente, è un
vulcano a condotti craterici aperti: il Centrale, formatosi nella
notte dei tempi, il Nord-est formatosi per collasso del centrale
nel 1911, la Bocca Nuova o Voragine Ovest del 1968
e il Sud-est originatosi nel 1971. Esso presenta un’attività
persistente con emissione di vapori, lancio di scorie, ceneri e sabbie
nonché da attività stromboliana talora evolvente verso manifestazioni
parossistiche, come quelle occorse il 12 settembre 1979, il 24 settembre
del 1986, il 17 aprile del 1987, il 23 dicembre 1995, il 22 luglio del
1998, il 4 febbraio 1999 e il 4 settembre 1999. Alla tipicità del
paesaggio geologico etneo concorre la presenza di coni vulcanici
secondari, di colate laviche e di gallerie di scorrimento lavico. Centinaia di coni di ceneri, lapilli, scorie e bombe, talora dalle dimensioni imponenti, isolati o allineati lungo fratture, rappresentano i punti di emissione di prodotti piroclastici generati durante un’intensa attività esplosiva delle bocche periferiche o avventizie. Le colate presentano
generalmente superfici aspre e tormentate, costituite da lave a blocchi
e frammenti di aspetto scoriaceo (lave a-a), più raramente a superfici
regolari (lave pahoehoe). In altri casi le colate sono ricoperte da
lastroni variamente disarticolati ed accatastati, che danno origine a
rilievi tumuliformi o creste.
Tra le più note grotte dell’Etna ricordiamo quella degli Archi, delle Palombe, dei Tre Livelli e la già citata Grotta del Gelo. Questi tubi di scorrimento o svuotamento lavico, rappresentano l’esempio più noto di queste cavità, tuttavia non mancano le grotte in fratture eruttive o quelle derivanti da attività esplosiva o di espansione dei gas. Delle oltre 200 censite e descritte dagli speleologi, alcune costituiscono ambienti genetici di minerali rari e costituiscono ecosistemi unici per la presenza di particolari forme vegetali e animali. Nella "Montagna per eccellenza" degli arabi , in funzione del tipo e della struttura delle rocce, delle condizioni climatiche e degli organismi vegetali ed animali che interagiscono con il substrato, si sono determinate le storie evolutive delle comunità viventi (piante, animali e uomini). Il paesaggio vegetale è il risultato di diversi fattori geologici, biogeografici e antropici la cui azione, nel corso dei secoli, ha modellato l’aspetto fisico e biologico delle pendici etnee fino all’attuale assetto.
L'insieme delle specie vegetali
presenti sull'Etna, costituisce un patrimonio floristico che annovera
oltre 1400 entità tassonomiche, tra le quali le piante superiori sono
quelle maggiormente rappresentate (oltre 900 entità). Numerose
risultano anche le specie fungine, le Pteridofite, le Briofite
e i Licheni. Alla variegata ricchezza vegetale ha contribuito la
particolare posizione geografica dell’Etna che ha determinato numerosi
flussi di specie provenienti dall’Europa, dal nord Africa e dal
Medioriente con conseguente notevole arricchimento della flora.
Questi aspetti vegetali risultano in contiguità con le formazioni boschive etnee di quota, costituite dal Pino laricio (Pinus laricio), dalla Betulla dell’Etna (Betula aetnensis), dal Cerro (Quercus cerris) e dal Faggio (Fagus sylvatica) che qui raggiunge il limite meridionale del suo areale di distribuzione. Al di sotto dei 1700 metri il
paesaggio vegetale comincia a risentire dell’opera plurisecolare Giunti alla fascia formata dai
centri abitati pedemontani (600-800 m. slm) si osserva un continuo L’incessante attività di questa formidabile macchina geologica, ha accompagnato con il divenire dei propri paesaggi il cammino delle popolazioni che si sono avvicendate sulle sue pendici. L’ingegno e la perizia di abili mani hanno trasformato i materiali eruttati in strumenti, suppellettili, piccoli capolavori di tutti i giorni,…opere d’arte, attraverso le quali è possibile ripercorrere nel tempo il cammino che l’uomo ha seguito nel suo vivere alle pendici dell’Etna.
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