Vulcanologia

Le manifestazioni eruttive

 

 

 

 

 



Il Mongibello recente presenta manifestazioni dai crateri sommitali di tipo persistente. Esse consistono in emissioni esplosive più o meno violente caratterizzate dall’espulsione di
vapori (prevalentemente vapore acqueo), lancio di materiali piroclastici (scorie, sabbie e ceneri) e fontane di lava talvolta evolventi a vere e proprie manifestazioni parossistiche di breve durata e più raramente da effusione di colate generalmente di piccolo volume (colate terminali e subterminali).

 


Lungo i fianchi del Vulcano,
anche a quote molto basse, si aprono ad intervalli irregolari delle bocche periferiche  che alimentano colate che raggiungono volumi, ampiezze e lunghezze assai variabili, in funzione della durata, della portata dell’eruzione e delle caratteristiche morfologiche della zona su cui scorrono.

  

I magmi etnei si formano per fusione parziale delle rocce del Mantello terrestre a profondità dell’ordine di 100 - 150 Km, ben al di sotto della discontinuità sismica di Mohorovic o Moho che separa il Mantello dalla Crosta.

 

 

Essi sono il risultato di una complessa serie di cristallizzazione e sottrazione di fasi solide (differenziazione gravitativa, per filtro pressa, per flusso laminare), avvenuti durante la risalita dalle zone di origine alla superficie e possono mostrare pertanto ampie variazioni nella loro composizione chimico-mineralogico-strutturale.

Diodoro siculo, Pindaro, Eschilo, Tucidide, ci hanno narrato di antichissime eruzioni alle quali sono legate numerose leggende. La maggior parte delle oltre 200 eruzioni avvenute in epoche recenti sono caratterizzate da manifestazioni di tipo effusivo, con colate laviche a volte grandiose per quantità di lava effusa e per durata (1614-1624; 1669; 1991-1993).

La maggior parte delle colate etnee presenta superfici aspre e tormentate, costituite da blocchi e frammenti di aspetto scoriaceo (lave "aa"), variamente disarticolati, con una morfologia a creste ed avvallamenti allungati a contrassegnare i canali di flusso della colata. Più raramente la colata mostra superfici regolari (lave "pahoehoe"). In altri casi la superficie della colata è ricoperta da lastroni variamente disarticolati ed accatastati, che danno origine a rilievi tumuliformi o creste.Molto belli sono i Dammusi, lastroni piani più o meno regolari creati dall’immediato raffreddamento di lave fluide sollevate all’improvviso dall’azione di grandi "bolle" di gas. Devono il loro nome al fatto che, come i tetti arabi a dammuso, presentano estesi ripiani cavi che risuonano al passo.

Talvolta la colata mostra superfici regolari, spesso arricciate a simulare festoni o costituite da un fitto intreccio di cordoni lavici che si arrotolano creando bizzarri disegni.

Foto di  Salvo Caffo, Franco Emmi e Franco Belluso