Vulcanologia

Premessa

 

Probabilmente, nessun altro fenomeno del mondo fisico, è stato circondato da tanto mistero e poca verità come i vulcani. Nel medioevo essi venivano guardati con sospetto e timore reverenziale e cercare di studiarli veniva considerato oltre che pericoloso anche peccaminoso.

I Vulcani sono stati i maggiori artefici della costruzione dei continenti e del fondo oceanico: tutte le isole oceaniche, tranne rare eccezioni, devono la loro esistenza direttamente o indirettamente ai Vulcani. Si ritiene che le acque degli oceani e i gas dell’atmosfera siano derivati dal raffreddamento dei magmi e che essi abbiano raggiunto la superficie mediante l’attività vulcanica e le sorgenti termali. Per cui si deve proprio ai Vulcani, che hanno fornito l’acqua e l’atmosfera, se la Terra è un pianeta abitabile.

Il Vulcanismo è un fenomeno essenzialmente unitario e consiste nel trasferimento di calore, energia e materia dall’interno della Terra sino alla sua superficie.
La maggior parte dei Vulcani subaerei si trova negli archi di isole come il Giappone, l’Indonesia, le Filippine, le Antille, e nei margini continentali a cordigliera come le Ande; i Vulcani di queste aree sono alimentati principalmente da magmi di natura Calcalcalina riolitico-riodacitico, andesitico-dacitico, con quantità subordinate di magmi più basici o più alcalini di natura Shoshonitici.

Le eruzioni vulcaniche di media ed alta violenza liberano energie comprese tra 1022 e 1026 erg. Energie di questi ordini di grandezza sono rilasciate da terremoti di Magnitudo compresa tra 6.3 e 8.5.

Vulcano (dal nome del dio del fuoco) è una "bocca" o "camino" o "fenditura" della Crosta terrestre, attraverso cui, sono o sono stati emessi materiali allo stato fuso (magma), solido e gassoso di origine profonda, e mediante il quale si opera un trasferimento di energia verso i livelli più esterni del pianeta.

Il materiale eiettato si accumula frequentemente intorno all’apertura,  costruendo così un edificio vulcanico, la cui forma e dimensione dipenderanno oltre che dalle caratteristiche minero-petrografiche del materiale, anche dal processo geologico attraverso il quale sono stati portati in superficie.

Uno dei segni più evidenti dell'irrequietezza del nostro pianeta è rappresentato dai suoi oltre 500 vulcani attivi nonché dalle continue emissioni di materiale fuso lungo gli oltre 60.000 Km delle dorsali oceaniche che si sviluppano dall'Atlantico al Pacifico attraverso l'oceano Indiano.

Il vulcanismo è un fenomeno a scala planetaria che le testimonianze geologiche ci dicono attivo da miliardi di anni. L'attività vulcanica può manifestarsi in modi molto diversi, dalla tranquilla effusione di lava ad esplosioni parossistiche così violente da sconvolgere un'ampia regione.

La classificazione dei vulcani proposta dal mineralista francese A. Lacroix (1867-1948) adottata da Sapper (1927) ed in seguito ampliata e modificata da altri studiosi, al fine di renderla più completa, è essenzialmente basata sul tipo di eruzioni a grado di esplosività crescente. Il limite di tale classificazione è rappresentato dalla coesistenza in un vulcano di tipologie di attività differenti: è il caso dell’Etna e del Vesuvio.

Tipo Islandese: Caratterizzata da effusioni laviche, molto fluide, che risalendo da lunghe fessure aperte nella crosta, si espandono in vaste coltri, dando origine a plateaux basaltici estesi per centinaia di migliaia di Km2, con spessori totali superiori ai 1500 m.

Tipo Hawaiiana: Caratterizzata da effusioni di lave basaltiche fluide, con piccole quantità di scorie e ceneri che originano edifici vulcanici a bassa pendenza di forma simile a giganteschi scudi, come il Mauna Loa nelle isole Hawaii

Tipo Stromboliana: caratterizzata da periodici, intensi e variabili lanci di brandelli di lava e frammenti di materiale solido, accompagnati da nubi di bianco vapore.

Tipo Vulcaniana: caratterizzata dall’emissione di lave relativamente viscose, che formano dei "tappi" all’interno dei crateri: l’aumento della pressione esercitata dai gas determina la la rimozione dell’ostruzione originando forti esplosioni.

Tipo Pliniana: caratterizzata da magmi molto viscosi che vengono emessi violentemente, provocando una colonna di vapori, gas e lava "polverizzata", dalla forma caratteristica a "pino", la cui altezza può raggiungere la stratosfera. Pompei, Ercolano e Stabia sono state distrutte da una attività di questo tipo occorsa nel 79 d.C. dopo un periodo di inattività del Vesuvio di centinaia di anni.

Tipo Pelèeana: caratterizzata da magmi ad alta viscosità che erompono in superficie attraverso eruzioni violentemente esplosive determinando la formazione di nubi ardenti, costituite da gas ad alta temperatura che trasportano in sospensione ceneri, polveri, lapilli e cristalli preformatisi che scorrono impetuosamente lungo le pendici dell’edificio vulcanico come una valanga; attività di questo tipo hanno seminato morte e distruzione nelle isole dell’Arcipelago delle Piccole Antille, Martinica e St. Vincent, in seguito alle eruzioni dei Vulcani Mt. Pelée e La Soufrière.