La complessità del fenomeno, che produsse lave di tipo pahoehoe, non frequenti sul nostro vulcano che più spesso emette lava aa, creò una serie di interessanti morfologie come i tumuli e i megatumuli che si trovano sparsi in tutta la superficie dell’immensa colata. Inoltre, poiché i flussi lavici, nella loro evoluzione, si sovrapposero accavallandosi e anche ostacolandosi nella discesa verso le quote più basse, si crearono numerosissime cavità dalle dimensioni più varie, superficiali e profonde oppure laminari, sormontate da lastre di roccia di pochi centimetri che risuonano al passo, da cui il nome arabo dammuso, ovvero soffitto, copertura. I
flussi principali crearono i canali più profondi che coperti da croste
più o meno spesse sono adesso le grotte che si conoscono in
quest’area. Partendo dalle quote più alte, distinguiamo: la Grotta
del Diavolo a quota 2400 m, la Grotta del Lago a 2200 m, la
Grotta di Aci e la Grotta del Gelo a 2000 m, la Grotta dei
Lamponi a 1700 m.
Fotografia di Salvo Caffo e Luciano Signorello.
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