Vulcanologia

Le sciara del follone (Randazzo)

 

La Sciara del Follone, si è originata in seguito alla messa in posto delle lave dei Dammusi che costituiscono il prodotto dell’eruzione che per 10 anni (1614-1624) interessò il versante settentrionale dell’Etna da 2550 m di quota fin all’altezza di Monte Collabasso a circa 1200 m s.l.m. L’eruzione, la più lunga tra le eruzioni storiche dell’Etna, emise durante il periodo della sua attività un'enorme quantità di lave, valutabile in circa 1050 x 106 m3, che inondarono una considerevole area dell’edificio vulcanico per oltre 1400 metri di dislivello ed estendendosi per circa 21 km2.

La complessità del fenomeno, che produsse lave di tipo pahoehoe, non frequenti sul nostro vulcano che più spesso emette lava aa, creò una serie di interessanti morfologie come i tumuli e i megatumuli che si trovano sparsi in tutta la superficie dell’immensa colata. Inoltre, poiché i flussi lavici, nella loro evoluzione, si sovrapposero accavallandosi e anche ostacolandosi nella discesa verso le quote più basse, si crearono numerosissime cavità dalle dimensioni più varie, superficiali e profonde oppure laminari, sormontate da lastre di roccia di pochi centimetri che risuonano al passo, da cui il nome arabo dammuso, ovvero soffitto, copertura.

I flussi principali crearono i canali più profondi che coperti da croste più o meno spesse sono adesso le grotte che si conoscono in quest’area. Partendo dalle quote più alte, distinguiamo: la Grotta del Diavolo a quota 2400 m, la Grotta del Lago a 2200 m, la Grotta di Aci e la Grotta del Gelo a 2000 m, la Grotta dei Lamponi a 1700 m. 
I flussi secondari, più superficiali, formarono, nei naturali terrazzamenti della colata, altre piccole cavità non meno interessanti delle maggiori. Alcune di queste sono note per la complessità della loro morfologia come ad esempio la Grotta del Labirinto a circa quota 1800 m e la Grotta degli Inglesi, che con altre 15 piccole cavità costituisce un complesso speleovulcanologico di notevole interesse.

 

 

Fotografia di Salvo Caffo e Luciano Signorello.