Il meccanismo di solidificazione di queste lave fu condizionato dal fatto che la colata colmò una depressione precedentemente occupata da un laghetto stagionale. Soltanto in questa zona, per ragioni geo-morfologiche, potevano realizzarsi le condizioni per la formazione di depressioni colme d’acque. Quest’area costituisce infatti, un ambiente unico per le particolarissime morfologie delle lave, e rappresenta un importante spartiacque tra il torrente della Saracena da un lato e il fiume Alcantara dall’altro. Tra questi due corsi d’acqua ve n’è un terzo, il Flascio, le cui acque alimentavano, sino agli anni '50, il lago stagionale Gurrida. L'applicazione di opere idraulico-forestali ha consentito nel corso degli ultimi decenni di utilizzare le acque di esondazione stagionale per usi agricoli, creando l'attuale paesaggio. L’assetto idrogeologico del comprensorio Flascio-Gurrida ha avuto nel passato una storia travagliata a causa del continuo rimaneggiamento operato dalla messa in posto delle prodotti vulcanici. Nel 1536, una colata lavica proveniente dal Monte Pomiciaro (a SE di M. Spagnolo), ha contributo a sbarrare ulteriormente il lato orientale del fiume Flascio, determinando così l’odierno bacino (Salvatore Cucuzza Silvestri, 1967). In realtà, piuttosto che di un lago, il Gurrida è perlopiù un’area impaludata nel periodo invernale che si dissecca quasi del tutto nel periodo estivo, anche per la presenza di inghiottitoi naturali (pirituri). Le Lave di "S. Venera", composizionalmente ascrivibile
ai Basalti andesinici e ai Basalti olivinici, appaiono come un’immensa
distesa pseudo-pianeggiante costellata da grandi accumuli a sezione
ellittica o circolare, costituiti da scorie, blocchi e lastroni di lava.
Tali accumuli in qualche caso, soprattutto verso la zona centrale della
colata, assumono l’aspetto di pseudo-crateri (ammassi di scorie misti
a prodotti piroclastici che si formano allorquando una colata lavica
ricopre aree i cui strati superficiali sono imbevuti d’acqua).
Verso
i margini nord-orientali la morfologia della colata assume l’aspetto
di veri e propri bastioni di lava (grossi lastroni disposti in ammassi
fratturati lungo la direzioni di allungamento della colata, originatisi
per la resistenza meccanica offerta dalla crosta solida rispetto alla
pressione differenziale esercitata dalla dinamica della massa semifluida
sottostante).
Fotografia di Salvo Caffo e Luciano Signorello.
|