Vulcanologia

Le sciare SS. Cristo  o S.Antonio (Bronte)


 

La strada in basolato lavico che conduce al demanio forestale si inerpica lungo le sciare prodottesi durante gli eventi eruttivi del 1651-53, denominate Sciare di S. Antonio o di SS. Cristo in analogia alla omonima contrada in territorio di Bronte. 
I meccanismi di messa in posto e solidificazione delle lave unitamente alla composizione chimico-mineralogica delle lave effuse, hanno contribuito a rendere questa colata una delle più affascinanti del versante occidentale dell'Etna
Un vero e proprio paesaggio lunare è quello che si presenta agli occhi del visitatore: enormi distese di lave cordate arricciate a simulare festoni ed ammassi di corde avvolte dovute al trascinamento della "pellicola" superficiale della colata già solidificata, ma ancora allo stato plastico, da parte della sottostante, ancora fluida; lastroni disarticolati ed accatastati sino a dare origine a rilievi tumuliformi, formati da pezzi di crosta trascinati in un mulinello a spirale. Simili a quelli presenti nelle Sciare di S. Venera, e nelle Sciare dei Dammusi (eruzione 1614-24) nel versante nord dell'Etna, anche se i terrazzamenti e i mega-tumuli sono meno sviluppati.

 L'eruzione del 1651-53 si é prolungata nel tempo più della durata media delle eruzioni dell'Etna, con tassi di emissione molto bassi, intorno a qualche metro cubo al secondo e grossi volumi di lave effuse. La lunga durata dell'eruzione ha permesso la formazione di una fitta rete di tubi entro i quali la lava ha potuto scorrere e mantenere un'elevata temperatura. Una volta uscita dal tubo attraverso le numerose bocche effimere, la lava formava numerosi brevi flussi ancora ad alta temperatura, che raffreddavano con strutture pahoehoe.

 

Fotografia di Salvo Caffo e Luciano Signorello.