Vulcanologia

Livelli Tholeiitici Basali

 

Prime manifestazioni eruttive nell’area di Acicastello-Acitrezza-Ficarazzi,
nel basso versante sudoccidentale e la Timpa di Acireale,
nel quadro strutturale del basso versante orientale etneo

Il primo stadio dell’attività magmatica nell’area etnea è stato caratterizzato da prodotti a carattere tholeiitico (L.T.B.) 1 con la presenza di termini alcalini; questi prodotti eruttivi iniziali, dovuti in parte ad eruzioni sottomarine e in parte ad eruzioni subaeree, affiorano ai margini degli espandimenti lavici.

 Riconosciuti sin dal 1966 da studiosi dell’istituto di scienze della Terra dell’università degli studi di Catania, affiorano nell’area compresa tra Adrano e Paternò (Valcorrente), nei pressi di Motta S. Anastasia, nell’area di Piedimonte etneo, alla base della "TIMPA" di Acireale e nella zona di Acicastello-Acitrezza-Ficarazzi. In quest’ultima area si sono riscontrate delle intrusioni 2 a debole profondità e/o effusioni avvenute in mare poco profondo, messe in posto nel Pleistocene inferiore-medio (tra 500.000 e 600.000 anni fa) mentre era ancora in atto la deposizione delle argille azzurre ± marnose e/o siltose 3

In quel tempo il nostro mare Mediterraneo e nella fattispecie il mare Ionio era molto più freddo di oggi, come ci testimoniano alcuni fossili climatici tra cui un importante "ospite freddo" l’Artica Islandica 4 che attualmente vive nelle acque fredde e poco profonde del mare del Nord. Manifestazioni di questo tipo, sono state abbastanza numerose ed ampiamente distribuite nell'area etnea anche se la gran parte degli affioramenti sono stati obliterati dai prodotti eruttivi subaerei dei differenti centri di emissione che hanno costituito l'ossatura del Mongibello s.s.. Durante lo scavo di pozzi per la ricerca di acqua e/o idrocarburi, è frequente rinvenire, ad una certa profondità, rocce con caratteristiche mineralogico-petrografiche e con caratteristiche morfologico-strutturali di chiara genesi sottomarina.

Davanti ad Acitrezza si ha la splendida vista d’insieme delle isole dei ciclopi. Nella più grande, oggi riserva marina, che appartiene all’università di Catania per dono del marchese Gravina, si sono compiuti importanti studi di Biologia e di Fisica del mare. L’isola è una massa basaltica 5 che insinuandosi fra le argille del fondo marino le ha sollevate, alterandole profondamente per metamorfismo di contatto. 6

L’azione fisico-chimica del magma "Basaltico-Tholeiitico" sulle argille ha dato origine a numerosi minerali, fra cui l’Analcime 7. Tale minerale è molto abbondante anche nelle celebri rupi basaltiche dette i " Faraglioni" o "scogli dei ciclopi" che la leggenda vuole lanciati da Polifemo contro il fuggente Ulisse. Il più grande di questi Faraglioni è alto circa 70 m. ed è costituito da splendidi prismi basaltici sormontati da un cappello di argille azzurre metamorfosate per contatto ("cappellaccio di marne").

La rupe di Aci sulla quale sorge il castello Normanno è costitutita, da un imponente ammasso di pillows-lava 8 e Jaloclastiti 9

In essa, sono state rinvenute tracce di abrasione marina e fori di Lithodomus Lithophagus 10 a circa 7 metri dall’attuale l.m.m.; ciò fa ascrivere a circa 9 mm./anno l’innalzamento dell’area ionica. Tale movimento è messo anche in evidenza dalla presenza sulle falesie 11 laviche e sui Faraglioni di incrostazioni calcaree di coralli e Vermetus 12, a notevole altezza rispetto all’attuale l.m.m., nonché dalla presenza di "sculture alveolari" 13
Altre prove di questo sollevamento sono le piattaforme di abrasione marina ad altezze diverse nella parte meridionale della rupe di Aci e ancora la presenza di linee di spiaggia a quote diverse dell’attuale: ne é un esempio quella sul monte Vambuleri a circa 120 m. rispetto all’attuale l.m.m.  
In alcune località (S. Sofìa a nord di Acicastello; Acitrezza e capo Mulini) alcune colate laviche molto antiche dell’Etna, hanno raggiunto e ricoperto le argille pleistoceniche e sono state a loro volta successivamente ridotte dall’erosione s.l. e dalla abrasione marina in particolare, in blocchi ± grandi, sparsi irregolarmente sulle argille azzurre stesse. Ciò tra l’altro crea notevoli problemi nel periodo autunnale, all’arrivo delle prime pioggie, spesso anche a carattere temporalesco, che stemperando le argille ± asciutte che fanno da "cemento" ai blocchi lavici, li fa precipitare lungo i fianchi delle colline, a causa della forza di gravità terrestre . Non é difficile infatti rinvenire tali blocchi vulcanici "staccati" dal loro "sostegno" e precipitati sulla s.s. 114 nei tratti di Acicastello e Acitrezza.

Oltre al bradisismo 14 negativo dell’area, hanno fortemente contribuito alla realizzazione delle strutture morfologiche osservate nell’entroterra e francamente attribuibili all’azione abrasiva del mare, le variazioni eustatiche15 del livello medio del mar Mediterraneo.

Un altro deposito vulcanico ma con caratteri particolari, intermedi alle condizioni subacquee e subaeree, dato da brecce esplosive, blocchi ossidati e micropillows, affiora nell’abitato di Ficarazzi e subito ad Est dello stesso: qui si ritiene infatti che dovesse esistere un punto di emissione, che si trovava in ambiente costiero o di mare poco profondo. All’attività di questi centri eruttivi sono da attribuire verosimilmente i sottili livelli di piroclastiti 16

Le manifestazioni eruttive a carattere subaereo nell'area etnea, possono essere considerate più recenti rispetto a quelle submarine sopradescritte, sebbene si ritiene che entrambe appartengano allo stesso periodo eruttivo, durato diverse migliaia di anni. Tali vulcaniti, affioranti nel basso versante sudoccidentale dell'Etna, si presentano sotto forma di ampie superfici terrazzate poste a quote variabili dai 600 ai 300 m. sul l.m.m. Si presume che tali estese colate tabulari, con spessori dell'ordine delle decine di metri, siano scaturite da estese fessure lineari.

Dal punto di vista strutturale, il basso versante orientale dell’Etna risulta interessato da alcune fra le più importanti direttrici a carattere regionale. La direttrice tettonica più sviluppata e la NNW-SSE, mentre un’altra, la Nord-Sud importante per il vistoso sistema di faglie 17 a gradinata con rigetto prevalentemente verso Est e che degrada ± dolcemente verso il mare per culminare con l’alta falesia localmente nota come "Timpa" di Acireale, assume particolare interesse soltanto lungo la fascia orientale sensu strictu.

La Timpa di Acireale è la maggiore, con uno sviluppo complessivo di circa 6 Km tra Acireale e capo Mulini.

Le Timpe sono la testimonianza evidente delle enormi dislocazioni rocciose causate da faglie recenti, molto attive, che interessano l’edificio vulcanico etneo, unitamente al suo substrato sedimentario. Lungo la direttrice Nord Sud, specialmente in alcune località come S. Caterina e S. Tecla, sono avvertite frequentemente, scosse sismiche anche di non notevole intensità.

 

 

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NOTE

1Trattasi di rocce vulcaniche a chimismo e mineralogia particolari, paragonabili ai basalti. Sono di particolare ambientazione geo-tettonica. Tholeiiti abissali (nei fondi e nelle dorsali oceaniche, ossia in quel complesso sistema di rilievi e creste sottomarine generalmente ubicati in posizione mediana negli oceani per uno sviluppo complessivo di oltre 60000 Km); Tholeiiti d’arco (negli archi insulari, come il Giappone e nelle cordigliere come le Ande, soprattutto nei limiti di placche convergenti in fase di subduzione, ossia di sottoscorrimento di una placca litosferica o oceanica sotto una placca continentale); Tholeiiti continentali (all’interno delle placche continentali, ad esempio in zone di "rift continentale", ossia di fossa continentale, come ad esempio in parte della grande "rift valley").

2 Trattasi di insediamenti magmatici intracrostali in condizioni termodinamiche particolari. Generalmente trattasi di penetrazioni all’interno di rocce sovrastanti, di una massa di rocce magmatiche (Filoni) o sedimentarie plastiche ad esempio nella risalita diapirica di formazioni di NaCl all’interno di rocce sovrastanti per il principio di Archimede attraverso un meccanismo noto come "Stoping aggressivo" ovvero farsi strada scavando

3 Argille di colore azzurro al taglio fresco, con un certo tenore in CaCO3 (Carbonato di Calcio) con dimensione dei frammenti dell’ordine di 1/16’ - 1/250’ di mm. (quindi marnose per la presenza di CaCO3 e siltose dall’inglese silt=fanghiglia a causa delle dimensioni del "fango carbonatico").

4 I Fossili sono resti o impronte di organismi vegetali o animali, vissuti in epoche geologiche antecedenti all’attuale, conservatisi negli strati rocciosi della crosta terrestre. Si trovano prevalentemente nelle rocce di origine sedimentaria e nei tufi vulcanici, raramente nelle rocce metamorfiche, limitatamente in quelle di basso grado. Generalmente si suole indicare con il termine fossile di "facies" quello che ci da indicazioni ± dettagliate circa l’ambiente di sedimentazione che doveva esserci nel luogo in cui sono stati ritrovati, e in fossili "guida" perché ci permettono di fare delle correlazioni stratigrafiche su larga scala circa le condizioni di sedimentazione che dovevano esistere nelle formazioni geologiche in cui sono stati rinvenuti. Ciò perché questi organismi dovevano avere una larga diffusione spaziale ma limitata estensione nel tempo geologico;

 

5 Roccia magmatica effusiva o vulcanica di colore scuro fino a nero con struttura da afirica (ossia senza fenocristalli) a Porfirica ± seriata (per la presenza di fenocristalli immersi in una mesostasi prevalentemente femica e che talvolta presentano diversi ordini di grandezza). Tali caratteristiche sono funzioni della cinetica di raffreddamento e della composizione chimica del magma (un raffreddamento relativamente lento, unito a particolari caratteri chimici del magma, da spesso vita a particolari tipi di strutture dette "colonnari" a base pentagonale e/o esagonale per la loro forma caratteristica. La paragenesi tipica di queste rocce risulta in media costitutita dai seguenti cristalli: Plagioclasi di composizione labradoritico-bytownitica - Pirosseni di tipo augitico sub-calcico e/o pigeonitici e/o iperstenici - Olivine nei tipi sottosaturi, unitamente a feldspatoidi, come la nefelina e la leucite - minerali accessori come la magnetite e/o ilmenite e ≠ ossidi e idrossidi di Fe. Presentano una densità pari a 3.1 gr/cm3 in media. Si presentano generalmente in colate ± regolari, spesso di grandi spessori e coprenti talvolta superfici enormi (Plateaux); il Deccan in India ad es. è rivestito da un plateaux con una superficie > 600000 Km2.

6 Trattasi di un particolare fenomeno geologico endogeno, ossia intratellurico o intralitosferico, per cui precedenti rocce di varia natura vengono sottoposti a differenti gradienti di T e P litosferica, nonchè a differenti condizioni che ne alterano ± profondamente il chimismo e la la struttura intrinseca in risposta al mutamento delle condizioni "ambientali" termodinamiche. Talvolta, masse rocciose sedimentarie, le più varie, per composizioni chimiche e strutturali, vengono sottoposte a temperature molto più alte di quelle alle quali si sono formate, a ciò non necessariamente si accompagna un aumento della pressione litosferica; in questo caso si avrà una "cottura" delle rocce, le quali muteranno completamente e la paragenesi e la struttura: es Hornfels o scisti macchiettati dalla "cottura" di particolari argille.

7 Dal greco (anàlkimos, debole) - trattasi di un minerale appartenente alla famiglia delle zeoliti (dal greco zéin, bollire e lìthos, pietra), di formula generale NaAl[Si2O6] H2O cristallizza nel sistema monometrico) in cristalli euedrali, limpidi e trasparenti.

 

8 Dall’inglese, cuscino. I pillow, sono dei globi basaltici, spesso ricoperti da una sottile crosta vetrosa, a testimonianza del rapido raffreddamento che subiscono in ambiente subacqueo. Al loro interno si presentano divisi in prismi ± angolosi irraggiantisi dal centro alla periferia. Si rinvengono spesso accatastati, a mò di sacchi pieni di farina, di forma pseudorotondeggianti. di varie dimensioni perfettamente conservati che presentano negli interstizi resti di argilla, prova questa che l’effusione di questo particolare tipo di lava è avvenuta in mare relativamente poco profondo con l’inglobamento di sedimenti argillosi ancora freschi.

 

9 Dal greco (Jalos, vetro e clastos, frammento). trattasi di frammenti di vetro vulcanico, originatisi da esplosioni ripetute per vaporizzazione istantanea dell’acqua al contatto con il magma di composizione "basaltico l.s."

 

10 Trrattasi di molluschi lamellibranchi con conchiglie di colore bruno, lunghe anche oltre 10 cm. Per le forme caratteristiche vengono detto "datteri di mare" pholas dactilus - lithodomus lithophagus - lithophaga mytiloides. Vivono in gallerie che scavano dentro le rocce calcaree per mezzo di particolari secrezioni acide a PH simile a quello dell’HCl

 

11 Dal francese falaise, costa alta. trattasi di scarpate rocciose formate per azione prevalentemente meccaniche delle onde del mare su rocce carbonatiche l.s. di notevole durezza e compattezza (coerenti e competenti) in seguito a scalzamento della base.

 

12 Invertebrati dal corpo cilindrico dei quali in generale rimane fossilizzato il modello esterno.

 

13 Trattasi di particolari forme di erosione. Le rocce cesellate dagli agenti esogeni, presentano delle piccole cavità di forma subcircolare. dovute all’azione abrasiva del mare, rinvenibili tanto sulle falesie laviche, quanto nei blocchi di lava che si trovano nell’entroterra a notevole distanza dall’attuale linea di costa.

 

14 Fenomeno geologico determinato da variazioni dell’equilibrio isostatico, che si manifesta con lentissimi abbassamenti (bradisismi positivi) o innalzamenti del suolo (bradisismi negativi), soprattutto lungo le fasce costiere dei bacini marini. Esso è una delle cause che modificano la morfologia delle regioni costiere.

 

15 Trattasi di variazioni del l.m.m. Possono essere dovuti ad abassamenti e a innalzamenti relativi del fondo marino a causa di movimenti tettonici, e soprattutto al fenomeno delle glaciazioni, che hanno provocato variazioni del volume dei ghiacciai continentali e delle calotte polari e quindi del loro peso sulla crosta terrestre. Questo fenomeno tra l’altro tornerà a ripresentarsi in futuro con tutte le conseguenze che un innalzamento dei livelli medi dei mari potrà portare soprattutto alle città costiere (Venezia, New York, ....).

 

16 Dal greco pyròs, fuoco e clastòs, frammenti. Trattasi di materiale vulcanico espulso violentemente in particolari eruzioni vulcaniche, che ha subito trasporto in un mezzo fluido (aria o acqua). In funzione delle dimensioni degli elementi che costitutiscono le rocce piroclastiche si possono distinguere brecce e agglomerati, se formate rispettivamente da blocchi angolosi e bombe arotondate con diametri > 32 mm. - tufi e lapilli con elementi > 2 mm < 32 mm - ceneri, con elementi < 2 mm. Un particolarissimo tipo di roccia piroclastica è la Ignimbrite, formatasi per deposizione di nubi ardenti ossia di quella particolare emulsione di ceneri, scorie, cristalli preformatisi, gas e talvolta magma estremamente fluido ad altissima temperatura; un esempio di rocce di questa natura sono i porfidi quarziferi permiani altoatesini) che si rinvengono intercalati nella formazione argillosa.

 

17Dal francese faile, frattura della crosta terrestre con relativo spostamento dei due blocchi rocciosi. La superficie lungo la quale si è verificato lo spostamento (scorrimento) delle masse rocciose si chiama piano di faglia; esso si presenta spesso striato e levigato (specchio di faglia) per effetto dell’enorme attrito esercitato dai due blocchi. Rigetto si chiama la distanza misurata tra due punti omologhi dei due blocchi separati. Esso può essere normale o diretto, inverso o contrario, orizzontale o trascorrente. Un sistema di faglia a gradinata generalmente costituiscono un sistema di faglie che può essere conforme o difforme a seconda che i piani di faglia siano tutti inclinati dalla stessa parte o in maniera difforme)