Vulcanologia

La Valle del Bove

 
   

Una larga parte del settore sud-orientale del complesso vulcanico etneo è costituito dalla Valle del Bove (V.d.B.), che rappresenta uno squarcio nella complessa storia geologica del Vulcano poligenico. 

Dal fondo Valle, prevalentemente ricoperto da colate storiche e recenti, la cui superficie scoriacea conferisce all'insieme un aspetto apparentemente uniforme, emergono gli apparati eruttivi dei Monti Centenari (eruzione 1852-53) e di Monte Simone (eruzione 1811-12) nonché alcuni spuntoni rocciosi come Rocca Musarra (1632 m. slm), dalla caratteristica forma a dente e Rocca Capra; resti di passati collassi calderici che hanno interessato le Unità del Trifoglietto (U.T.).

Dalla coltre lavica spiccano le caratteristiche dagale, vere e proprie isole di vegetazione risparmiate dalle lave. La Serra del Salifizio e la Serra delle Concazze, delimitano quest'enorme anfiteatro naturale, dalla caratteristica forma "a ferro di cavallo" -perimetro circa 18 Km, area circa 37 Km2-, che rappresenta uno dei più affascinanti e selvaggi ambienti naturali del Parco dell'Etna. 

Il recinto calderico è costituito a Nord e a Sud, da alte pareti scoscese, con altezze comprese tra i 400 e i 1000 metri. Queste pareti sub-verticali, includono le testate di antichi banchi lavici che, con pendenze varie, si immergono in direzione opposta alla Valle e costoni rocciosi, noti come Serre, costituiti da dicchi magmatici. Questi ultimi, rappresentano dei filoni sub-vulcanici di rocce eruttive di variabile forme e dimensioni, messi in luce dai processi di erosione selettiva che, attraverso processi magmatici intrusivi, tagliano le formazioni geologico- stratigrafiche affioranti. 

Tali dicchi, rappresentano spesso, antichi sistemi di alimentazione magmatica. L'orientamento spaziale, le caratteristiche geomorfologiche e minero-petrografiche di tali strutture, hanno permesso, sin dal XIX secolo, ai vari studiosi che si sono occupati dell'Etna (Sartorious von Waltershausen, Carlo Gemmellaro, sir Charles Lyell,…) di localizzare gli antichi Centri Eruttivi ormai completamente distrutti, e sulla base di dati geomorfologici, di comprendere che si era in presenza di un Vulcano composito formatosi in seguito alla successione e sovrapposizione nel tempo e nello spazio geografico di almeno due differenti edifici vulcanici, il Trifoglietto e il Mongibello. 


Alle Serre, si alternano i Canaloni, incisioni vallive dove si accumulano i detriti provenienti dallo smantellamento dei banchi lavici e che danno luogo, a valle, a conoidi di deiezione. Mentre gli orli delle pareti settentrionale ed orientale digradano dolcemente rispettivamente verso Est e verso Sud, l'orlo della parete occidentale, presenta invece, delle forti discontinuità sotto forma di avvallamenti, in corrispondenza di profondi solchi vallivi che interessano il versante esterno della parete (Valle del Tripodo, Valle degli Zappini). Tali discontinuità, sono il risultato sia di limiti stratigrafico-strutturali di differenti complessi eruttivi sia di accidenti vulcano-tettonici.

La tettonica regionale ha fortemente dislocato la VdB e alcune rotture di pendio sono riscontrabili in prossimità di Poggio Canfareddi, di Monte Zoccolaro e Monte Calanna. Il più noto è il Salto della Giumenta (ormai obliterato dai prodotti dell'eruzione 1991-93), che divide la VdB dalla Valle Calanna; quest'ultima e quasi completamente ricoperta dai prodotti dell'eruzione 1991-93. Secondo alcuni studiosi, la Valle Calanna si formò in seguito alla coalescenza di caldere di collasso di edifici vulcanici ascrivibili ai Centri Eruttivi Alcalini antichi (C.E.A.).

L'origine di questa Valle è stata ampiamente dibattuta e ancor oggi, gli studiosi non sono tutti concordi circa la sua formazione.
Sir Charles Lyell, fondatore della Geologia moderna, per darsi ragione dell'origine di questa straordinaria depressione, formulò varie ipotesi scientifiche che furono riportate nella sua fondamentale opera: Principles of Geology.

Alfred Rittmann -cui tutti i vulcanologi dobbiamo essere grati per la sua straordinaria opera scientifica- ipotizzò che essa potesse essere il risultato del collasso delle porzioni sommitali conseguenti ad eventi esplosivi dell'insieme dei Centri Eruttivi costituenti l'Unità del Trifoglietto.

La tesi della Valle del Bove come enorme ed unica caldera di collasso, ha resistito per moltissimi anni ed è ancora popolarmente diffusa, probabilmente perché si appella all'immaginario catastrofico più o meno latente in ciascuno di noi (basti pensare alla teoria delle catastrofi di Cuvier!).

Alcuni studi hanno portato gli scienziati alla formulazione di un modello genetico molto più complesso, in cui i processi di modellamento erosivo molto attivi sono stati fortemente condizionati dalla tettonica distensiva che interessa su scala regionale tutta la costa orientale della Sicilia. Secondo tali studi la V.d.B. trarrebbe origine da un insieme di concause, tra cui sono da annoverare anche la formazione di diverse caldere di collasso, formatesi attraverso il ripetersi di fenomeni individuali di sprofondamento delle parti sommitali di antichi edifici vulcanici in seguito ad episodi violentemente esplosivi e lo scivolamento lungo discontinuità strutturali, faglie e fratture, e il successivo trasporto verso valle di porzioni più o meno grandi dei loro fianchi.  Traccia di questi processi sarebbe riscontrabile tra gli abitati di S. Venerina, Pozzillo, Macchia di Giarre e Riposto, dove si estende una conoide costituita da depositi detritici alluvionali e tufi, più o meno cementati ed irregolarmente stratificati in banchi, costituiti da ciottoli e blocchi vulcanici litologicamente eterogenei immersi in una matrice sabbioso-conglomeratica, denominata Chiancone. Campagne oceanografiche, eseguite al largo della costa orientale della Sicilia, hanno permesso di stimare la potenza del deposito sedimentario in oltre 1000 metri.

Ovviamente, come già detto, non vi è comunanza di vedute tra gli studiosi circa l'origine della Valle del Bove, tuttavia, gli studi geologici condotti all'interno di questa straordinaria depressione e della Valle Calanna, dagli scienziati della Terra, hanno permesso seppur in maniera incompleta, di ricostruire la complessa storia geodinamica dell'Etna, consentendo di rilevare, la presenza di cicli eruttivi destinati a culminare nella formazione di caldere di collasso. Tali manifestazioni parossistiche, sono un fenomeno ricorrente nell'area etnea. Oltre alle su citate depressioni, basterà ricordare le distinte strutture calderiche dell'Ellittico, della Valle del Leone, del Cratere del Piano, formatesi in tempi geologici più recenti rispetto alla VdB, ma già parzialmente obliterate dai prodotti eruttivi.

Attraverso la chiave di lettura della Geologia: l'Attualismo, non appare improbabile supporre che, manifestazioni violentemente esplosive succedutesi nel tempo e nello spazio nell'area etnea, possano riproporsi con effetti difficilmente immaginabili nella loro interazione con le strutture antropiche. Sta a tutti noi, attraverso una seria, attenta ed oculata pianificazione territoriale, evitare che possano verificarsi delle catastrofi legate ad eventi vulcanici.

Foto di Salvo Caffo e Franco Belluso 
Disegni e elaborazioni grafiche di  Salvo Caffo e Salvo Spina