L'adolescenza di Agata

L'adolescenza femminile è caratterizzata dallo stadio di transizione che, in una ragazza si verifica durante il periodo in cui insorge in lei e via via si matura lo stato di pubertà.

E' uno stadio di transizione, che va dagli undici ai diciassette anni, e tende a stabilizzarsi nel periodo della giovinezza, che è ravvisato decisamente nell'arco degli anni, che vanno dai 18 ai 25. Durante il periodo dell'adolescenza la ragazza è portata a cercare quelle esperienze intrasoggettive e a compiere quelle iniziali scelte sulla realtà oggettiva, che servono ad orientarla nel cammino della sua vita avvenire.

Per quanto riguarda l'adolescenza di s. Agata è ovvio che si deve indagare sull'esperienza, che essa ebbe non solo nel campo della sua vita familiare, ma anche in quello della sua vita extrafamiliare e, dentro tale generico- campo, nei piani specifici della sua vita socio-scolastica e socio-religiosa.

1 - Le esperienze di Agata adolescente nel campo della sua vita familiare

S. Metodio patriarca di Costantinopoli, il quale, come ho già detto, nell'encomio, che compose nell'anno 845 in onore di s. Agata, reclamò che la sua testimonianza fosse considerata coeva al tempo stesso del martirio di s. Agata, attesta che Agata nel corso della sua adolescenza seppe rendersi docile all'azione educativa dei suoi genitori e mai volle indulgere ad inutili "giuochi fanciulleschi", "ai lussi della moda", alla brama degli "ornamenti preziosi", alla leggerezza "di colorarsi di porpora la punta delle dita o di cospargersi di ciprie il viso"; a tutto ciò preferiva piuttosto lo spargersi col "sangue del divino Agnello, col quale arrossava ed ornava le sue labbra, la sua guancia e la sua lingua"; "e con la continua meditazione -rievocava intimamente e con nuovi colori l'uccisione del suo Amante" . Ma il punto, in cui s. Agata rivela maggiormente e nel modo più vivo l'esperienza della tenerezza che sua madre le profuse durante gli anni della sua infanzia e della sua adolescenza, fu il momento in cui contro Quinziano, che ordinava di infliggerle la tortura dello strappo della mammella, insorge e protesta, dicendo: "Empio, crudele e spietato tiranno, non ti vergogni di stroncare in una donna, ciò che tu stesso succhiasti da tua madre" .

Un'antica epigrafe esistente a Catania, dentro la chiesa di "s. Agata la vetere", nel luogo stesso ove fu consumato quello scempio esacrabile, accanto alla parola, che indica la madre di Quinziano, c'è aggiunto l'avverbio "clementer", con cui si vuol significare che Agata considerò la stessa madre di Quinziano come la "personificazione della clemenza", per il fatto stesso di essere madre e di aver teneramente allattato suo figlio.

In altri termini si vuol significare che s. Agata ebbe e conservò sempre tra i ricordi della sua adolescenza una sconfinata stima e venerazione verso ogni mamma in genere e verso la sua in particolare.

2 - Le esperienze di Agata adolescente nel campo della sua vita socio-scolastica

Noi sappiamo che, sin dal tempo dell'imperatore Traiano (a. 98-117), le leggi romane assicuravano ai giovanetti d'ambo i sessi l'istruzione scolastica . A quel tempo Valerio Liciniano, grande maestro di retorica e discepolo di Quintiliano, illustrò a Catania il già celebre Ginnasio Catanese, inaugurandovi un Corso di Retorica, secondo le direttive promosse da detto Quintiliano . Da Catania sarà partito il celebre rétore Puntemo, che nell'anno 180 fondò ad Alessandria d'Egitto la celebre Scuola Catechetica, intitolata "Didascaleion", resa celebre da Origene, che nel 250, sotto l'imperatore Decio subì il martirio, un anno

prima di s. Agata.

Ciò premesso, è da supporre che s. Agata, in quanto appartenente a nobile famiglia , necessariamente durante la sua adolescenza dovette frequentare la Scuola e il Ginnasio di Catania.

Dalla scuola Agata dovette anche uscire abbastanza istruita e ferrata.

Prova ne è il fatto che, dal racconto del suo martirio, risalta continuamente la ponderatezza del suo pensiero e del suo dire.

Il testo greco del manoscritto parigino n. 999 riferisce che Afrodisia e le sue figlie, alla cui cura Quinziano per un intero mese affidò Agata perché fosse rieducata, dovettero impiegare una sofisticata arte dialettica nel vano intento di scalfire la resistenza intellettuale e culturale di Agata .

II testo della redazione latina inoltre riferisce che Afrodisia per fiaccare la tenacia di Agata, durante quei trenta giorni, la fece accostare da tanti giovani catanesi "d'ogni sesso e d'ogni età" , senza riuscire a smuovere Agata dal suo convincimento. Da ciò segue che Agata, durante tutto il corso della sua adolescenza, dovette avere e mantenere, con quei suoi coetanei, comportamenti della massima trasparenza e dignità: non avrà potuto avere nessun momento di debolezza e di equivocità, altrimenti ciò le sarebbe stato rinfacciato da quei giovani.

3 - Le esperienze di Agata adolescente nel campo della sua vita comunitario-cristiana

Tertulliano, morto nel 222 e cioè 29 anni prima di s. Agata, racconta che, ai suoi tempi, quando la comunità cristiana si adunava nelle assemblee liturgiche, era uso che le ragazze si disponessero in due gruppi davanti all'altare: un gruppo era costituito dalle "vergini degli uomini" e l'altro gruppo dalle "vergini di Dio" . Le "vergini di Dio" erano quelle che già si erano impegnate a vivere consacrate a Cristo, praticando lo stato di castità perfetta.

Questo fatto dovette influire nell'animo di Agata adolescente e dovette spingerla a fare la sua scelta: quella di consacrarsi "vergine di Dio".

La più antica testimonianza in merito, fuori i documenti narrativi del martirio di s. Agata, ce la offre s. Metodio vescovo di Olimpo che nel 304, cioè 53 anni dopo la morte di s. Agata, morì martire sotto l'imperatore Diocleziano e che è autore di un libro intitolato "Simposio delle dieci vergini". In tale libro s. Metodio esalta s. Agata come campione della verginità cristiana e mette sulla sua bocca queste parole: < Sono sposata al Verbo e ricevo dal Padre l'eterna e incorruttibile corona dell'incorruttibilità... Cristo è lo sposo delle vergini, le quali, vinta ogni lusinga dei sensi, professano una totale dedizione a Lui, per il quale hanno rinunziato a tutti e a tutto sulla terra e pregustano, nella trepida confidente attesa dell'unione piena con Lui nella vita futura, i gaudii ineffabili dell'amore verginale".

Che s. Agata abbia fatto tale scelta sin dalla sua infanzia e che, quindi, l'abbia confermata irreversibilmente ma amorosamente e serenamente durante la sua adolescenza, cioè sin dal tempo in cui insorgeva in lei lo stato di pubertà, è un fatto attestato da s. Agata stessa nel momento in cui prima di morire disse:

"Signore, che mi hai creato e custodito dalla mia infanzia e che nella mia giovinezza mi hai fatto agire virilmente, che togliesti da me l'amore del secolo, che preservasti il mio corpo dalla contaminazione... Ti prego di accogliere ora il mio spirito" .

Peraltro, tutti i testi storici di entrambe le redazioni del martirio di s. Agata riferiscono che Agata era "una vergine consacrata a Dio".

Tutti i 140 manoscritti, che riportano il testo della redazione latina, forniscono tale notizia e nel vers. 2 attribuiscono a s. Agata il titolo specifico di "vergine consacrata a Dio", adoperando il termine tecnico, allora in uso, di "virgo Deo dicata"-; e nel vers. 26 riferiscono che Agata nel presentarsi in tribunale volle indossare l'abito proprio delle vergini consacrate a Dio, che era perfettamente conforme a quello usato allora dalle schiave .

Ora, nei 26 manoscritti della redazione greca invece, si riscontra quanto segue:

i 2 manoscritti contenenti il testo del Senato di Messina, nel vers. 9, alludono al "voto" fatto da Agata "al Signore Gesù Cristo", da cui essa dichiara d'aver preso lo slancio a "combattere per la sua pudicizia... avendo come spettatore il Re immortale, il Signore Gesù Cristo circondato da innumerevoli angeli" ; i 18 manoscritti conformi al manoscritto greco parigino n. 999, nel vers. 8, chiamano Agata "vergine di Cristo", che è un termine analogo a quello di "vergine consacrata a Dio" ; nel vers. 27 riferiscono che Agata davanti al procuratore Quinziano si proclama "serva di Cristo"; i quattro testi contenenti l'encomio di s. Metodio a s. Agata, nel vers. 9, riferiscono che s. Agata nel momento in cui fu arrestata, pregando, afferma: "Nel sostenere la mia pudicizia ho lottato per amore di Cristo, mio sposo, fuggendo i piaceri, come cosa abominevole, affinché non fossi inaspettatamente presa dalle lusinghe. Su via, assistimi anche ora con la tua parola, o dolcissimo Sposo" .