I riti del Battesimo, della Cresima e della prima Comunione di s. Agata

Nell'anno 215, e cioè 36 anni appena, prima del martirio di s. Agata, lo scrittore Ippolito di Roma pubblicò un libro intitolato "Tradizione apostolica", che riporta le norme allora vigenti per l'amministrazione dei sacramenti presso la Chiesa Romana: questo libro, che fino al 1916 era rimasto sconosciuto, finalmente è stato scoperto e identificato , ed a noi è estremamente utile per ricostruire e descrivere le interessanti scene, con cui si svolsero i riti dell'iniziazione cristiana di s, Agata e cioè i riti liturgici del suo Battesimo, della sua Cresima e della sua prima Comunione.

La detta "Tradizione apostolica" conferma la notizia, fornitaci da Tertulliano, relativa al fatto che in quel tempo all'iniziazione cristiana venivano ammessi non solo gli adulti, ma anche i bambini pervenuti all'uso della ragione e cioè dell'età di 7 o 8 anni .

L'ammissione all'iniziazione cristiana comprendeva contemporaneamente l'accesso al Battesimo, alla Cresima ed alla prima Comunione.

Trattandosi dell'ammissione dei bambini è ovvio che la richiesta doveva partire dai genitori. I genitori nel promuovere quella richiesta facevano intervenire anche un padrino che davanti alla Chiesa assumesse il compito di collaborare con i genitori nel preparare il candidato alla degna e conveniente recezione dei sacramenti.

All'età in cui s. Agata compì i 7 o gli 8 anni, i suoi genitori, quindi, avanzarono la richiesta al Capo della Chiesa locale Catanese, affinché la bambina fosse ammessa all'iniziazione cristiana.

Il Capo della Chiesa locale Catanese, allora non era un vescovo residenziale titolare della Chiesa di Catania. A quel tempo infatti, in Sicilia c'era un solo vescovo, che dirigeva tutta la Chiesa dell'Isola, risiedeva a Siracusa e, fino al decennio che va dal 490 al 500, nella persona del siracusano Giustino si firmava "Vescovo della Provincia di Sicilia" . Il vescovo di Siracusa, tuttavia, delegava uno dei così detti Corepiscopi, o vescovi itineranti, per dirigere ognuna di quelle comunità cristiane più consistenti e numerose che, come quella di Catania, fiorivano nelle varie più importanti città della Sicilia .

Il Corepiscopo ammise Agata al Catecumenato, che comportava un triennio di prova durante il quale la bambina, sotto la guida di un "dottore", doveva essere istruita nelle verità della fede e avviata e impegnata nell'osservanza dei precetti della Chiesa.

Dopo il triennio di prova Agata, appena decenne, venne sottoposta ad uno scrutinio, che era svolto durante un'assemblea liturgica, per essere dichiarata idonea a far parte della comunità cristiana e poter così ricevere i sacramenti in una delle due vigilie o di Pasqua o di Pentecoste .

Battesimo

I candidati al Battesimo, nel giovedì precedente la festa di Pasqua o di Pentecoste, prendevano un bagno; nel venerdì digiunavano; e nel sabato sera venivano convocati.

Allora, si ordinava loro di inginocchiarsi e di pregare.

Il vescovo imponeva loro le mani e scongiurava il demonio ad allontanarsi da essi: dopo l'esorcismo soffiava loro sul viso e segnava la loro fronte, le orecchie e le narici. Poi li esortava a vegliare tutta la notte e ad ascoltare letture e istruzioni.

Al canto del gallo s'intonava la preghiera della benedizione dell'acqua contenuta nella grande vasca del battistero.

I bambini e le bambine venivano battezzati per primi . Essi venivano spogliati nudi per essere immersi nell'acqua della vasca, che sarebbe arrivata fin sù ai loro ginocchi. Due diaconi o diaconesse, uno con l'olio dell'esorcismo e l'altro con il crisma si ponevano ai lati del sacerdote.

Quando è la volta di Agata, il sacerdote 1' accoglie e dapprima le ingiunge di abiurare.

Agata proclama: - Rinuncio a te, Satana, a tutte le tue pompe e a tutte le tue opere -. Dopo di che il sacerdote unge Agata con l'olio dell'esorcismo dicendole: - Ogni spirito si allontani da te! -. Ciò fatto, il sacerdote affida Agata al vescovo.

II vescovo invita Agata a scendere nella vasca, assieme alla diaconessa, che tiene in mano il vasetto del crisma. A questo punto il vescovo impone la mano sinistra sulla testa di Agata e le chiede: - Credi in Dio Padre onnipotente? -.

Agata risponde: - Credo! -. Allora il vescovo la battezza una prima volta; e subito le torna a chiedere: -Credi in Cristo Gesù; figlio di Dio, che è stato crocifisso sotto Ponzio Pilato, è morto ed è risorto il terzo giorno, vivo dai morti, è salito nei cieli, siede alla destra del Padre e verrà a giudicare i vivi e i morti? -.

Agata risponde: - Credo! -. E il vescovo la battezza una seconda volta. E ancora le chiede: Credi nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Cattolica e la risurrezione della carne? -.

Agata risponde: - Credo! -. E il vescovo la battezza per la terza volta.

Agata risale dalla vasca. In quel momento il sacerdote la unge con il crisma, dicendole: - Ti ungo con olio nel nome di Gesù Cristo - .

Origene, contemporaneo di s. Agata, dopo aver assistito ad una scena del genere, scrisse:"L'anima che, col battesimo si è incorporata come in un consorzio di vita con il Verbo di Dio e si è legata a Lui con un mistico matrimonio, mai più da alcun altro pretendente può essere svincolata da Colui, che l'ha sposata a sè nella fede" .

Uscita dalla vasca, Agata viene asciugata da sua madre; la madrina invece le fa indossare una candida veste.

Finito il rito del Battesimo, tutti i neobattezzati, con in testa la schiera di bambine, in candido corteo entravano in chiesa per essere accolti tra canti di giubilo dalla comunità cristiana; e in chiesa a ognuno veniva assegnato un proprio posto.

Tertulliano, che morì nel 222 e cioè circa 20 anni prima che Agata fosse battezzata, dopo aver assistito a una circostanza come questa, volle rivolgere ai neobattezzati queste sue parole: "Aprite per la prima volta le braccia, tutti voi, fratelli e sorelle, alla Chiesa vostra Madre, che freme di gioia per l'avvenuta vostra salvezza!" .

S. Agata non potè mai dimenticare l'emozione da lei provata in quel momento. Durante il processo, Quinziano la minacciò dicendole: - O sacrifichi agli dei o ti farò perire!... Pensa bene. Cosa decidi per la tua salvezza? -. Agata rispose: - La mia salvezza è Cristo! - .

La Cresima

Entrati i neobattezzati in chiesa, iniziava la celebrazione della messa officiata dal Corepiscopo. Prima aveva luogo la liturgia della parola, poi la professione di fede e poi il conferimento della Cresima.

"I novelli battezzati - ricorda s. Cipriano si presentavano in mezzo all'assemblea ecclesiale e si schieravano davanti al vescovo in atteggiamento di fervida e devota offerta", per essere cresimati.

Ora, ecco Agata avanzare lieta, cosciente del suo stato di figlia di Dio, emancipata dal peccato, fiera della sua acquisita libertà cristiana, presentarsi al vescovo, ministro di Cristo, per offrire spontaneamente quella sua libertà al giogo amoroso e al servizio generoso del Regno dello stesso Cristo, nell'atto in cui assieme agli altri neofiti chiede il conferimento del sacramento della confermazione.

Il vescovo accoglie i neofiti, stende le sue mani su di loro e prega dicendo: "Signore Dio, che li hai resi degni di meritare la remissione dei peccati mediante il lavacro di rigenerazione dello Spirito Santo, infondi in essi la tua grazia, affinché ti servano secondo la tua volontà, poiché a te è gloria, al Padre e al Figlio con lo Spirito Santo nella santa Chiesa, ora e nei secoli dei secoli. Amen" .

Quando è la volta di Agata, la bambina si mette davanti al vescovo: costui versa suo capo l'olio santificato, le impone la mano e segnandola sulla fronte dice: "Ti ungo con l'olio santo nel nome del Padre Onnipotente e in Gesù Cristo e nello Spirito Santo". A questo punto il vescovo bacia Agata e soggiunge: "Il Signore sia con te".

Agata risponde: " E con il tuo spirito".

Ogni novello cresimato costituito così nella pienezza della sua vita cristiana, consapevole d'essere già il tempio vivo dello Spirito Santo, testimonio e soldato di Cristo, veniva invitato ad aggregarsi alla preghiera litanica della comunità ecclesiale, mentre tutto -il popolo si accostava ad ognuno di loro per dare a ciascuno il bacio della fratellanza cristiana. Era il bacio, con cui s. Paolo raccomandava ai primi cristiani di riconoscersi scambievolmente: "Salutatevi a vicenda nel bacio santo" (Rm. 14,16; 1 Cor. 16,20; 2 Cor. 13,12; 1 Ts. 5,26): segno della fraternità cristiana fondata nella figliolanza di Dio.

S. Agata, memore di quell'ebbrezza indimenticabile, a Quinziano, che le minacciava torture, rispose: "Se mi darai alle fiamme, gli angeli del cielo mi appresteranno rugiada di salvezza; se mi infliggerai ferite e percosse, ho dentro di me lo Spirito Santo che mi darà forza di disprezzare ogni tuo tormento" .

 

La prima Comunione

A conclusione del conferimento del sacramento della Cresima, i neocresimati offrivano e deponevano sull'altare i loro doni, consistenti prevalentemente nel pane e nel vino e in tutto ciò che era necessario per la celebrazione del sacrificio della messa.

Il vescovo accettava quei doni e recitava su di essi la prece solenne chiamata anafora: era questa la preghiera consacratoria, formula veneranda che, sulle labbra degli apostoli e dei vescovi loro discepoli e successori, faceva rivivere sacramentalmente in mezzo a quei seguaci di Cristo e, tra loro, Agata, la persona stessa del divino Maestro.

La citata "Tradizione apostolica" articola l'anafora in sei parti: il prefazio, l'eulogìa, l'azione di grazie, l'anámnesi, l'epíclesi e la dossologia.

Il prefazio di quella notte santa, allorché i neofiti venivano ad accrescere il numero dei figli della Santa Madre Chiesa, era soffuso di particolare sublime lirismo, che risuonava in questi soavi accenti: " O mistici e venerandi richiami di questa notte! O ineffabili e inesauribili purezze della Santa Madre Chiesa! Maria esulta nel suo santissimo puerperio ed esulta la Chiesa nel somigliante evento della rigenerazione dei suoi novelli figli" .

La piccola Agata, sensibile, attenta e docile alle ispirazioni celesti, nel sentirsi suonare agli orecchi quegli accenti, capì che doveva applicare a sè quel dolce richiamo; pensava che come aveva gioito la Madonna nello stringere al suo seno il bambinello Gesù, così gioiva ora la Santa Madre Chiesa nello stringersi al cuore la sua piccola Agata, novella cristiana.

Quando il vescovo finì la solenne prece, tutti acclamarono, dicendo: - Amen! -.

A questo punto il vescovo spezza il Pane consacrato, che, con l'aiuto dei diaconi viene distribuito ai fedeli, i quali lo ricevono nella mano per subito mangiarlo .

Il vescovo dà un pezzetto di quel Pane ad Agata dicendo: - Il Pane celeste in Gesù Cristo! -.

Agata risponde: - Amen! -.

Accanto al vescovo stanno due diaconi: l'uno tiene in mano il calice con acqua e 1' altro un calice con latte mescolato col miele; e ne danno da bere ad Agata.

L'origine di tale rito simbolico è antichissima e si potrebbe dire quasi apostolica . Il significato del simbolismo del rito è indicato dalla formula liturgica, contenuta nel Sacramentario Leoniano, mediante la quale il vescovo nella stessa vigilia di Pasqua o di Pentecoste benediceva il calice dell'acqua e il calice del latte mescolato col miele.

Ecco la formula.

"Benedici, o Signore, questa tua creatura, l'acqua della fonte, il miele e il latte: abbévera questi tuoi figli con la fonte dell'acqua di vita eterna, che è lo Spirito di verità; e nutriscili di questo latte e di questo miele, così come facesti coi nostri padri Adamo, Isacco e Giacobbe, cui tu promettesti di introdurli in quella terra promessa, in cui scorreva latte e miele. Congiungi, o Signore, questi tuoi figli allo Spirito Santo, così com'è congiunto questo latte con questo miele, con cui è simboleggiata l'unione della natura divina e della natura umana in Gesù Cristo nostro Signore" .

Dopo che i neofiti avevano bevuto al calice dell'acqua e al calice del latte misto col miele, finalmente essi ricevevano la Comunione del Sangue di Cristo, bevendo al calice del vino consacrato.

Il sacerdote nel porgere ad Agata tale calice le dice: - In Dio Padre Onnipotente! -.

Agata ne beve e risponde: - Amen! -.

In quel momento, come Maria SS. nel giorno della sua annunziazione, dopo aver pronunziato il suo "fiat", diventata mamma di Gesù, sperimentò il suo ineffabile modo di vivere in consorzio con la SS. Trinità, così la piccola Agata nutrendosi del Corpo e del Sangue di Cristo, sperimentò in sè quello che Gesù aveva preannunziato: "come il Padre mio, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me" (Gv. 6,57); e sperimentò pure in sé il senso di quelle parole di s. Paolo: "Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo,ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato sè stesso per me" (GI. 2,20).