Catania celebra in onore della sua Santa Patrona due feste: la più importante e la più antica si svolge il 5 Febbraio in memoria del suo martirio, la seconda, introdotta nel 1126, si svolge il 17 Agosto per ricordare il il ritorno delle sue Reliquie da Costantinopoli a Catania.

Per qualche tempo se ne aggiunse una terza, celebrata il 17 giugno, per il Patrocinio della Santa dopo la cessazione della peste del 1575; ma fu abolita con la riforma promossa dal Concilio Vaticano II.

La festa di Febbraio è preceduta da un periodo di preparazione che dura per tutto il mese di Gennaio, durante il quale, nelle chiese cittadine così come in altri luoghi della storia agatina, si susseguono molte iniziative religiose e culturali. 
Si arriva così ai momenti solenni della festa nei giorni  3, 4 e, soprattutto, 5 Febbraio, che è il giorno più importante.
Dopo, trascorsa ancora una settimana di riflessione e di preghiera, i festeggiamenti si concludono con l'Ottava il 12 Febbraio.

Nel corso dei secoli la festa ha avuto notevoli variazioni, testimoniate da tre testi fondamentali: il "Liberum Cerimoniarun" (o cerimoniale) di Alvaro Paternò (1522); "Memorie Historiche" di Pietro Carrera (1641) e "Le Zolle Historiche Catanee" di G.B. Guarneri.  Molti altri ne hanno scritto negli ultimi tre secoli: cronisti, noti scrittori o semplici devoti che hanno voluto riferire ai posteri le profonde impressioni che questa festa riesce sempre a suscitare.

 
Le manifestazioni di Gennaio

Il mese di Gennaio, come abbiamo già detto, è un mese di  preparazione. 
La prima domenica del mese nella Chiesa di S. Agata al Borgo viene esposto ai fedeli il sacro Velo, in ricordo del miracolo compiuto da S. Agata nel 1669, allorquando deviò, tramite il suo Velo, la disastrosa colata lavica che  aveva già prodotto non pochi danni alla città e  distrutto numerosissimi centri abitati nei dintorni (
vedi "Breve raguaglio"

 

 

 

 

 

 

 

Nelle domeniche successive il sacro Velo viene esposto nelle parrocchie dei vari quartieri e nelle chiese che ricordano il Martirio.

 

 

 

   

 

Tra le manifestazioni che precedono l'inizio ufficiale della festa, è ormai tradizione che l’Arcivescovo della Diocesi celebri una funzione per benedire i portatori delle candelore e i cittadini che indosseranno il “sacco” votivo per condurre le Sacre Reliquie di S.Agata lungo i percorsi previsti per la processione. 

 

 

 


In città restano aperti tutti i monumenti; i luoghi del culto agatino, le Basiliche, i Santuari della città sono meta di ininterrotte visite da parte di devoti.

 

 


Immancabili nelle dolcerie le “olivette di S.Agata” che ricordano la leggenda dell’olivastro.


Si racconta che mentre Agata stava per essere condotta in carcere, giunta nei dintorni chiese ai soldati che la scortavano il consenso di allacciarsi un calzare. In quel preciso istante, laddove la giovane s’era fermata, miracolosamente spuntò una piccola pianta: un olivastro che col passare dei giorni diventò un alberello: da qui la tradizione delle olivette di semolato di zucchero, mandorle e pistacchio che vengono preparati in questi giorni.

 

Le prime candelore fanno capolino per le strade, dai balconi dei palazzi più antichi, pendono drappi di seta ricamata e arazzi con i simboli agatini; mentre le bandiere rossazzurre assieme a quelle tricolori vengono issate nelle piazze più rappresentative.

 

 

 

 

Il centro storico, per effetto delle variopinte luminarie, è invaso di nuovi colori. Echeggiano sempre più impetuosi i fuochi d'artificio, compaiono le prime bancarelle di calia, di torrone, caramelle e bomboloni. I più piccoli cominciano ad inseguire i "balloni di S. Agata", palloncini trasparenti con impresso il busto di S. Agata. 



 

in Piazza dei Martiri l'Amministrazione comunale e le Associazioni depongono l'annuale omaggio floreale sotto la stele che ricorda il Patrocinio della Santa.