Le fonti storiche
Le principali fonti storiche del martirio di s.Agata comprendono due generi di testimonianze: i reperti archeologici e i documenti paleografici.

 

I principali reperti archeologici

1 - Il sarcofago

Il primo tra i reperti archeologici è il sarcofago,

ove per incontestata tradizione storica sappiamo essere stato sepolto il corpo di s. Agata appena morta: tale sarcofago trovasi a Catania al posto dell'altare maggiore nella Chiesa di s. Agata la vetere. Esso, a giudizio del prof. Guido Lambertini, a suo tempo docente di archeologia presso l'Università di Catania, esibisce un motivo decorativo dell'arte ellenistico-romana, raffigurante nella parte sottostante una riproduzione della scena mitologica della cosiddetta "caccia di Alessandro", il cui originale sarebbe stata l'opera di Lisippo, celebre scultore greco nato nel IV sec. a. C. ; e perciò tale sarcofago si considera come una costruzione coeva al tempo del martirio di s. Agata : e di tale martirio ce ne trasmette una ininterrotta e incessante testimonianza.

2 - Le reliquie del corpo di s. Agata

II secondo e il più grande dei reperti archeologici, che del martirio di s. Agata sono giunti fino a noi, è costituito dall'autentico tesoro delle reliquie del corpo di s. Agata custodite in Catania. In riferimento a tali reliquie sussiste una catena di ininterrotte testimonianze, che a datare dal giorno della sepoltura del corpo di s. Agata si susseguono senza soluzione di continuità e perciò non lasciano spazio ad eccezioni e contestazioni di sorta, che ne possano compromettere il valore: né peraltro risulta che sia stata mai messa in discussione tale globale catena di testimonianze.

L'oggetto di tali testimonianze è l'identità, che sussiste tra le reliquie del corpo di s. Agata, che ora si trovano nella Cattedrale di Catania, e le autentiche membra proprie del corpo della martire.

3 - Le vestigia del pretorio

Al terzo posto segnalo le vestigia del palazzo del pretorio, in cui Quinziano processò s. Agata, identificato con il complesso dei locali, che adesso comprendono la fascia degli edifici che vanno dalla Chiesa di s. Agata la vetere alla sede della facoltà di giurisprudenza, ex-palazzo del principe Cerami, e giù fino al rialzo, ove ora ha sede la Chiesa di s. Agata alla fornace con gli attigui riscoperti ruderi della cavea del sottostante anfiteatro romano. Sull'identità di tali vestigia del palazzo del pretorio garantiscono i più noti storici catanesi di cose patrie e i più noti catanesi esperti di archeologia, quali, Lorenzo Bolano e il professore Carmelo Sciuto Patti, a suo tempo capo della Soprintendenza per i monumenti della Sicilia orientale.

4 - Il carcere di s. Agata

Al quarto posto segnalo l'insigne monumento del carcere di s. Agata, che, a unanime giudizio, fra gli altri, del suddetto Lorenzo Bolano, nonché del grande altro archeologo Adolfo Holm e recentemente dell'illustre architetto catanese Francesco Fichera, va ritenuta come costruzione di evidente origine romana; ed indica perciò, con assoluta ed eloquente certezza, il luogo in cui si consumò il cruento martirio di s. Agata.

 

5 -L'epigrafe MSSHDEPL sulla tavoletta angelica

 

Al quinto posto segnalo la fatidica lapide marmorea, contenente l'epigrafe MSSHDEPL, che l'angelo depose accanto alla testa di s. Agata, nel momento in cui essa venne seppellita . Tale lapide tuttora esiste; ed è custodita gelosamente a Cremona sin dall'anno 568 . Essa è stata sempre oggetto di autentico e tradizionale culto, venerata dallo stesso S. Carlo Borromeo, da altri vescovi, cardinali e dal popolo.

Le lettere in essa contenute, dalla stessa redazione latina, sono state interpretate come elogio celeste rivolto a s. Agata, in quanto dotata di "mente santa spontanea", dedicatasi a rendere "onore a Dio" ed a procurare "la liberazione della patria": queste parole sono diventate di dominio universale nella Chiesa Cattolica sin dai tempi antichi e sono state incise nella maggior parte delle grandi campane di tutto il mondo cattolico .

Tale lapide costituisce una incontestabile fonte archeologica di ininterrotta testimonianza storica, che rannoda l'attuale viva tradizione del martirio di s. Agata con lo stesso giorno in cui esso si concluse.

6 - L'epigrafe di Julia Florentina

Al sesto posto segnalo l'epigrafe così detta di "Julia Florentina", che, sul piano critico è la fonte di più alto valore storico, giacché è la più antica epigrafe latina datata, che l'archeologia cristiana possiede, e che risale alla fine del III secolo, trovata a Catania nel 1730 nella zona situata tra la Villa Bellini e l'inizio della Contrada "Cibali" : tale epigrafe ora è conservata nel Museo Nazionale del Louvre di Parigi.

Nel cap. II, lett. A, n. 22, del primo volume della citata mia intera opera sul martirio di s. Agata ho dimostrato che tale epigrafe fu scolpita tra gli anni 260-287.

L'epigrafe attesta che la piccola Julia Fiorentina di 18 mesi, battezzata e, subito dopo, morta a Ibla, antica contrada di Catania, corrispondente all'attuale Cibali, fu seppellita, con la presenza di un sacerdote, presso la tomba dei martiri cristiani: tra tali martiri tutti gli storici ravvisano s. Agata; il cui martirio così, ad appena 9-36 anni dopo il suo evento, storicamente riceve la sua valida testimonianza e conferma epigrafica