La visita di S.Pietro

 

 

In carcere, dopo tre giorni, a mezzanotte l'apostolo s. Pietro sotto le sembianze di un vecchio, accompagnato da un bambino con una lanterna, appare ad Agata.

Al suo invito a consentirgli di risanarla, Agata rispose: "Mai ho apprestato al mio corpo medicina terrena e non conviene che io perda quello che ho conservato fin dalla prima età…il Signore Gesù Cristo, il quale con la sola parola cura ogni cosa e la sola sua voce tutto ristora:questi se vuole può rendermi sana".

Il vecchio le disse allora:" Ed è proprio lui che mi mandò da te: io non sono che il suo Apostolo; e nel nome di lui sappi che devi essere risanata."

 

Ciò detto S. Pietro scompare. S. Agata, prostrandosi in preghiera disse:" Ti ringrazio o Signore Gesù Cristo, che ti sei ricordato di me, e mi mandasti il tuo Apostolo che mi ha confortato ed ha risanate le mie membra.

Finita la sua preghiera, osservando tutte le ferite del suo corpo, s’accorse che era salva in tutte le sue membra:infatti perfino la sua mammella era rifatta".

Per tutta la notte il carcere fu inondato di splendida luce.

I carcerieri, che hanno visto aprirsi i cancelli da soli, scappano. I detenuti si accostano ad Agata e le propongono di scappare dal carcere. Ma lei li ferma: li persuade a non inguaiare i carcerieri. E cosi in quella notte Agata intrattiene i detenuti in fraterna conversazione e racconta le vicende della sua vita e del suo martirio . L'indomani mattina i carcerieri e i parenti dei detenuti diffondono la notizia dei prodigi avvenuti quella notte nel carcere. La notizia arriva agli orecchi di Quinziano, il quale riapre il processo e riconvoca Agata in aula.

 

La sentenza

La terza udienza

Agata compare in tribunale: è la terza udienza.

La giovane ha il volto raggiante di freschezza giovanile. Quinziano resta ammaliato di quell'aspetto: riprova la sensazione del primo giorno in cui la vide.

Egli, dimentico dello stato straziante, in cui aveva ridotto Agata quattro giorni prima, non riflettendo sulla funzione di magistrato che in quel momento svolgeva, soggiogato ancor più dall'accresciuto fascino della bellezza della giovane, riprova meccanicamente l'ultimo suo formale tentativo di insinuarsi e di minaccia e dice:"Fino a quando ti farai pazza a resistere agli ordini degli invitti imperatori? Sacrifica agli dei, se no, sappi che sarai sottoposta a gravi tormenti! " .

Agata lo compiange con senso di disprezzo e di disgusto. Poi gli esclama: "Come posso abbassarmi a riguardare dei feticci, voltando le spalle a Colui che mi ha risanato e ridonato la mammella?" .

Quelle parole furono una sferzata sullo stato di intontimento in cui si trovava Quinziano. Egli si riscuote, ripiglia coscienza e dice: "Chi ti ha risanata?" .

Agata: "Cristo, il figlio di Dio!".

Quinziano avverte il colpo tremendo della potenza invisibile di Cristo. Avrebbe potuto approfittare di quel provvidenziale segno rivelatore della divinità di Cristo e arrendersi a Lui. Invece satanicamente sceglie l'opposizione e biascica contro Agata:

"Ancora osi nominare Cristo?" .

Dallo sguardo bieco di Quinziano Agata intuisce che il momento decisivo del suo cimento è arrivato; e allora lancia il grido, che i martiri si riservavano per l'ultimo momento della loro lotta: "Io confesso Cristo con le labbra e col cuore non cesso mai di invocarlo!" .

 

La condanna al rogo

Quinziano dà atto ad Agata che tali sue parole costituivano un formale atto di autoconfessione del suo crimine di lesa maestà contro la religione dello Stato . La legge d'allora sanciva che "un reo confesso si doveva ritenere come un imputato per il quale il giudizio era da considerarsi ormai concluso, in quanto che il reo da sè stesso con propria sentenza si era autocondannato" .

Pertanto Quinziano alla fierezza di Agata contrappone le sue parole di sfida blasfema contro Cristo: "Vedrò ora se il tuo Cristo ti aiuterà" . In quel momento egli dà ordine all'assessore di verificare la regolare composizione del collegio giudicante e cioè del Consiglio Provinciale giudiziario. Formalizza il dispositivo della sentenza di condanna a morte, analogo al comune dispositivo di altre sentenze di condanna a morte per i cristiani: e fa redigere il testo in un'apposita tavoletta :

"Agata ha confessato di vivere secondo il rito cristiano: visto che le si è proposto di rientrare nella religione romana e visto che essa ha rifiutato con ostinazione, l'abbiamo condannata ad essere arsa viva tra cocci e carboni roventi".

Quinziano provvide a firmare la sentenza e a farla controfirmare da un assessore di nome Silvano e da un componente il Consiglio Provinciale di nome Falconio.

Fatto questo, Quinziano consegna la tavoletta all'araldo giudiziario perché ne leggesse il testo a voce alta e la notificasse al pubblico.

II pubblico ascoltò e fremette.


Esecuzione della sentenza

Nell'animo degli astanti covava già il risentimento. Adesso quel risentimento si rinfocola e dà segni di intolleranza e di esplosività. Quinziano intanto dà ordine che siano sparsi a terra acuti cocci mescolati a carboni ardenti e ad altro materiale rovente e poi comanda che Agata vi fosse "rivoltata a corpo nudo" . La sentenza viene eseguita.

 

Il terremoto e la fuga di Quinziano

Ma in quel momento un forte terremoto scuote il pretorio: crolla una parete e seppellisce l'assessore Silvano e il consigliere giudiziario Falconio. II popolo insorge e invade il pretorio. Quinziano dà ordine ai soldati di prendere Agata e trasferirla in carcere.

Egli riesce appena a fuggire per una porticina, assieme agli altri membri superstiti del collegio giudicante e alla sua scorta personale. Una parte del popolo invece segue i soldati, che portano Agata in carcere: tanti si introducono nel carcere e affiancano Agata.

 

 

 

Morte di S.Agata

Tratta dal rogo, riportata in carcere, Agata fu deposta per terra: il suo corpo, come granellino di incenso, arso dal fuoco, fumava ancora e andava ad estinguersi; la sua anima invece ardeva d'amore a Dio.

Agata agonizzò per alcune ore.

Prima di morire , alla presenza di molti disse: "Signore, che mi hai creata e custodita dalla mia infanzia..., che togliesti da me l'amore del secolo, che preservasti il mio corpo dalla contaminazione, è tempo che io giunga alla tua misericordia".

Poi, gettando un forte grido, spirò.