Le Sante Reliquie

 

Il Busto Reliquario

Il Busto Reliquario finemente decorato in argento e smalti che ancora oggi noi ammiriamo, risale al 1376. 

Fu il Pontefice Gregorio XI ad incaricare il Vescovo di Catania, Marziale, di far realizzare il simulacro agatino e questi si rivolse ad un artista di grande fama, il senese Giovanni Di Bartolo. 

                         

 

In questa raffigurazione S.Agata è affiancata da due Angeli, tiene con la mano destra una lunga croce in argento e smeraldi 

 

     

 

e con la mano sinistra una tavoletta con la famosa iscrizione

 

 

 “MENTEM SANTAM SPONTANEAM 

HONOREM DEO ET PATRIAE LIBERATIONEM”  (''Mente Santa, Spontanea,  Onore a Dio e Liberazione della Patria”).

 

All’interno del Busto Reliquiario, in una cavità della testa, è riposto il teschio della Santa.

 

Il tesoro che ricopre la statua di S. Agata è di inestimabile valore. 

 

Di fatti, tra gemme, ori, pietre preziose, croci, ciondoli e collane, sono più di trecento gli ex-voto che impreziosiscono il suo busto reliquiario. In passato, sono stati compilati anche degli inventari come quelli effettuati dal 1473 al 1743 e dal 1743 1915. 

Gli ex-voto più rappresentativi sono: la massiccia collana quattrocentesca donata dal grande devoto agatino viceré Ferdinando De Acuna; la croce artisticamente lavorata del sec. XVI con gemme preziose; la croce della legion d'onore appartenuta a Vincenzo Bellini; collane e croci appartenute ai Vescovi di Catania, Deodato, Orlando, Ventimiglia, Dusmet, Nava; la corona con prezioso diadema ricco di gemme che la tradizione attribuisce essere dono di re Riccardo Cuor di Leone; il prezioso anello offerto dalla regina Margherita nel 1881, ecc. Altri oggetti sono conservati a parte.

 

La controbase d'argento finemente cesellata con angioletti a forma di cariatidi, fu realizzata nel sec. XVI per rendere il mezzobusto dentro il fercolo più visibile durante la processione.


Lo Scrigno e i Reliquari anatomici

Lo Scrigno è una preziosissima cassa d'argento di forma rettangolare, in stile gotico, al cui interno sono conservati i Reliquari anatomici contenenti la maggior parte dei resti mortali della Santa.

 

Fu commissionata nel 1460, e realizzata grazie alle offerte dei devoti, per sostituire la cassa in legno nella quale il Vescovo Maurizio aveva deposto le Reliquie di S. Agata appena ritornate a Catania da Costantinopoli, nel 1126. Alla sua realizzazione lavorarono l'argentiere catanese Angelo Novara,  Filippo De Mauro e Nicolò Lattari; il coperchio, invece, fu rifinito da Paolo Guarna e dagli orafi Vincenzo e Antonio Archifel.

I Reliquiari anatomici, in argento massiccio dorato, sbalzato e cesellato,  sono in tutto sette:

           

due contengono i femori della Santa, due le braccia con le mani, due le gambe con i piedi, una la mammella. 

 

Il sacro Velo è da considerare l'ottavo reliquiario. Eseguiti in epoche diverse, risultano dissimili nello stile.

 

Il  Fercolo (Vara)

Il fercolo, o "Vara", sul quale il busto reliquiario e lo Scrigno compiono il giro della città nei giorni della ricorrenza, è tutto d’argento lavorato nello stile classico del rinascimento.  Uscì la prima volta il 4 febbraio del 1519. Prima di allora, le Reliquie della Santa nel giorno della sua festa venivano adagiate un'antica "Vara" in legno dorato e trasportate a spalla dagli "ignudi". Autore dell'opera fu Vincenzo Archifel, artista napoletano che lavorò a Catania dal 1486 al 1533.

 

Il fercolo, così come è stato concepito all'origine dal suo autore, è un tempietto sostenuto da sei colonne in stile corinzio che sorreggono una elegante trabeazione sormontata da un cupolino a base rettangolare di ispirazione orientale e con tegolato a scaglie. Il fercolo che conosciamo andò arricchendosi  con gli anni di nuovi elementi decorativi e ornamentali. La prima aggiunta fu quella delle 12 statuette d'argento massiccio raffiguranti gli Apostoli, che svettano attorno al cupolino. La prima vera "rivoluzione" avvenne nel 1929 con la "meccanizzazione". Fino a quell'anno il fercolo trainato dai fedeli, si muoveva col sistema delle "lunette"; veniva cioè fatto scivolare su mezze lune di legno ricoperte, nella parte inferiore, da lamiere d'acciaio.

 

La "Vara" nel corso del tempo è stata  al centro di due gravi episodi. Il primo è legato al furto, avvenuto nel 1890, ad opera di audaci ladri che la depredarono di tutti gli ornamenti mobili e delle 12 statuine raffiguranti gli apostoli; il secondo episodio, è connesso alla seconda guerra mondiale: il 17 aprile del 1943 una bomba centrò il deposito dov'era custodita, distruggendola. L'opera di ricostruzione fu particolarmente laboriosa e si concluse dopo il 1947.


L'addobbo floreale del fercolo.

L'addobbo floreale del fercolo è costituito da mazzi di garofani sistemati in vasi disposti in sequenza fra le colonne.La scelta colore dei garofani nei due diversi giorni della festa, rispetta precisa simbologia.

 

Il garofano rosa che costituisce l'addobbo del giorno 4, rappresenta il simbolo della passione, del Martirio, del misticismo Agata. Il garofano di colore bianco, invece simboleggia nel giorno del Martirio, la fede, il candore, la purezza del principio di rimanere, fino al supplizio, Vergine consacrata a Dio.