Le storie del signor Keuner
di Carmelo La Carrubba


Nella biografia artistica di Moni Ovadia si individuano tre momenti importanti della sua creatività: quella ad impronta musicale con la sua orchestra in cui emerge il ricercatore di suoni e di motivi musicali non solo jiddisch che fanno parte della musica klezmer ma anche di altre esperienze musicali di altri popoli, il secondo in cui viene portato alla ribalta di un palcoscenico il mondo dell’esule ebreo attraverso il racconto affabulatorio della storiella intrisa di quel particolare umorismo dissacratore che è tipico della cultura jiddish e in cui a questa si associavano i canti strazianti dell’esule ebreo metafora universale di ogni essere umano senza patria di cui “Oylem e Golem” (con Cabaret jiddisch ) è tuttora ritenuto il suo capolavoro e infine – almeno per il momento – il terzo caratterizzato da una grande passione civile e da un impeto visionario verso l’utopia, che è anch’esso tipicamente ebraico, che spesso travalicando gli inesistenti limiti dell’arte diventa passione politica. L’autore di questa sua esperienza artistica se ne sente testimone.

A questo ultimo periodo appartiene lo spettacolo “Le storie del signor Keuner” di Bertold Brecht in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania,regia di Roberto Andò e Moni Ovadia, - un’esposizione post-morale – con Moni Ovadia, Lee Colbert, Ramon Siwulak, Maxim Shamkov, Ivo Bucciarelli e la Moni Ovadia Stage Orchestra, in cui la questione politica è il tema centrale dello spettacolo: in cui il rapporto fra comunità e potere è visto come un esperimento della coscienza.
In questo spettacolo il signor Keuner è l’alter ego del Brecht esule, doppiamente esule perché oppositore del regime nazista dovette emigrare in America e al suo ritorno a Berlino – dove si era instaurato il comunismo che lui aveva tanto auspicato e dove provò una lancinante delusione quando riebbe il proprio teatro e l’amato pubblico – ma, dato il clima politico, visse il più difficile degli esili, quello che si vive in solitudine. Su questa scia si pone l’esigenza, per Andò ed Ovadia, di misurarsi con Brecht cioè con colui il quale ha saputo meglio rispondere alle domande della società con la forza della poesia e del teatro. Così i due autori, sugli appunti di Brecht hanno scelto di porre al centro del loro spettacolo “senza traccia narrativa” un personaggio, il signor Keuner che vive in esilio del senso in cui le sue parole ricche di esperienza umane ed esistenziali, ieri come oggi, sono – per i due autori – sempre “attuali” per cui hanno avuto l’idea di una particolare lettura: dell’intervista, della lampante attualità per fare un teatro politico civile dell’oggi attraverso personaggi importanti della società civile, del mondo culturale e giornalistico, della classe politica oggi al potere. Ne è venuto fuori uno spettacolo composito e frammentario, con ricchi reperti d’arte, alcuni di pregevole valore ed altri che appartengono ad un modesto repertorio giornalistico. Da Kantor al teatro di Brecht, dalla struggente musica klezmer al rumoroso rock, dallo spettacolo che si prefigge di provocare nel pubblico uno shoc civile, assistiamo al rovesciamento del teatro epico creato da Brecht con la recitazione straniata dell’attore per fare riflettere lo spettatore si passa ad Ovadia che nella sua urgenza civile vuole scioccare lo spettatore.


Ovadia è un grande affabulatore, un gigante della scena che – in questo spettacolo – scende in platea per parlare col pubblico con la sua voce incantatrice di slavo, con la sua lingua che è un canto, con il suo verbo politico, la sua denuncia delle ipocrisie, per provocare lo sdegno verso il Potere. Così tutto quello che viene rappresentato sul palcoscenico, dall’Angelo azzurro all’orchestrina con soli uomini vestiti da donna appartengono all’espressionismo, al cabaret, mentre oggi l’attualità e il pubblico diventano i soggetti dello spettacolo per sconfiggere gli ipocriti che portano il mondo alla deriva. Ovadia con il suo spettacolo – denuncia – comizio vuole richiamare l’attenzione verso i temi sociali per una società migliore e in tal senso si serve delle letture di Brecht in video affidate a Oliviero Diliberto col ritratto di Marx alle spalle, di Sergio Romano ex ambasciatore a Mosca, di Massimo Cacciari, Gino Strada, Claudio Magris e altri a cui si associa la sua satira bruciante per creare consensi in quanto oggi non basta il ricordo degli orrori del passato o la loro celebrazione ma bisogna prendere parte al riscatto morale.
Pubblico frastornato, non sempre attento o consenziente ma comunque plaudente durante e alla fine dello spettacolo.