"KOHLHAAS" RIVIVE CON MARCO BALIANI 
 Al piccolo di Catania la pièce tratta dalla novella di Heinrich von Kleist

 

"Tanti anni fa in terra di Germania viveva un uomo a nome Michele Kohlhaas. Era allevatore di cavalli e come lui lo erano stati il padre e il nonno…". Comincia così l’affascinante racconto di Marco Baliani, nativo di Verbania, professione "raccontatore di storie". Attore, regista e drammaturgo tra i più originali nel panorama teatrale italiano, Marco Baliani è stato ospite del Piccolo Teatro di Catania, nell’ambito della stagione di prosa 2002/2003, con la pièce "Kohlhaas" di Remo Rostagno e Marco Baliani, tratta da "Michael Kohlhaas" di Heinrich von Kleist, diretta e interpretata da Marco Baliani. Baliani, vestito di nero, solo sulla scena, seduto in una sedia, per circa 90 minuti, incanta un pubblico di ogni età, narrando la storia realmente accaduta, nella Germania del 1500, di un mercante di cavalli, vittima della corruzione dominante della giustizia statale. La spirale di violenza generata dal sopruso subito dal protagonista offre lo spunto per una riflessione sulla questione della giustizia e sulle conseguenze morali che la reazione dell'individuo all'ingiustizia può comportare. Attraverso la sua mimica, la sua gestualità, Baliani riesce a coinvolgere anche lo spettatore più distratto, facendogli immaginare i cavalli del protagonista, le sue paure, la sua sete, la sua vana attesa di giustizia e la decisione finale di scegliere il cappio di una forca. Perfetto come "raccontatore di storie", Marco Baliani da un saggio di teatro di narrazione, trasformando lo spettatore in ascoltatore e con allusioni, mette a confronto la vicenda di Kohlhaas con i temi sanguinosi più recenti. "Kohlhaas", scritto a quattro mani con Remo Rostagno nel 1990, è ormai uno spettacolo "cult", con centinaia di rappresentazioni, amato da pubblico e critica. Ed anche a Catania, dove mai era stato messo in scena, ha riscosso i calorosi e reiterati applausi degli spettatori. "È stata una sfida bella e difficile trasferire in narrazione e parola orale - commenta a fine spettacolo Marco Baliani - un universo così lontano e complesso come quello della parola scritta di Kleist. Con Remo Rostagno ci siamo messi alla ricerca di una nuova forma dove far precipitare l'anima della vicenda, che fin dall'inizio ci aveva affascinato. Le domande senza risposta che solleva la storia di Kohlhaas (cos'è la giustizia, quella umana e quella divina e come può l'individuo ricomporre l'ingiustizia) fanno parte dei percorsi della mia generazione, quella segnata dal numero di riconoscimento '68".

 

  Maurizio Giordano