"Métamorphoses" apre la rassegna "Gesti Contemporanei"
Al Cortile Platamone la kermesse curata dallo Stabile di Catania

 

La pièce "Métamorphoses - il canto del doppio", ha inaugurato al Cortile Platamone di Catania, la terza rassegna curata dal Teatro Stabile etneo, "Gesti Contemporanei", che quest’anno ha come linea guida l’umana avventura, la condizione dell’individuo nel mondo. La rassegna porterà ancora una volta le sue proposte fuori dal palcoscenico tradizionale, raggiungendo il pubblico in luoghi insoliti per uno spettacolo. L’innovativa kermesse, si prefigge di divulgare uno spaccato dei movimenti teatrali, con l’impiego di spazi alternativi e la contaminazione dei linguaggi artistici.

Ad aprire la rassegna, l’interessante proposta "Métamorphoses - il canto del doppio", ideata da Marina Blandini e Gaetano Battezzato, coreografia e drammaturgia ancora di Battezzato, musiche di Tallis, Golijov, Gorecki, Banda Ionica, Keyrouz, Lamandier, Pärt, Lamy, interpreti lo stesso Battezzato e Marie Zénobie Harlay. Prodotto da Teatri del Vento-Danse/Image (Francia), lo spettacolo vede, per circa 1 ora, protagonisti due danzatori in una scena di 2x2 poggiata come un ring in mezzo agli spettatori. La scelta è stata quella di creare uno spazio difficile, una scena ridotta, la manipolazione d'oggetti rigidi, di gesti meccanici.

I due danno vita a coreografie plastiche, di grande impatto visivo ed emozionale, una gestualità meccanica e che, a stretto contatto con il pubblico, suscitano l’interesse, catturano l’attenzione anche del più distratto spettatore. La scrittura coreografica registra i diversi punti di vista sul rapporto che l'uomo intrattiene con il mondo, traduce l'ambiguità che guida delle azioni umane. La gestualità meccanica è ispirata all'Opera dei Pupi, il celebre teatro delle marionette siciliano, celebrazione dell'uomo e del suo destino, "Métamorphoses" propone una danza condotta da emozioni elementari.

Battezzato & Blandini - Teatri del vento è una compagnia fondata in Sicilia nel ‘93, poi trasferita in Francia nel 1995. I due artisti hanno costruito una forte identità coreutica ottenendo riconoscimenti e finanziamenti dallo Stato e dagli enti locali d'oltralpe. Il loro lavoro, tra i più singolari nella danza contemporanea francese, resta fuori dalle tendenze, portatore di un'estetica originale, generata dalla loro simbiosi artistica, incrociando danza, teatro, immagine, scultura, su tematiche che toccano il Mito e l'Archetipo, in cui si riflettono le loro radici culturali e le esperienze del loro nomadismo.

Il secondo appuntamento con la Rassegna è sempre al Cortile Platamone dall’8 al 10 luglio con "Frida - Albero della speranza sii solido", testo e regia di Gioacchino Palumbo, scene e costumi di Giuseppe Andolfo, musiche composte ed eseguite dal vivo da Nello Toscano, luci di Franco Buzzanca, post-produzione video di Aldo Kappadona, con Donatella Finocchiaro, Vincenzo Failla, Egle Doria, Bruno Torrisi, Pamela Toscano, produzione Teatro del Molo 2. Frida Kahlo è diventata nell’ultimo decennio uno dei miti dell’arte del Novecento. Nata in Messico nel 1907 da padre ebreo - tedesco e madre messicana, fu vittima a 18 anni di un orribile incidente che la costrinse a una vita di sofferenze.

La rassegna si chiuderà il 14 luglio alle 21 e ancora il 16 e il 17 alle 22,30 ai Mercati generali con "Guerrin Meschino ovvero La Leggenda dei Pupari Erranti", liberamente tratto dal racconto di Gesualdo Bufalino, con la Marionettistica dei fratelli Napoli, drammaturgia di Salvatore Zinna, regia di Elio Gimbo, scene dell’Opera dei Pupi scritte da Alessandro e Fiorenzo Napoli, musiche di Renè Aubry, Gabriele Arena, Pascal Comenade, Fabio Grasso, Wim Mertens, coregia di Linda Magnifico.

Interpreti Alessandro Ferrari, Yussif Jaralla, Orazio Alba, Cinzia Finocchiaro, Marcella Parito, Massimiliano Grassia, Alessandro Di Carlo, Mariagrazia Bertino, Sonia Condorelli, produzione Cooperativa Arcana. Il Guerrin Meschino, scritto nei primi anni del secolo XV da Andrea da Barberino, racconta la vicenda del "figlio della sventura" impegnato nella quête dei propri genitori. La leggenda era rappresentata dai pupari catanesi e sulla base degli antichi canovacci dell’Opra, i fratelli Napoli hanno scritto le scene dei pupi per questo evento spettacolare. L’intenzione è recuperare per gli spettatori contemporanei i significati universali che quest’antica storia veicolava al pubblico tradizionale dell’Opera dei Pupi.

 

Maurizio Giordano