Nubendi
di Carmelo La Carrubba

 

La commedia “Nubendi” di Nino Romeo pubblicata nel 2015 dopo lunghe riflessioni è in scena al Piccolo Teatro della città in prima assoluta da venerdì 7 a domenica 9 aprile: sue sono la regia, le scene e le luci dello spettacolo.


Ambientata la vicenda in un caffè d’epoca in cui c’è la migliore pasticceria della città narra di tre coppie che lì si incontrano e sono Tella, estetista specializzata in trattamento defunti, Tello pittore specialista nel ritrarre gli ultimi istanti di vita, che, incontrandosi si promettono reciprocamente in matrimonio così pure i due camerieri Varo e Vira con cui scoprono di avere relazioni antiche; si confrontano scambiandosi i ruoli. Infine una giovane coppia di cui lei aspetta un figlio che sarà risolutiva della storia.
Le tre coppie, a vario titolo, rappresentano non la normalità degli esseri umani ma sono quelli che la normalità l’hanno oltrepassata, chi nella percezione del tempo, chi dello spazio, chi nell’uso sfrenato della parola in senso naturalistico, chi nella visione politica di una futura società e chi con una bomba posta nello zaino e lasciata nel locale vanificando ogni loro ambizione.
La regia di Nino Romeo è asciutta e rigorosa nel creare un linguaggio scenico che rappresenti il delirio di chi si pone fuori da ogni regola e suppongo miri a essere la rappresentazione di chi pur proiettandosi nel futuro nega il presente in cui vive.

Dal delirio ossessivo dei protagonisti scaturisce la visionarietà del testo che sostanzialmente vuole riflettere sull’irrazionalità sia del vivere che della società.
L’autore fa dire a Varo che ci vorrebbe la dittatura della democrazia in una società in cui si avverte la necessità delle regole anzi dove le regole sono tutto si invoca un maoismo di altri tempi che oggi nessuno credo ne senta la mancanza e per finire il suo discorso “politico” conclude con un attentato terroristico.
La drammaturgia di “Nubendi” ha nella parola il suo punto di forza nel creare un linguaggio scenico grevemente naturalistico in cui appare più che la leggerezza il disagio esistenziale di individui che non sanno comunicare fra loro perché poste in situazioni assurde fra necrofilia e deliri postsessantottini.


Una tematica complessa non del tutto risolta sulle tavole del palcoscenico che però, per la bravura degli attori , si crea, in certi momenti, una parvenza di verità. Merito non da poco di Graziana Maniscalco e di un composto e razionale Angelo Tosto, di Nicola Costa e di Ludovica Calabrese che col personaggio di Vira crea momenti grotteschi di rara comicità; completano il cast Valeria La Bua e Pietro Cocuzza.
In questo spettacolo abbiamo assistito all’uso di un linguaggio naturalistico che si identificava nell’uso del dialetto per rompere gli schemi di un perbenismo che ormai appartiene ad un passato remoto e quindi inutile e fuorviante e il grottesco delle situazioni è costretto a vivere fra il cesso e la camera da letto.
E anche la certezza delle regole – tanta invocata dall’autore – si infrange, ormai, in una società fuori dalle regole.
Per concludere spettacolo ben diretto e ben interpretato di un testo che nell’”assurdo” della ispirazione e dell’appartenenza ad una avanguardia che forse nasce senza avvenire.
Nino Romeo – prima della rappresentazione – ha ricordato Memè Perlini – morto recentemente – che di una avanguardia del passato è stato maestro assieme ad altri e a cui si sente legato l’autore di “Nubendi” e a cui credo appartenga il testo di questo spettacolo.
Il pubblico ha seguito con attenzione la rappresentazione – anche se , in certi momenti, è rimasto disorientato: ha applaudito uno spettacolo – per molti versi – particolare.