Socrate
di Carmelo La Carrubba


La figura di Socrate, la sua forza morale, il suo messaggio socratico-platonico si colloca al centro della crisi morale ed economico-sociale che investe il V secolo a. C. ad Atene. L’arco fra la vita e la morte rappresentano e testimoniano il travaglio esistenziale di quest’uomo, la consistenza del personaggio Socrate come ci viene tramandata dalle pagine platoniche del “Fedone”, del “Critone” e dell’”Apologia”. Vincenzo Cerami nel ricostruire la complessa e affascinante figura di Socrate non si è servito soltanto dei testi di Platone ma ha attinto anche dalla commedia “Nuvole” di Aristofane che è un’opera violentemente diffamatoria nei confronti di Socrate ma pur sempre un pezzo pieno di brio, divertente perché intelligente e comico offrendoci così un ritratto completo di questo eroe.

Così nello spettacolo “Socrate” in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania avremo un Socrate che sa esprimere la sua forza dialettica e il suo alto senso della Giustizia che non si ferma nemmeno di fronte alla sua morte e nello stesso tempo dal brano delle “Nuvole” avremo sorprendenti tratti di ironia che fanno oltre che sorridere anche pensare. Lo spettacolo evita la cronologia e i tempi riferiti nei libri di Platone che costituiscono il tessuto storico degli avvenimenti e quindi in maniera anomala la pièce prende il via dal carcere e la morte del protagonista, con “Le nuvole” ci offre uno spaccato di Atene, l’avversione degli ateniesi contro i sofisti e quindi contro il filosofo fra il varietà e l’avanspettacolo per finire drammaticamente con il processo.

 

Patavina sa disegnare la figura di un filosofo rivoluzionario, un progressista che sa parlare, sa convincere i giovani e che è consapevole – da esperto pedagogo - di “sapere di non sapere…” e che il nemico da combattere è l’ignoranza. Inoltre in uno Stato che si avvale della democrazia importanti sono le leggi e la loro osservanza anche quando gli uomini ne fanno un pessimo uso come nel suo caso in cui viene condannato a morte per reati d’opinione o perché con la sua dialettica è capace di plagiare i giovani. Erano delle calunnie. La verità consisteva nel fatto che: in uno stato di diritto minato dalla corruzione com’era la giovane democrazia ateniese un personaggio integerrimo come Scorate fa paura , diventa scomodo perché insopportabile è il suo esempio, la sua coerenza nel dire sempre la verità e nell’invogliare i giovani a pensare con la propria testa diviene per i conformisti un confronto inammissibile. Principi che sono diventati i fondamenti del pensiero occidentale e che tuttora costituiscono la parte migliore dell’eticità del pensiero moderno e si rimane affascinati e coinvolti nel costatare come il passato e il presente possano trovare dei punti d’incontro drammaticamente ed emotivamente attuali. Merito, fra l’altro, di questo spettacolo nato per i giovani delle scuole secondarie.

 

Ma l’aspetto teatrale è ancora più seducente per l’interpretazione di Pippo Patavina che dà consistenza drammaturgica ad un personaggio immenso nella sua coerenza umana ed etica con una compostezza corporale, una vocalità grave e riflessiva che lo rendono unico. Ma ancora più grande, come attore comico, una maschera, Pattavina lo è ne “Le nuvole” che nella macchietta su Socrate alle prese con il giovane villico che vuole lezioni dal maestro mostra, in maniera esilarante, le doti di impostore del maestro e di come la sua dialettica servisse a rendere logici argomenti volgari. Una comicità da avanspettacolo in cui sono presenti Totò e quant’altri hanno arricchito questo genere di spettacolo. Per chiudere col processo a Scorate, un processo burla, diremo oggi, in cui emerge ancor più la figura integerrima del filosofo che rispetta la legge. Le scene e i costumi rigorosi come le idee del protagonista sono accompagnate dalle musiche di Carlo Insolita che si adattano perfettamente al clima ora tragico ora comico della vicenda. Le luci sono di Franco Buzzanca. La regia di Ezio Donato ha cercato, in sintesi, di rendere palese una materia tanto importante e l’ha fatto attraverso la parola e l’impegno attorale di un Patavina straordinario da un cast bravo e funzionale: Debora Bernardi, Franz Cantalupo, Gianpaolo Romania, Gino Nicolosi, Toni Lo Presti, Marco Trincali, Joe Schettino, Andrea Balsamo, Mario Filetti, Giuseppe Finocchiaro questi ultimi nel doppio ruolo di musici con l’orchestra in scena e di allievi. L’orchestra in scena ricorda gli allestimenti di Brecht quando privilegiava il cabaret come forma espressiva per i suoi spettacoli. Pubblico entusiasta e plaudente.