Socrate
di Carmelo La Carrubba


 

La complessa figura di Socrate spicca nella storia della cultura dell’antica Grecia ma ancor più significativa è la sua presenza nel pensiero occidentale in quanto gli si riconosce una paternità nell’aver ispirato i principi etici, civili e politici che furono e sono alla base di una corretta democrazia.
Portare sulla scena un grande personaggio come Socrate dalla imbarazzante coerenza morale che non indietreggia nell’affermare la libertà del suo pensiero anche di fronte alla morte, in tempi di populismo, è, oserei dire, opera indispensabile.
Questo grande pedagogo fu calunniato perché metteva i politici di fronte alle proprie responsabilità e da essi, attraverso un processo burla, fu, come tutti sanno, condannato a morte bevendo la cicuta.
E non perché fosse vero che corrompeva i giovani o – come sosteneva Aristofane ne “Le nuvole” che fosse un imbonitore e un impostore ma perché dava fastidio al potere in quanto richiamava i politici alla coerenza e all’onestà. E il Potere – anche quello del secondo governo democratico di Atene – non gradiva le critiche di Socrate e per ridimensionarlo, dopo averlo condannato, attraverso i suoi allievi gli propose la fuga dal carcere nel convincimento che accettando di fuggire sarebbe diventato soltanto una macchietta di dubbia moralità come volevano i suoi detrattori.
La ricostruzione storica del personaggio Socrate fatta da Vincenzo Cerami si avvale delle pagine di Platone: “Critone”, “Fedone” e “Apologia di Socrate” nonché della commedia di Aristofane “Le nuvole”.
Lo spettacolo “Socrate” dopo una prima rappresentazione sette anni fa per le scuole è ora in scena al Teatro Verga ripreso sempre dallo Stabile di Catania con un cast parzialmente rinnovato protagonista straordinario Pippo Pattavina . Oltre che nel programma della stagione teatrale dello Stabile è ancora per le scuole.
Dal testo alla scena alla drammaturgia per un linguaggio teatrale adatto a rappresentare la figura del filosofo Ezio Donato – che ha curato la regia – si è avvalso delle scene di Giuseppe Andolfo riprese da Dora argento (cura anche i costumi) che esprimono la robustezza del potere attraverso la solidità della prigione dove è recluso Scorate me nello stesso tempo ne rivelano l’intima fragilità quando mostrano l’inutile tentativo di fare fuggire il prigioniero e, non riuscendoci, rimangono gabbati. Ma predominante è – nella drammaturgia di Ezio Donato – la cura della figura del personaggio su cui ruota non solo la storia sia nei risvolti tragici che in quelli comico grotteschi ma soprattutto nel significato che ogni suo gesto rappresenta nell’etica del suo pensiero, nella sua azione pedagogica, nella finalità civile di un’azione che diventa politica e rappresenta la libertà del pensiero non solo antico ma moderno e contemporaneo.
Pippo Pattavina – pur essendo un tenore leggero – è attore completo e sa essere tragico ed emblema di un’idea ma anche spassosa macchietta che sa ridicolizzare le debolezze umane anche se riferite ad un filosofo.
Lo spettacolo ha un primo atto in cui Socrate in carcere è il vero tutore della legge ed è quello che crede nelle Giustizia esprimendo la tragicità di un’epoca ma anche un monito per il presente
Il secondo atto apre con “Le nuvole” in cui l’attore che interpreta Scorate – sempre lo stesso Pattavina – ne dà una rappresentazione caricaturale – alla Brecht – con orchestrina sul palcoscenico e sketch satirici e umoristici che ricordano il vecchio varietà. Per concludere con “L’apologia” che mettendo a confronto Scorate e i suoi accusatori riprende le tonalità del tragico in cui spicca la personalità del personaggio principale .
Lo spettacolo di grande respiro si avvale di un cast di ottimi comprimari da Sebastiano Trincale a Renata Zamengo ad Alberto Bonaria a Franz Cantalupo a Giampaolo Romania straordinario nel ruolo di Strepsiade a Riccardo Maria Tarci, a Vittorio Vaccaio, Michele Arcidiacono, Federica Fiorenza, Vincenzo Laurella, Luigi Nicotra, Roberta Andronico, Azzurra Drago, Graziana Lo Brutto, Gaia LO Vecchio, Alessandro Giorgianni,. I musici sono: Pietro Cavalieri, Camillo Pavone e Giovanni Caruso.
Le musiche di Nicola Piovani hanno conferito intensità drammatica all’azione scenica accentuando la tragicità dello spettacolo. Le musiche de “Le nuvole” sono di Pippo Pattavina. I movimenti coreografici di Donatella Capraio rendono fluida l’azione scenica mentre le luci di Franco Buzzanca creano le giuste atmosfere.
Pubblico attento e partecipe ha riversato gli applausi alla fine dello spettacolo.