La resistibile ascesa di Arturo Ui
di Carmelo La Carrubba

 

 


Nella visione brechtiana e nella rappresentazione scenica di una società corrotta da denunciare svetta il parallelo fra malavita e politica ma con il segno invertito: sono infatti i delinquenti a comportarsi come borghesi e non il contrario.
Così come raccontare la nascita del nazismo nella Berlino degli Anni Trenta con l’ascesa di Hitler al potere, Brecht, nel riflettere sui meccanismi perversi del potere si avvalse della forma della parabola ma con precisi intenti satirici, nel rappresentare il gangster Ui e un’accolita di delinquenti al soldo del “Trust dei cavolfiori” che si impossessano della città di Chicago.
Lo spettacolo “La resistibile ascesa di Arturo Ui” in scena al Teatro Verga per lo Stabile catanese con la regia di Claudio Longhi, ha protagonista Umberto Orsini e un cast di giovani e valenti attori.
Questo spettacolo è una riflessione in cui i protagonisti usano il volgare linguaggio della lotta politica-economica in una parodistica deformazione del verso classico (Shakespeare, Goethe) per fini satirici secondo le finalità del teatro come lo voleva Brecht.
Infatti oltre la parodia e la satira nel teatro di Brecht c’è una costante che è la musica e il suo uso innovativo che già ne “L’opera da tre soldi” doveva gran parte del suo successo alle musiche di Kurt Weill a cominciare dalla ballata di Mekie Messer. Da sottolineare L’uso drammaturgico che Brecht impose alle canzoni che diventavano protagoniste in quanto spezzavano l’azione scenica del racconto. La struttura del quale “a quadri staccati” si contrapponeva alla tradizionale divisione in atti: in questo modo riproponeva l’uso dei cartelloni impiegati dai cantastorie nelle feste popolari o nel cabaret berlinese Anni Venti o nella “rivista” del teatro politico di Piscator col quale Brecht aveva collaborato – non dimenticando la lezione di Valentin ai cui spettacoli Brecht era legato. Infine l’uso di didascalie, commenti e salti di scena che “staniavano” il personaggio dal racconto tradizionale e lo immettevano nella forma collettiva del teatro epico che in realtà non è che il “teatro narrativo”.
Lo spettacolo di Claudio Longhi è costruito sulle direttive brechtiane sopradette e si presenta come una rivista in cui parole e musica raccontano la storia sanguinaria del gangster Arturo Ui ovvero Adolfo Hitler. E con i ritmi incalzanti del teatro comico che nella satira e nel grottesco ha i suoi punti di forza ci fa riflettere – ridendo amaramente – sulla sopraffazione mafiosa – sui fatti di cronaca che spesso grondano sangue, sui delitti, gli affari, la corruzione di cui i giornali sono pieni.
L’enorme bellezza dello spettacolo sta nella nitidezza della rappresentazione ora pungente ora caustica, sempre elegante, riflessiva sul nostro passato ricco di errori.
Un grande apologo duro, feroce sulla tragedia europea voluta dal nazismo per tenere desta la nostra memoria contro il ritorno di insensate proposte.
Questa “farsa storica” dall’ispirazione grottesca trova tante cuspidi spettacolari durante il racconto quando Arturo Ui “veste” i panni di Hitler truccandosi nel proscenio davanti al pubblico e Umberto Orsini è impareggiabile nella trasformazione e nel voler dire che non ci vuole molto a trasformare un uomo qualunque in un criminale. Nella scena finale quando Ui entra a Cicero appoggiato alla vedova Dullfeet offre ai commercianti della città l’ingresso nel trust di cavolfiori di cui ha ormai il monopolio ottenendo un’acclamazione plebiscitaria. Credo che questa scena rifletta una realtà che nel 1941 quando fu scritto il testo era sostanzialmente profetica ora è la prassi di una certa politica.
Ben affiatati il cast di attori-cantanti-musicisti che hanno reso leggero il lungo spettacolo: Nicola Bartolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Lino Guanciale,Diana Manea, Luca Micheletti, Michele Nani, Ivan Olivieri, Giorgio Sangati e Antonio Tintis.
Drammaturg Luca Micheletti. La scena di Antol Csaba ha “ricostruito” un grande magazzino di cavolfiori fatto di cassette che attraverso le luci di Rodighiero diventavano una Chicago notturna.
Le musiche e ballate di Kurt Weill hanno dominato la scena così gli arrangiamenti di Olimpia Greco.
Il pubblico ha seguito lo spettacolo in maniera attenta per tutta la durata dello spettacolo dando l’impressione di una certa freddezza che si è calorosamente sciolta alla fine con applausi lunghi, convinti e meritati.