L'albergo di libero scambio
di Carmelo La Carrubba


Riflettevo sulle parole di Liliana Cavani a proposito della “Traviata” in cui asseriva, da regista dello spettacolo, che attualizzare un dramma dell’800 portandolo ai giorni nostri sarebbe ridicolo perché non avrebbe lo stesso impatto nelle reazioni dell’uomo di oggi. Così, analogamente, si può dire per una commedia di Feydeau (1862-1921) “L’albero del libero scambio” (1894 I rappresentazione a Parigi) in scena al Teatro Vitaliano Brancati dal 10 al 27 dicembre in cui la sua validità è nel rispecchiare una realtà e un’epoca, la belle epoque – attraverso la pochade – Feydeau rappresenta la vita parigina con ironia e una calda comicità che fa esplodere fatti e avvenimenti, capovolgendoli in un gioco teatrale lucido e penetrante in cui nulla è lasciato al caso, anzi è freddamente pensato e meditato come per la perfezione di un orologio.
La commedia “L’albergo del libero scambio” è basata sulla solidità e sul rigore dell’intreccio e i disinganni della coppia. Pertanto al centro dell’intrigo c’è, in genere, una moglie che intende vendicarsi di reali o presunte infedeltà del marito tradendolo con un inesistente corteggiatore o con un individuo o di famiglia o da poco conosciuto ma che sia un buon amico del marito. O di un amico che cerca di concupire la moglie dell’altro e per realizzare il suo sogno porta la futura adultera in questo “albergo” in cui per una strana combinazione vengono a trovarsi gli altri personaggi della commedia.
Quello che rende fluido il racconto scenico – in questo spettacolo - è la perfezione del meccanismo teatrale che attraverso il colpo di teatro, la sorpresa, la gag, l’imprevisto delle situazioni, la loro gioia di vivere tipica del periodo, il disincanto di una società, tende alla risata vanificando ogni ipocrisia verso un’epoca che ne mascherava il perbenismo.


Feydeau per raggiungere tali fini si servì di una tecnica drammaturgica che partendo da una situazione di malintesi ne enuclea tutte le conseguenze possibili fino alla fine del racconto in cui scioglie non solo il malinteso ma vanifica le premesse inevitabili che erano state il motore dell’azione che aveva mosso il protagonista.
Eppure quella di Feydeau non è una satira di una società che andava verso la catastrofe della Prima Guerra Mondiale era una poschade che però costringeva non solo al riso ma alla riflessione perché per quanto l’autore volesse rimanere freddo testimone di certe situazioni create per ridere era sempre affrontare situazioni drammatiche che nelle mani di altri scrittori diventavano i drammi e le tragedie non solo di classi sociali ma anche di una società che andava verso il proprio dissolvimento. Per cui per quanto il fine del gioco teatrale di Feydeau sia la risata è nel risvolto amaro che mostra i esgni del dramma.
Caratteristica di questa tecnica è la frenesia del ritmo, la compattezza del racconto scenico, la risata scatenante che avvolge il tutto fatta propria da una regia accorta e funzionale.


Sebastiano Tringali regista e interprete dello spettacolo ha lucidamente condotto questo gioco scenico con risultati eccellenti servendosi di un cast di ottimi attori che della comicità conoscono i tempi frenetici che ne determinano l’efficacia.
Ecco il cast: Filippo Brazzaventre, Olivia Spinarelli, Alessandra Cacialli, Riccardo Maria Tarci, Lorenza Denaro, Giuseppe Aiello, Pippo Milazzo, Marianna Occhipinti, Paolo Bonaccorso, Dodo Gagliardo,Sebastiano Trincali.
Musiche di Matteo Musumeci. Scene Susanna Messina, Splendidi i costumi delle sorelle Rinaldi. Luci Sergio Noè.
Spettacolo di circa due ore che si è protratto oltre il dovuto: i due intervalli – per motivi tecnici – sono andati oltre ogni aspettativa. Inconvenienti che saranno corretti.
Pubblico divertito durante i tre atti ha applaudito durante e alla fine dello spettacolo.