L'altalena o vaculanzicula
di Carmelo La Carrubba

 

 

Dal dramma popolare a tinte fosche alla commedia alla farsa ora satirica ora surreale ora grottesca è percorso scenico de “L’altalena” di Nino Martoglio che ai primi del Novecento avvertì la fine del romanzo ottocentesco senza però intuire quello che per Pirandello divenne il contenuto dei suoi testi.
Pertanto la parodia è la scelta obbligata dell’autore che affronta la storia di Aitina, giovane orfana, sedotta e abbandonata e di due fratellastri che se ne contendono alla fine l’amore: e la soluzione del dramma non è tragica ma felicemente positiva come si addice a chi vuole divertire e far fare quattro risate.
In questo spettacolo “L’altalena in scena al Cortile Platamone – Corte Mariella Lo Giudice – per lo Stabile di Catania quello che conta non è la storia di Aitina ma quello che regista ed attori riescono a tirar fuori da una “sceneggiata” creando un linguaggio scenico dai tempi comici per una commedia ricca di situazioni e spunti decisamente comici che però debbono essere sapientemente interpretati. Così come orchestrare situazioni con attori dalle personalità spiccate che tengono lo stesso tono e tempo è merito della regia di Giuseppe Romani che pur nello sviluppo dell’economia della storia ha lasciato tanta autonomia ai singoli attori perché ognuno esprimesse gli “a solo” che sono loro più congeniali. E più che la storia contano, in questo spettacolo, le situazioni per come sono state sviluppate ma soprattutto è il modo come sono state interpretate che fanno raggiungere alla comicità momenti irresistibili ed esilaranti.
La storia di Aitina e dei due fratellastri resterebbe piatta senza l’inserimento di Ninu (Miko Magistero) e di Pitirru (Tuccio Musumeci) che diventano, soprattutto il primo, il motore narrativo del linguaggio scenico creando situazioni farsesche che tendono al comico attraverso la gag o la deformazione del dialetto fino al surreale con la complicità della maschera di Tuccio Musumeci che con la mimica e la misurata gestualità riesce a creare una comicità surreale da fare invidia a Bustel Keaton.
E pur attraverso una trama naturalistica ben condotta da Luana Toscano che ha creato il personaggio di Aitina a tutto tondo: da fanciulla succube e mortificata si è evoluta in donna cosciente, capace di scegliere con grande autorità scenica. Altrettanto importanti su questa scia sono i due fratellastri Nino (Filippo Brazzaventre) e Mareddu (Emanuele Puglia) il primo nei panni del generoso mentre l’altro in quelli del “Guappo”; Miko Magistero (Ninu) ha dettato i tempi alla trama che interpretava diventandone il vero protagonista assieme a Pitirru (Tuccio Musumeci) creando dei duetti che solo due grandi attori possono realizzare. Guia Jelo (La Zi Sara) nei panni della fattucchiera come Carmela Bua Calleo nei panni di Nunziatina, bravissime ed applauditissime, hanno caricato un po’ troppo il grottesco dei loro personaggi.
In questo cast ognuno ha fatto con grande impegno la sua parte da Franco Colajemma (Gnaziu) a Flavia (Nellina Laganà) a Salvo Scuderi (un avventore).
Il tempo è stato inclemente perché l’estate tarda a venire e se gli spettatori sono rimasti seduti fino al termine dello spettacolo il merito è degli attori e dello spettacolo: tanti applausi durante e alla fine dello spettacolo.