Antigone
di Carmelo La Carrubba

 

 

Antigone è – fra le figure mitologiche – quella che pone da sempre, anche nelle rievocazioni, lo scontro fra la Legge dello Stato e la Legge umana in cui una soluzione non è possibile.
I problemi posti dalla tragedia sofoclea rimangono insoluti ma messi in scena mantengono la loro tragica drammaticità creando intensa tensione drammaturgica capace di coinvolgere il cuore e la mente dello spettatore.
Parliamo dello spettacolo “Antigone” di Valeria Parrella in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania per la regia di Luca De Fusco, l’autrice pur rispettando l’impostazione sofoclea ne dilata il tema ponendo il diritto all’eutanasia a essere al centro del racconto scenico.
La modernizzazione dell’opera nella scrittura della Parrella consiste nel riproporre - attraverso Sofocke – i temi attuali della bioetica, il sovraffollamento delle carceri e tanti altri che, oggi, infiammano lo scontro non solo fra Stato e cittadini ma fra gli stessi contemporanei.
Comunque il tema principale resta per la Parrella il diritto alla autodeterminazione da parte dei cittadini.
La soluzione dei problemi etici e legislativi non è il fine del teatro : oggetto è il tormento del cittadino, la tragicità dei gesti che investono i personaggi, i loro percorsi umani e approfondendo i temi è il pathos delle loro storie quello che coinvolge lo spettatore perché ne coinvolge lo stato emotivo.
Sia la scrittura della Parrella che la regia di De Fusco sono all’insegna dell’essenzialità: l’obiettivo è di focalizzare i temi non tanto attraverso il linguaggio scenico (tranne nella scena del carcere fra Antigone e la Detenuta) quanto con la parola e i primi piani che si ottengono ripendendoli e proiettandoli sullo schermo e creando um linguaggio multimediale in cui si inserisce una musica suggestiva scritta da Ran Bagno che rende ancora più misteriosa la scena di Maurizio Balè.
Si è creato così come un montaggio filmico che coordina e rende scorrevole il racconto narrativo che – pur nascendo e vivendo sulla scena ha connotazioni poetiche.
Anche l’interpretazione degli attori è asciutta e misurata nei toni e nei gesti ed è tutta rivolta a dare senso e intensità alla parola che è di Sofocle ma in massima parte della Parrella in cui ha modo di eccellere la passionalità e la determinazione di Antigone che ha il volto di Gaia Aprea, nuova mitica eroina senza tempo, capace di rendere credibile le ragioni dei suoi gesti tragici.
Interessante l’interpretazione di Anita Batolucci nel ruolo di Tiresia svelandone l’ambiguità del personaggio (altro tema della tragedia) ma anche il profondo equilibrio del suo giudizio.
Ben affiatato il cast: Paolo Serra è il legislatore (cioè Creonte) duro spietato così come dev’essere ka legge che però capisce le ragioni dell’umano con netto ritardo.; Fabrizio Nevola (Emone), Giacinto Palmarini (corifeo), Alfonzo Postiglione (il guardiano), Nunzia Schiano (Detenuta), Dalal Sleiman (corifea).
Nuoce alla brevità dello spettacolo l’eccesso dei temi suggeriti estranei al mito greco perché indicano altre prospettive.
Poco pubblico, pochi applausi.