L'arte del dubbio
di Carmelo La Carrubba

 

 


Divertire come far ridere non è compito facile per chi si prefigge un tale obiettivo e se poi il tutto nasce da una riflessione profonda la questione potrebbe ulteriormente complicarsi ma per fortuna non è così perché l’Arte prima ancora del dubbio può essere l’elemento che crea la differenza.
Infatti l’arte della leggerezza che ha consentito a Stefano Massini di creare la felice versione teatrale del libro di Gianrico Carofiglio “L’arte del dubbio” ne è la dimostrazione tangibile per la realizzazione dello spettacolo eponimo in scena al Teatro Verga per lo Stabile catanese che centra in pieno l’obiettivo di far riflettere ridendo.
E l’ideazione scenografica di un piccolo teatrino – teatro nel teatro – dove due attori interpretano disquisendo sul dubbio che si insinua in ogni frase o dichiarazione che facciamo o fatto che riferiamo, è stata una felice risorsa per uno spettacolo che nasce all’insegna della commedia dell’arte, dell’avanspettacolo per trovare la forma più appropriata nel cabarett alla Brecht – Valentin in cuila satira al quotidiano e alla politica trova il modo più incisivo per essere svillaneggiate.
E in un periodo in cui vengono messi in dubbio i valori portanti di una società è di estrema attualità: non solo ma assistiamo anche alle smentite e sconfessioni di cose appena dette o riferite così nella vita quotidiana come dai giornali e di come le parole siano piene di insidie perché su di esse si costruisce la pubblicità occulta e come – infine – il dubbio più che la certezza sia il motore di ogni frase che si dibatte fra il vero eil falso. Ne sono testimoni i tribunali dove si va alla ricerca della verità in favore della Giustizia e avremo a che fare con pentiti e truffatori, ladri e camorristi i quali sono pronti a testimoniare la verità o la menzogna a seconda delle circostanze che nascono dal dubbio.
In questo gioco che non è solo di parole ma di linguaggio scenico ben diretto da Sergio Fantoni che ne ha curato la regia imprimendo allo spettacolo la rapidità dei tempi, emergono i protagonisti dello spettacolo, gli attori Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani che fin dall’inizio, dietro due sagome nude, stuzzicate dal serpente che ha la voce di Giole Dix – iniziano a scoprire il dubbio e come il dubbio sia il motore della vita.
In questo teatrino che sembra per bambini ma è per adulti aperti ad ogni esperienza, si apre anche al teatro giudiziario del Carofiglio che su questioni reali sa cogliere il germe pirandelliano del grottesco o dell’ambiguità.
Grande merito attorale è stato quello di avere impresso al tono del loro racconto la leggerezza dell’ironia e la consapevolezza dell’autoironia nei confronti del teatro, di loro stessi e degli spettatori.
Le musiche di Cesare Picco, eseguite dal vivo da Nicola Arata scandiscono i ritmi ora vivaci ora tragici degli episodi narrati: l’assassinio di don Peppino a opera della camorra e la morte dei sette operai della Thyssen.
Alla serietà dei contenuti faceva riscontro il sornione riscontro degli attori in equilibrio fra serio e faceto, fra morale e scherzo, fra riflessione e sorriso, interpretato con sottile arguzia da due istrioni della scena che hanno saputo “ scherzare” sulle trappole della giustizia, della politica, della vita democratica con la leggerezza dell’arte scenica.
Pubblico plaudente, plaudente, plaudente.