Aspettando Godot
di Carmelo La Carrubba

 

 

La farsa tragicomica di Beckett “Aspettando Godot” che ricalca le “attese” della vita è in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania in uno spettacolo ben interpretato da Ugo Pagliai, Eros Pagni ma che ha ritmi scenici lenti che ne limitano la resa.
La componente comica che Beckett individuava nella tragedia non nasce né scatena un riso irrefrenabile ma un sorriso amaro come accade agli uomini che riflettono sulle loro amare sciagure quando vengono come Estragone picchiati dai teppisti o come quando soffrono perchè malati come Vladimiro.
Ma la loro storia che si intravede nella lunga attesa di Godot s’interseca con quella di Pozzo (Gianluca Gobbi) e Luky (Roberto Serpi) altri due strani individui – altrettanto metafora di altri simili – che popolano l’universo, che come i due protagonisti vivono ai margini di una società sconosciuta in uno spazio metafisico ma che ha contorni reali dove la fantasia che alimenta le due storie può superare ogni immaginazione nei confronti del futuro e della morte dove viene fuori un mondo interiore fra i più frustrati che individuo possa possedere. Ed è così che attraverso i loro paradossi, la loro gestualità, i loro non- sense si ricrea sulla scena il senso della vita che paradossalmente sfocia in quanto di più illogico e assurdo può essere immaginato.
In questo sta il nucleo beckttiano della sua poetica di sottolineare quanto l’uomo fa in attesa della morte o di Godot che per alcuni è il nostro Padreterno e per altri un futuro incerto che non conosceremo mai. Ed è l’attesa il tema trattato da Beckett o – fuori metafora – la vita che nel caso in questione è quella di due straccioni che però conservano l’umanità di ogni essere umano fino al punto di diventare metafora di una condizione.
C’è molto pessimismo – si è detto in Beckett – molta amarezza nella sua visione della vita eppure il testo è considerato una commedia perché tale è la vita e in fondo – per molti versi – come dargli torto. Anche se il ragazzo (Alice Arcuri) testimonia con la sua presenza e il suo rapporto con Godot l’aspetto positivo dell’attesa: l’ottimismo di Beckett.
La scena disegnata da Jean-Marc Stehle e Caterine Rauki che ha al centro l’albero senza foglie rappresenta uno spazio circolare ben definito da dove è inutile fuggire come è inutile sfuggire al destino che è insito in ogni esistenza.Alla regia di Sciaccaluga che ha ben sondato il testo mancano i ritmi della commedia che lo connotano.
Applausi alla fine dello spettacolo.