La ballata del vecchio marinaio
di Carmelo La Carrubba

 


Dalla poesia alla drammaturgia dalla visionarietà di un poeta alla rappresentazione teatrale attraverso un filo logico che la regia di Guglielmo Ferro ha sviluppato nella messa in scena dello spettacolo “La ballata del vecchio marinaio” di Samuel Taylor Coleridge sulle tavole del Centro Zo per lo Stabile di Catania da giovedì 28 a domenica 31 gennaio.
Il testo di Coleridge scritto alla fine del Settecento è tradotto ed adattato alla scena ottimamente da Micaela Miano e conserva quel “Fantastico” che costituisce la fede poetica dell’autore che rimane la chiave per comprendere ed amare l’immenso e il Tutto.
Il poemetto di 625 versi di alto valore poetico è ricco di simbolismi biblici e racconta la storia di un vecchio marinaio che nel viaggio che la sua nave compie dall’Equator all’Artico uccide un grande Albatros misteriosamente emerso dalle nebbie “come fosse un’anima cristiana” Il gesto criminoso viola la sacra legge della vita e infrange l’unità fra uomo e natura, fra umano e divino e fa si che la maledizione si abbatta sul Marinaio e i suoi compagni che soccombono mentre a lui non resterà che un profondo senso di colpa alla fine di questo viaggio in mare che è anche un viaggio attraverso la scoperta del proprio io, coscienza e consapevolezza del marinaio, nello scontare il gesto contro l’albatros.
Pertanto egli sarà costretto a raccontare questa storia e sarà il tormento di una colpa misteriosa ed ancestrale, una sorta di momento salvifico, ma che l’uomo deve scontare fino alla morte.


Questo poema in versi straordinario per la creatività dell’impianto si fa apprezzare per la musicalità del verso e una notevole suggestività.
Non era un compito facile ricreare nella logica del racconto scenico la potente visionarietà del testo che la regia di Guglielmo Ferro ha realizzato non soltanto attraverso la figura del Marinaio ispirato e spettrale ad un tempo col suo “sguardo di fuoco” mentre racconta la sua incredibile storia ma soprattutto ricorrendo alla fusione di parola e musica in un binomio inscindibile creando un’ atmosfera scenografica altamente suggestiva ed allusiva, evocativa attraverso i video – musiche e video sono di Massimiliano Pace - la figura della Morte e vita in Morte evocata da Maddalena Longo, la ciurma costituita da Francesco Maria Attardi, Giuseppe Brancato, Luca Castaldo, Davide Giuffrida, Luigi Nigrelli, il coro composto da Anna Maria Raccuia, Valeria Roccella, Silvia Siracusa e della Narratrice a cui dà volto e voce Ida Carrara mentre sullo sfondo scorrono le immagini ispirate al Dorè che fu l’incisore che illustrò l’edizione francese del poema.


Il risultato emotivo e spettacolare è stato intenso e prorompente per la impostazione affabulatoria dell’interpretazione ispirata di Sebastiano Trincali ben recepita dal pubblico e per la sintesi spettacolare che si è creata fra le varie componenti dello spettacolo che trovano in quelle poche ma emblematiche immagini della Narratrice interpretate da Ida Carrara la coscienza di un racconto scenico profondo e significativo. I costumi sono di Giusi Gizzo e costituiscono a creare assieme alle luci di Franco Buzzanca l’atmosfera onirica che fa parte integrante dello spettacolo.


Pubblico attento e rapito da uno spettacolo emotivamente coinvolgente e plaudente più e più volte.