La banda degli onesti
di Carmelo La Carrubba

 

 


Da un classico della commedia cinematografica “La banda degli onesti” di Age e Scarpelli con Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia alla commedia teatrale nello spettacolo eponimo in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile di Catania che si avvale della regia di Federico Magnano di San Lio in cui si ricostruisce con Mimmo Mignemi, Angelo Tosto e Gianpaolo Romania un trio – a suo modo – formidabile di comici che sanno creare situazioni esilaranti per la loro incalzante comicità.
Per quanto i paragoni siano da evitare con dei maestri del genere c’è da dire che l’attuale versione teatrale – pur in linea col testo originale - è arricchita da invenzioni nuove e dal temperamento del nuovo trio che, in maniera autonoma, riesce a creare situazioni originali pur su una trama scontata.
Il tema di questa “banda” è quello degli Anni ’50 quando la gente stremata dalla guerra si avviava faticosamente e con difficoltà a cercare di mettere assieme il pranzo con la cena ma “educata” all’onestà non riesce ad essere disonesta e il paragone con l’oggi sarebbe disastroso per le conseguenze che una cultura del malaffare ha portato la gente a rubare e il paese sull’orlo del precipizio.
Il film ricalca lo stampo neorealista del tempo anche se contiene i germi di quella che sarebbe diventata la commedia all’italiana.
Ma ritorniamo alla leggerezza di una commedia di una commedia in cui la comicità è giocata – da una regia accorta e misurata – sulla parola che si presta agli equivoci e alle ambigue interpretazioni o sulle situazioni in cui l’apparenza non corrisponde alla realtà degli avvenimenti e pertanto lo spettatore viene spiazzato repentinamente dal doppio significato che assume la scena. Si istaura così un gioco attorale divertente fra Mignemi, Tosto e Romania: un alternarsi di ruoli fra protagonista e spalla in una girandola vorticosa di parole, gesti e situazioni dove i tic ripetuti e l’incalzare del ritmo creano quella comicità che scatena la risata. Efficaci e indispensabili gli interventi degli altri personaggi nel racconto scenico che ne completano sostanza e rifinitura e sono Nellina Laganà nel ruolo di moglie del portiere Bonocore (Mimmo Migneni), Fulvio D’Angelo in più ruoli (del rag. Caloria, del maresciallo Denti, alla guardia notturna, al postino, al tabaccaio) a Giada Colonna, una spumeggiante inquilina, ad Alessandro Idonea, finanziere che rappresenta la ferrea onestà dello Stato.
Ma vorrei ancor più sottolineare la tipicità di questi personaggi che all’onestà accoppiano anche il pudore quando confessano che non solo non avevano spacciato i soldi “falsi” che avevano stampato sui cliché originali con carta filigranata sottratti da un inquilino ormai defunto ma mai adoperati: questo – purtroppo – riferito ai tempi andati ma immaginate quelli che potrebbero essere i protagonisti di una vicenda analoga riferita all’oggi e alla loro onestà. Ma questa è un’altra storia.
In questo spettacolo vanno sottolineate le scene funzionali di Angela Gallaro che (costumi di Giovanna Giorgianni,musiche di Aldo Giordano, luci di Franco Buzzanca) in accorta sintonia con la regia hanno la caratteristica della leggerezza, della allusività e – soprattutto – con la loro mobilità hanno ricreato il montaggio filmico che ben si adatta ai tempi comici di uno spettacolo che ha il suo punto di forza proprio sul ritmo scenico delle situazioni o sul gioco attorale fra gestualità e parola con quei ritmi incalzanti che sono – ripeto – indissolubilmente legati alla comicità e nel caso di attori di stampo e cultura catanese – a una comicità nostrana che va dal concreto al surreale fino al paradosso..
Pubblico plaudente a più riprese durante e alla fine dello spettacolo verso Mignemi e Tosto, Romania e tutti i componenti del cast, veramente bravi.