Barberia
di Carmelo La Carrubba

 

 

“ ‘U varveri” il barbiere di una volta è stata una figura socialmente importante in quanto assommava in sé tante altre attività come il dentista, il chirurgo, l’applicatore di sanguisughe, il veterinario, il consigliere e nel nostro caso il musicista e il cantante. La “Barberia” è stata per qualche secolo una istituzione che serviva gli uomini tutti dall’affiorare della peluria al viso che diventava barba fino alla morte. Era il luogo dove attraverso i calendarietti profumati di brillantina con le donne discinte che davano la sensazione del proibito che gli uomini sognavano le donne impossibili da possedere.
Di questo mondo affascinante Massimo Venturiello è il regista e l’interprete: il protagonista dello spettacolo “Barberia barba capiddi e mandulinu” che con l’orchestra “da barba”siciliana e cioè l’orchestra della Compagnia popolare di Favara è in scena al Teatro Brancati di Catania fino al primo di dicembre.


“Barberia” narra la storia di un emigrato siciliano apprendista barbiere che vive a New York: egli involontariamente assiste all’omicidio di un gangster e per salvarsi ritorna in Sicilia dove lo accoglie un vecchio zio che gli affida la sua sala da barba La vicenda si svolge nel 1908 ai tempi del terremoto di Messina in una Sicilia desolata in cui la rievocazione si mantiene sul filo poetico del ricordo per un tempo perduto.
Massimo Venturiello accompagnato dai musicisti Peppe Calabrese, Pasquale Augello Nino Nobile, Maurizio Piscopo, Mimmo Postillo racconta – in maniera magistrale – la storia “du varveri”. Lo spettacolo è un monologo che si intreccia con la musica costituendo una vera e propria partitura in cui il canto dei musicisti e del protagonista nonché la parola evocatrice e affabulatoria completano il quadro di un affresco dove rivivono uomini e donne di Sicilia fino a quando questa civiltà contadina visse i suoi giorni magici.


L’attore romano Massimo Venturiello che “parla” un ottimo siciliano ha inteso lo spirito del testo di Gianni Clementi che della Sicilia o meglio delle cento Sicilie esprime la sua potenzialità anche con verismo come la mentalità dei picciotti, il pianto delle donne avvolte nei loro mantelli neri come la pece e l’ha tradotto in linguaggio scenico in cui i tempi del racconto sono semplici ma implacabili nel loro ritmo ed efficaci nella resa stilistica dello spettacolo che dall’inizio alla fine ha tenuto desta l’attenzione e l’interesse dello spettatore per la storia “du varveri” sicilianu e di una Sicilia che contiene bellezze intense conosciute ma anche inesplorate. La padronanza assoluta della scena di Venturiello, la sua interpretazione caratterizzata dal linguaggio del suo corpo si fonde con i ritmi dei suonatori, col loro canto ben apprezzati dal pubblico in un crescendo spettacolare. Il risultato è una delle più belle interpretazioni di questi ultimi tempi.