La Bella e la Bestia
di Carmelo La Carrubba


La favola è il più importante veicolo di valori raccontati con semplicità attraverso storie apparentemente banali che affascinano i bambini e insegnano loro i buoni comportamenti. E’ “La Bella e la Bestia” lo spettacolo liberamente tratto dal romanzo di Gabrielle-Suzanne de Villeneve, un classico della letteratura infantile che riesce appunto ad affascinare istruendo i piccoli spettatori. Incentrata sulla superiorità dell’essere sull’apparire la favola continua sulle scene del palcoscenico ad avere la stessa valenza artistico-pedagogica che il regista Francesco Randazzo ha impresso al suo spettacolo “La Bella e la Bestia” in scena al Teatro Ambasciatori per molti mesi destinato alle scuole per cui è nato.

 

La favola racconta di un ricco mercante che perde ogni suo avere per una speculazione sbagliata grazie alla voracità e alla spregiudicatezza di una banca; e che, mentre si reca per un chiarimento con l’istituto, durante il viaggio, per accontentare la figlia che desidera una rosa bianca, ospite di una creatura generosa ma apparentemente orribile, la Bestia, Egli ruba questo fiore dal giardino e la Bestia – offesa dal gesto – minaccia di ucciderlo. Fra la Bestia e il padre di Bella si arriva ad un compromesso: la sua salvezza potrà essere riscattata da una delle sue figlie che si sacrificherà al suo posto. La più bella e saggia delle tre figlie accetta di sacrificarsi al posto del padre e si reca al palazzo della Bestia che si innamora della ragazza. Questo avvenimento cambia il corso degli eventi e riserva ad entrambi un felice destino che facendoli conoscere reciprocamente sulla nobiltà dei loro sentimenti e sul loro amore renderà possibile la loro unione – dopo le consuete incomprensioni – che andrà, a sua volta, a liberare – col bacio della Bella alla Bestia – dal malefico sortilegio la Bestia restituendole le sue naturali e piacevole fattezze.

Su questa struttura narrativa – aggiornata con riferimenti all’oggi – ai miti della società moderna e contemporanea – si è riusciti brillantemente a rappresentare i giovani con la loro quotidianità. Così la giovane Bella attraverso un itinerario sofferto scoprirà come - al di là delle apparenze – esistono valori morali ed affettivi nell’animo umano. Basta scoprirli e saperli apprezzare. Inoltre la figura della Bestia ha una duplice valenza: quella dell’istinto che va dominato attraverso la conoscenza e quella della diversità che suscita paura e perplessità fino a quando non viene riconosciuta come manifestazione di un nostro simile con caratteristiche diverse dalle nostre. In questo gioco di dare ed avere amore, riconoscenza e generosità, si intreccia la vicenda di questo appassionante e brillante spettacolo che è stato adattato in maniera adeguata all’attualità; con risultati – sulla scena – splendidi per l’interpretazione di Mimmo Mignemi nelle vesti della Bestia; personaggio di grande umanità che tende a mitigare gli istinti che spesso soffocano il nostro modo di interagire ( come nella scena in cui si allena per migliorare il suo aspetto per piacere alla ragazza o nell’altra in cui libera Bella dal patto e vuole che ritorni da lui solo se lo sente) e che ritrova nel rispetto dell’altro umanità e misura; una gran bella interpretazione in cui emergono le doti di un attore ora comico ora drammatico; e Angelo Tosto nelle vesti del cantastorie, del Padre di Bella, del Maggiordomo: tre sfaccettature di un attore ironico, completo che sa dialogare con tutti e riesce ad essere se non il protagonista l’anima del racconto.

 

La Bella è Elisa Novelli, brava soprattutto nell’esprimere la trasformazione della donna che si innamora attraverso mille difficoltà e nel misurarsi con due formidabili mattatori; eppoi Liborio Natali, Alessandra Barbagallo, Piula e Giorgia D’Acquisto, Camula, le due scimmiotte che interpretano anche il ruolo delle sorelle di Bella; infine Giuseppe Balsamo, Alesssandro Idonea, Chiara Seminara e Silvio Disca.Un cast ben diretto da una regia che ha impresso tempi scenici rapidi allo spettacolo senza pause e cadute di toni. Fantasiose e creative le scene e i costumi di Dora Argento, splendide le musiche di Massimiliano Pace che attingono al classico e al pop, i movimenti coreografici di Donatella Corona, dinamici e divertenti e infine le luci di Franco Buzzanca fra verità e magia.