Il berretto a sonagli
di Carmelo La Carrubba


Alla base dello spettacolo “Il berretto a sonagli” - in scena al Teatro Brancati di Catania dal 19 febbraio all’8 marzo – o meglio “ ‘A birritta ‘cu i ciancianeddi” di Luigi Pirandello c’è una scelta culturale e drammaturgica importante in quanto la prima stesura del testo fu in dialetto girgentano, la più musicale e compatta, secondo la studiosa Sara Zappulla Muscarà, è stata quella preferita dal regista Romano Bernardi che della lingua siciliana è cultore ed amante.
Ed è vero che attraverso la lingua, a volte dura aggressiva emerge il mondo di una borghesia ricca che è attaccata alla roba e fa di tutto per conservare lo stato quo della situazione con ogni mezzo avvolgendo il tutto con una spessa nube di ipocrisia.
Certamente il personaggio di donna Biatrice Fiorica, donna tradita che scatena il dramma per un’esigenza di rispetto verso sé stessa è l’incarnazione della verità in un ambiente in cui tutto si può e si deve accomodare e solo una pazza può credere di mettere in discussione anche l’evidenza dei fatti Tutti gli altri sono le persone normali che sanno e tacciono che ipocritamente mandano in una casa di cura per malattie mentali la loro parente per un periodo di villeggiatura perché ha voluto sovvertire quella stabilità di benessere borghese con la sua gelosia che può fare solo danno.
Non c’è chi non veda come Pirandello sonda L’animo umano in maniera singolare nel “dimostrare” come la verità non può essere ricercata senza incorrere nella furia degli altri e come sia difficile cercarla non solo nella vita ma anche nei verbali di polizia su cui poi si baserà il processo.
E particolarmente straordinaria è la figura di Ciampa o meglio di Don Nociu Pampina, scrivano, giornalista a tempo perso, che vive in seno ad una famiglia borghese con la moglie che riceve attenzioni del suo padrone: ma don Nociu è un uomo preciso e scrupoloso perché chiude a chiave la moglie e tiene aperta solo la finestra perché pigli un po’ d’aria.
Nel ricreare questo ambiente, scene di Susanna Messina, costumi delle sorelle Rinaldi, la regia fa svolgere la vicenda nel cortile di casa Fiorica e ne sviluppa il filo dialettico con un linguaggio scenico forte ed essenziale.
In questo spazio si consuma – in maniera sanguigna – la rottura fra donna Fiorica e i parenti e gli amici fino alla sua sconfitta in cui emerge la figura di don Nociu, fine opportunista ed ipocrita eccellente nell’interpretare lo spirito di una classe borghese che non vuole verità scomode ma solamente conservare privilegi e benessere a qualunque costo.
Un cast di attori ben affiatati in cui svetta Miko Magistro nei panni di don Nociu. Dopo le interpretazioni dei Randone e dei Ferro e su un altro registro di De Filippo , Stoppa e Caruso in cui Ciampa è un personaggio particolare che si stacca dagli altri per le sue doti eccezionali ecco quella di Miko Magistro : egli ha reso il personaggio di don Nociu più vicino a noi, pur conservando tutta la problematica pirandelliana: non è un personaggio eccezionale ma un gran personaggio consapevole del suo ruolo in quanto sa lottare e sa tacere e sa anche curare la sua onorablità e sa, infine, interpretare il modo di pensare dei suoi concittadini in cui non è la verità a trionfare ma l’ipocrisia. Esemplare è il perfetto equilibrio in cui è tenuto il personaggio fra l’essere e l’apparire.
Donna Fiorica è Debora Bernardi che nel suo bisogno di libertà cade prima nelle grinfie della ‘A Saracina che ne scatena la gelosia fino al parossismo e poi diventa vittima del suo ambiente. Bebora Bernardi ha costruito con convinzione il personaggio fino a portarlo alle estreme conseguenze con notevole efficacia. Alla fine diventa maschera per essere vera.
Alessandra Costanzo è la madre della protagonista, Riccardo Maria Tarci è il fratello hanno caratterizzato al meglio l’ambiente familiare con un’ottima prova così come Margherita Mignemi, ‘A Saracina e Olivia Spinarelli, la serva: Cindy Cardullo è la moglie di don Nociu.
Tuccio Musumeci ha creato col personaggio del delegato Spanò una figura indimenticabile sia perché il delegato pur in un ruolo apparentemente semplice è depositario di verità giuridiche, di famiglia, amicali, e in cui svela quanto di comico cioè di falso ci sia nell’amicizia, nella famiglia, nel documento giuridico: inoltre oltre ad essere convincente è stato umoristicamente efficace nello svelare gli equivoci delle situazioni con battute taglienti. Un’ottima interpretazione.
Pubblico attento per tutto l’arco dello spettacolo in cui la risata anche se amara è stata presente e apprezzata come la riflessione sulla rappresentazione che ha scatenato alla fine tanti e tanti applausi di approvazione.