La bisbetica domata
di Carmelo La Carrubba

“La bisbetica domata” di William Sakespeare è in scena al Teatro Stabile “Verga” nello spettacolo diretto da Matteo Marasco e interpretato da Tullio Solenghi che rappresenta innanzitutto un ritorno alla tradizione elisabettiana che è un modo per confrontarsi con un personaggio al di là del sesso e del travestimento e osservare come un personaggio femminile possa essere interpretato da uomini.
Il testo fu scritto dall’Autore per una compagnia per soli uomini – come si usava all’epoca – che si chiamava “gli uomini di Lord Pembroke” nella quale recitava egli stesso intorno agli anni ’90 del Cinquecento, infatti il titolo “The Thaming of the Shrew” indica che il protagonista della storia non è Caterina ma Petrucchio. E’ la storia di questo conflitto fra “maschile” e “femminile” in cui il povero Sly, un ubriacone, si addormenta sulla scena e una compagnia di attori decide di fargli una burla: quando si sveglierà gli faranno credere di essere un ricco signore e così il povero Sly si troverà a recitare la parte del nobile Petrucchio in un sogno ad occhi aperti in cui il burlato diventerà il burlatore.

In questo gioco drammaturgico basato su un sogno e su una burla per divertimento la vicenda man mano assume i toni seri delle situazioni impegnative e degli argomenti trattati e così il gioco si moltiplica perché si fa intrigante in quanto gli uomini giocano a fare le donne in maniera da riscoprire parte della loro identità nonché il lato oscuro, farsesco e anche tragico in cui si cela nell’anima l’eterno conflitto di eros. Anche per merito della traduzione di Masolino D’Amico più consona ai nostri tempi: rispetto filologico del testo e una freschezza di linguaggio davvero accattivante. Nel gioco scenico dell’allestimento finalizzato alla comicità delle situazioni lo scopo è stato ampiamente realizzato anche se non sempre la tensione comica, durante l’intero arco dello spettacolo sia stata particolarmente tesa.

Tullio Solenghi è stato lo splendido interprete di questo spettacolo in cui ha creato un personaggio umanissimo. Nei panni del clochard Sly o di Petrucchio la sua interpretazione ha spaziato dai toni comici a quelli tragici, ironici, satirici rompendo i limiti della maschera per svelare il volto umano del protagonista e anche quel tanto di smargiasso che manteneva del clochard come uomo libero che trova nel bere una filosofia di vita capace di ribaltare l’ipocrisia di tanto perbenismo. Lo spettacolo si sostiene inoltre sulle continue gag e le situazioni comiche ma anche sulla satira dei costumi del tempo di rara attualità e delle profonde riflessioni sui rapporti della coppia anch’essi attualissimi. “Voglio vivere così” è la canzone leit-motiv della colonna sonora che accompagna e sintetizza la gioia di vivere di queste giovani coppie che pare vogliano sfidare il mondo.

I costumi sono buffi come buffo è l’approccio dei “comici” alla burla ricreata in maniera surreale in quello che è il sogno che accompagna l’avventura del protagonista. Un ottimo cast di attori: Francesco Bonomo è Caterina, aspra e bisbetica prima arrendevole dopo, Luca Fagioli è Grumio, il filo conduttore della trama, eppoi Marco Cavicchioli, Giancarlo Cardì, Roberto Alighieri, Alessandro Guandolini, Gianluca Musier, Fabio Amoroso, Rodolfo Medina, Loizzi, Roncatore e Iacopini (la vedova). Pubblico plaudente durante e alla fine dello spettacolo.