Brachetti, ciak si gira!
di Carmelo La Carrubba

 

Assistere ad uno spettacolo di Arturo Brachetti significa partecipare a qualcosa di fenomenale perché questo artista è riuscito a perfezionare fino all’incredibile una delle componenti dello spettacolo teatrale: il trucco nella variante del travestitismo e di una capacità di trasformazione che al mondo appartiene solo a lui.


E’ lo spettacolo “ Brachetti, ciak si gira!” al Teatro Metropolitan di Catania per lo Stabile catanese in scena con grande partecipazione ed entusiasmo di pubblico.
Lo spettacolo è di quelli che – si può dire – appartengono alla maturità dell’artista che mentre nei precedenti spettacoli privilegiava il dato tecnico-spettaclare che abbagliava il pubblico, oggi l’artista sente il bisogno di avvicinarsi ad esso con la parola per confidargli quali siano state le sue emozioni nel rapporto col cinema fin da bambino quando lo frequentava in compagnia del padre e come, da allora , sognando di fare l’artista, abbia accumulato tante cose da raccontare non tanto per sbalordire quanto per sottolineare che aveva avuto, come ogni essere umano, le sue stesse emozioni.
Solo che – aggiungiamo noi – Brachetti è Brachetti – nel senso che sa creare uno spettacolo ricco di sorprese e di divertimento e, oggi, anche di umanità, con la sua confessione e la ricerca di un dialogo col pubblico praticato dal proscenio con cui viene spiegato il suo rapporto con l’universo cinema e soprattutto nei momenti evocativi quando riporta e spiega le magie del cinema e del teatro che le ricrea quando ancora si trasforma in una sessantina di personaggi rievocando attori famosi del passato o il mondo di Fellini, sintesi di invenzione filmica ed evocazione onirica.


Ma dove Brachetti convince perché non vuole sbalordire ma umanizza il suo spettacolo è quando crea le sue ombre cinesi e – fatalità del caso – fulminatesi una lampadina si ricorre al tecnico di turno per ricreare la scena facendoci assistere al più interessante cartone animato del momento. Ma quello che emoziona oltre ogni dire è quando l’artista si cimenta con il cappello del nonno con il quale da piccolo si trasformava in decine e decine di personaggi con la sola “deformazione” del cappello che assumeva le forme che lui voleva dare al personaggio con la forza della sua fantasia creativa sottolineando un principio straordinario per un artista che con “nulla fa tutto”.


Così facendo, fa sognare il pubblico a seconda dell’età perché con gli eroi evocati si rivivono momenti del passato indimenticabili. Questo spettacolo, oltre ad avere un forte carattere evocativo, ha una carica enciclopedica di notevole suggestione perché in sintesi rappresenta come in un filmato il nostro passato cinematografico. E credo non sia cosa da poco.
Pubblico sorpreso ed entusiasta che ha tributato calorosi applausi a questo artista di livello internazionale in un crescendo di esperienze che ne definiscono la sua straordinaria maturità artistica.